«A MOLTI ITALIANI MANCA LA PIETÀ»

«A MOLTI ITALIANI MANCA LA PIETÀ»
13 Lug 2015

Di/por Paola Medori – letteradonna.it – Trad. Tio Gigi

«A MOLTI ITALIANI MANCA LA PIETÀ»

«A MUCHOS ITALIANOS FALTA LA COMPASIÓN»

titolo

Fiorella Mannoia vorrebbe vedere più compassione per il dramma dei migranti, come ci racconta in questa intervista, dove parla anche di musica d’autore e dei suoi lontani esordi cinematografici.

Fiorella Mannoia è luminosa, vera e onesta. Va dritta al cuore con le sue parole, e non solo attraverso le sue raffinate canzoni. La incontriamo durante il Festival letterario Caffeina, a Viterbo, ed è praticamente inarrestabile. Una voce unica nel panorama italiano che «scende verso il basso, drammatizza quello che canta» e riempie di gioia. La Mannoia, che quest’anno festeggerà 40 anni di carriera e produrrà l’album dell’amica Loredana Bertè, parla di musica d’autore, delle emozioni in note, di quando prendeva ‘botte’ (ma solo per finta) da Alberto Sordi, di come affrontare l’emergenza immigrati e di tanto altro ancora.   (CONTINUA/SIGUE…)

 

DOMANDA: Grande interprete femminile delle musica d’autore. Canta le canzoni ‘degli altri’ regalando emozioni. Come fa a farle sue e a regalarci queste splendide emozioni?
RISPOSTA:
L’interprete è a metà tra cantante e attore, in fondo le canzoni sono delle piccole sceneggiature. Il loro miracolo è intrappolare, in soli tre minuti, una storia. Dentro ci sono le nostre vite, ci accompagnano, scandiscono il tempo, ci ricordano un momento preciso, una fase della nostra esistenza, dove stavamo e con chi. I nostri incontri, i luoghi che abbiamo visitato. Amori che sono nati, amori che sono finiti. Persone che abbiamo conosciuto, persone che abbiamo perso. Pasolini diceva che le canzoni hanno il potere, «magico e abiettamente Poetico», di rievocare il passato.  Nessuna altra forma d’arte ha questa capacità immediata.

D: Esiste un segreto dell’interprete?
R:
Quando sento una canzone che mi emoziona, solo allora riesco a trasmettere delle sensazioni agli altri. Devo puntare sull’emozione, questa è la mia prerogativa. Parto sempre dal testo. Non che la musica non sia importante, ci mancherebbe. Un testo bello valorizza una musica mediocre mentre un testo brutto uccide una bella canzone.
D: Che atteggiamento ha nei confronti di quello che canta?
R:
Devo identificarmi con quello che canto, me ne devo assumere la responsabilità, anche se sono parole non mie. E questo mi dà la forza di essere credibile perché io stessa ci devo credere. E ci credo solo se quei concetti sono anche i miei, se quella visione del mondo è anche la mia. Non posso cantare canzoni che non mi rappresentano, non ci riesco.
D: Quanto è importante la credibilità?
R:
La credibilità dell’interprete sta nel fatto di saper fare il proprio mestiere. Io non mi distraggo mai quando canto. Sono sempre concentrata su quello che sto dicendo. Mi ricordo un’intervista a Marcello Mastroianni. Visto che la figlia iniziava a intraprendere il suo stesso lavoro, un giornalista gli domandò: «Che consiglio puoi darle?». E lui rispose: «Io non ho consigli da dare, l’unica cosa che posso dire a mia figlia è che se la battuta è ‘buongiorno’ pensi a dire ‘buongiorno’». Nel senso che quando dici una cosa ti devi concentrare su quello che dici, anche se è solo ‘buongiorno’

D: Come si rapporta alle canzoni cantate da altri? Misura la distanza tra la sua e l’originale?
R:
Ci vuole incoscienza e rischio. L’artista è il rischio che corre ogni volta. Ci penso quando  interpreto una canzone di successo, come Sally di Vasco Rossi. La filtro attraverso la mia personalità, la mia voce e l’interpretazione. L’ho fatta mia, quando canto vedo nella mia testa il film. Ho visto una donna provata dalla vita con la voglia di mettersi in gioco. Ci ho messa me stessa. Sono io donna che canto di una donna.

D: Ha cantato, due anni fa, nel carcere di Mammagialla di Viterbo. Come è andata?
R:
Quando sono entrata non ho parlato per tutto il tempo, ero gelata dalle celle. Sapere che c’erano degli esseri umani chiusi dietro le sbarre, privati della libertà. Un’emozione così non l’ho mai provata nella vita. Cantavo le canzoni davanti a loro e tutte, ma soprattutto Sally, hanno acquistato un altro significato. I versi ‘Forse la vita non è stata tutta persa, forse qualcosa si è salvato, forse non è stato tutto sbagliato, forse ma forse ma si…’ hanno scatenato un boato, un’esperienza molto, molto forte. Le canzoni hanno del miracoloso.
D: Ci racconti i suoi inizi sul grande schermo
.
R:
Ho fatto la controfigura di Lucia Mannucci e Monica Vitti per molti anni.  Ho persino schivato le finte botte di Alberto Sordi in Amore mio aiutami nella famosa scena delle dune, quando lui le grida: «Di’ che lo ami» e lei: «Sì che lo amo». Quella che prendeva gli schiaffoni ero io e avevo solo 16 anni. Ho fatto questo strano mestiere che mi divertiva molto. Sono stata sul set con Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Monica Vitti e Claudia Cardinale, con Gene Hackman e Oliver Reed. Ho conosciuto il cinema con quei nomi, un’esperienza unica, anche se allora non mi rendevo conto di che cosa stessi vivendo.

D: Lei è diventata un’autrice per l’album Sud. Nella canzone In Viaggio racconta i problemi che stiamo vivendo ora in Italia.
R:
Ho scritto In Viaggio pensando ad una figlia immaginaria che non ho. Mi sono messa dalla parte di quelle madri che vedono i loro figli che si apprestano a fare un viaggio del genere, verso una nuova terra, una nuova speranza. La canzone fa parte di un disco dedicato al Sud e il mio pensiero è andato al sud del mondo, fino ad arrivare al continente più saccheggiato, più derubato di tutto il pianeta: l’Africa.

D: Com’è andata la lavorazione?
R:
Per l’album ho lavorato con musicisti stranieri e ho voluto conoscere le loro storie, che mi hanno toccato nel profondo.  Ho domandato come erano arrivati qua, che cosa si aspettassero di trovare e cosa hanno trovato. Domande che possiamo fare tutti, perché queste persone ci vivono accanto, ma spesso non li guardiamo neanche negli occhi quando basterebbero due parole per capire quanta sofferenza c’è.
D: Le persone scappano dai lori paesi in cerca di una vita diversa.
R:
Ora stiamo affrontando una situazione drammatica, un esodo biblico che non possiamo sostenere da soli. In qualche modo ci devono aiutare, altro che chiudere le frontiere. Quello che mi addolora di molti connazionali è la mancanza di pietà. Il problema c’è e va affrontato, ma non possiamo dimenticare la compassione che significa dividere il dolore degli altri in maniera sincera. Solo uniti ce la possiamo fare.
D: Ultimamente la parola d’ordine è paura?
R:
Siamo in un momento di crisi generale che non è solo economica. È una crisi etica, morale e culturale. Non è soltanto l’Italia ad affrontare un momento difficile. Credo che il sistema stia implodendo, non dobbiamo smettere di sperare ma dobbiamo pretendere anche legalità e che la parola onestà venga rispettata. Si sta perdendo il significato di queste parole e noi dobbiamo avere il coraggio di rivendicarne il senso. Cavalcare le paure credo che sia una cosa da meschini.

D: E l’immigrazione?
R:
Il problema dell’immigrazione è grande e forte. Ci dicono che lo fermeranno ma ci raccontano bugie. Non si interromperà mai. La spinta alla vita dell’essere umano, contro la fame e le guerre, è molto più forte. Quale essere umano si mette in attesa della morte?

D: Ha mai immaginato una soluzione?
R:
Smettere di discutere su come fermarli e parlare di come smettere di sfruttarli, perché questo è il vero problema. Ma di questo non parla nessuno. L’aiuto che cercano è una nuova classe politica, un nuovo governo e una generazione che sia in grado di utilizzare all’interno le risorse del territorio senza più sfruttamenti da parte degli Stati esterni, a partire dalla Francia, che chiude le frontiere, fino agli Stati Uniti.
D: Colpa loro, quindi?
R:
Ognuno si prendesse le sue responsabilità. Siamo coinvolti tutti, le multinazionali che vanno a prendere il petrolio, l’oro e i diamanti. Come aiutarli? Smettendo di derubarli. Lasciamo l’Africa agli africani.
D: Quanto è stato importante per lei Fabrizio De Andrè?
R:
È stato un incontro devastante. Ho sentito per la prima volta a 16 anni Tutti morimmo a stento e rimasi folgorata,mi fece entrare nell’età adulta. De Andrè mi ha cambiato la vita, mi ha mostrato l’altra faccia della medaglia che io non conoscevo. Con lui ho scoperto che esistevano  i diseredati, gli esclusi, la droga e le prostitute. Tutto quello che c’è dall’altra parte della luna. Mi ha insegnato che tutti possiamo sbagliare nella vita. Possiamo essere Bocca di rosa e Marinella. Non dobbiamo metterci sul pulpito e giudicare nessuno. È stato un maestro.

D: Se fosse il Ministro della cultura, che cosa farebbe per la musica?
R: Invece di chiudere i teatri e sostituirli con dei supermercati, ne aprirei degli altri. Metterei nelle scuole corsi di musica, di teatro e danza.  I docenti oggi sono trattati come nullafacenti. Un figlio è un foglio bianco dove ogni genitore scrive ed è un potere quasi divino. Quello che lui sarà dipende dal genitore e subito dopo di lui c’è l’educatore.
D: Che cosa pensa della riforma della scuola?
R: Trattare gli insegnanti come sta facendo ora la riforma, che viene da una coalizione di sinistra, è un modo del tutto scellerato. La cultura è relegata al superfluo, casca a pezzi e Pompei ne è il simbolo. Se avessimo avuto dei governi lungimiranti avremmo potuto vivere solo con tutta l’arte, che questo paese, il più bello del Mondo, ci offre.
D: Ha cantato i testi delle canzoni dei più grandi: Enrico Ruggeri, Lucio Dalla e Ivano Fossati.
R: Ruggeri mi ha aperto la porta della canzone d’autore, gli devo molto. Mi ha dato Quello che le donne non dicono. Lui ha vissuto con tante donne, le ha osservate, le conosce e dimostra che la sensibilità non ha sesso. È una canzone che ci descrive bene. Ivano Fossati ha smesso di suonare, ma non di fare musica. Ha voluto uscire dalla discografia, dalla macchina dei concerti e della promozione, una cosa che aveva deciso da tempo. Rispetto la sua scelta. Ivano mi ha accompagnato fino ad oggi, è un amico fraterno.
D: Lucio Dalla e un album di tributo. Come è nata l’idea di A Te?
R: Quando se n’è andato è stata una perdita assurda, come quella di Pino Daniele. Siamo rimasti senza parole. Conoscevo tutte le sue canzoni a memoria. Poi mi sono detta che sono state scritte per essere cantate e ho deciso di farlo. A Lucio avrebbe fatto piacere e l’abbiamo fatto tutti insieme con grande rispetto.

Con Alessandra Amoruso in LA SERA DEI MIRACOLI di Lucio Dalla:


A Fiorella Mannoia le gustaría ver más compasión por la difícil situación de los migrantes, como nos dice en esta entrevista, donde habla también de la música de autor y de sus lejanos inicios en el cine .

Fiorella Mannoia es brillante, verdadero y honesto. Va al corazón con sus palabras, y no sólo a través de sus bellas canciones. Nos conocimos durante el Festival literario Caffeina , en Viterbo, y es prácticamente imparable. Una voz única en el panorama italiano que “desciende, dramatiza lo que canta”, y llena de alegría. La Mannoia, que este año cumple 40 años de carrera y producirà el álbum de su amiga Loredana Bertè, habla de la música de autor , de las emociones en las notas, de cuando buscaba “ golpes “ (pero sólo fingir) por Alberto Sordi , de cómo hacer frente a la emergencia de los inmigrantes y mucho más.

PREGUNTA: Gran artista femenina de la música de autor. Canta las canciones

hechas de otros” regalando emociones. ¿Cómo se las hacen suyas, y a dar nos estas maravillosas emociones?

RESPUESTA: El intérprete es un cruce entre un cantante y un actor, después de que todas las canciones son pequeños guiónes. Su milagro es atrapar, en tan sólo tres minutos, una historia. Dentro hay nuestras vidas, que nos acompañan, marcan el tiempo, nos recuerdan un momento preciso, una fase de nuestra vida, donde estábamos y con quién. Nuestras reuniones, los lugares que visitamos. Amores que nacieron, amores que han terminado. Personas que conocemos, personas que perdimos. Pasolini dijo que las canciones tienen el poder ” magico y despreciamente Poético “, para recordar el pasado. Ninguna otra forma de arte tiene esta capacidad inmediatamente.

P: ¿ Hay un secreto del intérprete?

R: Cuando escucho una canción que me emociona, sólo entonces puedo transmitir sentimientos a los demás. Debo centrar en la emoción, esa es mi prerrogativa. Siempre comienzo del texto. No es que la música no es importante, seguro que no . Un hermoso texto refleja una música mediocre mientras que un texto feo mata una buena canción.

P: ¿ Que comportamiento tiene con lo que canta ?

R: Tengo a identificarme con lo que canto, tengo que asumirme la responsabilidad, incluso si no son mis palabras. Y esto me da la fuerza para ser creíble porque yo misma tengo que creer. Y creo únicamente si dichos conceptos son también mis conceptos, si esa visión del mundo es también la mía. No puedo cantar canciones que no represento, no puedo.

P:¿Qué tan importante es la credibilidad?
R:
La credibilidad de la intérprete está en el hecho de saber cómo hacer su proprio trabajo. Yo no me distraigo cuando canto. Siempre estoy concentrada en lo que estoy diciendo. Recuerdo una entrevista a Marcello Mastroianni. La hija comenzó haciendo proprio trabajo , un reportero le preguntó: “¿Qué consejo le daría?”. Y él respondió: “No tengo ningún consejo que dar, lo único que puedo decir a mi hija es que si las palabras son ‘buenos días’ diga ‘buenos días’.” En el sentido de que cuando usted dice algo usted necesita centrarse en lo que dice, incluso si es sólo ‘buenos días’

P: ¿Cómo se relaciona con canciones cantadas por los demás? Mide la distancia entre la suya y el original?

R: Necesita imprudencia y riesgo. El artista es el riesgo que corre cada vez. Yo lo pienso cuando canto una canción de éxito, como Sally de Vasco Rossi. La filtro a través de mi personalidad, mi voz y interpretación. La he hecha mia , cuando canto veo la película en mi cabeza. Vi a una mujer cansada por la vida con el deseo de participar de nuevo. Puse allí yo misma. Soy yo mujer que canto de una mujer.

P: Cantó, hace dos años, en la prisión Mammagialla de Viterbo. ¿Cómo te fue?

R: Cuando entré yo no hablé todo el tiempo, yo estaba congelada por las células. Saber que habían seres humanos encerrados tras las rejas, privados de su libertad. Una emoción así nunca la prové en la vida. Yo cantaba canciones en frente de ellas y todas, pero especialmente Sally, tomaron otro sentido. Versos como Forse la vita non è stata tutta persa, forse qualcosa si è salvato, forse non è stato tutto sbagliato, forse ma forse ma si…’ ( ‘ Tal vez la vida no està toda perdida, tal vez algo se salvó, tal vez todo no estaba mal, pero tal vez , tal vez si….. ) ‘ dispararon un rugido, una esperiencia muy fuerte. Las canciones tienen algo de milagroso.

P: Háblenos de sus inicios en la gran pantalla.

R: Hice el truco de Lucia Mannucci y Monica Vitti durante muchos años. Incluso me esquivé los falsos golpes de Alberto Sordi en Amore mio aiutami en la famosa escena de las dunas, cuando él le grita : “Dime que lo amas”, y ella: “Sí, lo amo.” La que buscó las galletas era yo y tenia solamente 16 años. Hice esta extraña profesión que me gustaba mucho. Yo estaba en el set con Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Monica Vitti y Claudia Cardinale, con Gene Hackman y Oliver Reed. He conocido el cine con esos nombres, una experiencia única , aunque entonces no me di cuenta lo que estaba pasando.

P: Usted se convirtió en una autora para el álbum Sud ( Sur ) En la canción In Viaggio ( En Viaje ) cuenta los problemas que ahora estamos viviendo en Italia. R: Escribì In Viaggio pensando en una hija imaginaria que nunca he tenido . Empecé en el lado de esas madres que ven a sus hijos mientras se preparan para hacer un viaje de este tipo, a una nueva tierra, a una nueva esperanza. La canción es parte de un disco dedicado al Sur y mis pensamientos se fueron al sur del mundo, hasta el continente mas saqueado, mas robado de todo el planeta: África.

P: ¿ Cómo fue el trabajo ?

R: Para el álbum he trabajado con músicos extranjeros y he querido conocer sus historias, que me conmovieron profundamente. Le pregunté cómo habían llegado hasta aquí, lo que esperaban encontrar, y lo que encontraron. Preguntas que todo el mundo puede hacer, porque estas personas viven juntas a nosotros, pero a menudo no los miramos en los ojos cuando dos palabras serían suficientes para entender cuánto sufrimiento hay.

P: La gente escapa de sus países en busca de una vida diferente.

R: Ahora estamos en frente a una situación dramática, un éxodo bíblico que no podemos sostener solos . De alguna manera tienes que ayudarnos, simplemente no cierrando las fronteras. Lo que me duele es la falta de pietad de muchos compatriotas . El problema está ahí y hay que abordarlo, pero no podemos olvidar la compasión que significa dividir el dolor de los demás en una manera sincera. Sólo juntos podemos hacerlo.

P: ¿ Últimamente la palabra es miedo?

R: Estamos en un momento de crisis general que no sólo es económica. Es una crisis ética, moral y cultural. No sólo Italia se enfrenta a un momento difícil. Creo que el sistema está haciendo implosión, no debemos perder la esperanza, pero también tenemos que exigir que se respete la palabra honestidad y legalidad. Se está perdiendo el significado de estas palabras y hay que tener el coraje de reivindicar el significado. Montar los temores creo que es una cosa de mezquinos.

P:Y la inmigración?

R: El problema de la inmigración es grande y fuerte. Nos dicen que se detendrá pero nos dicen mentiras. No volvera’ a parar. El impulso a la vida del ser humano, contra el hambre y las guerras, es mucho más fuerte. ¿Qué ser humano espera a la muerte?

P:¿Alguna vez has imaginado una solución?

R: Dejar de discutir sobre cómo detenerlos y hablar acerca de cómo dejar de explotarlos, porque este es el verdadero problema. Pero de esto nadie habla . La ayuda que están buscando es una nueva clase política, un nuevo gobierno y una generación que sea capaz de utilizar en su interno los recursos del territorio sin más explotaciónes por parte de Estados externos, empezando con la Francia, que cierra las fronteras, hasta a los Estados Unidos.

P: La culpa, entonces?

R: Todo el mundo tiene que tomar sus responsabilidades. Todos estamos involucrados, las multinacionales que van a buscar petróleo, el oro y los diamantes. Cómo podemos ayudarlos? Dejando de robarlos. Dejamo África para los africanos.

P:¿Qué tan importante efue para ella Fabrizio De Andrè?

R: Fue un encuentro devastador. Escuché por primera vez a los 16 años Tutti morimmo a stento y me quedé estupefacta, me acompañò a la edad adulta. De Andrè ha cambiado mi vida, me mostró la otra cara de la moneda que yo no conocía. Con él, descubrí que existían los desposeídos, los marginados, la droga y las prostitutas. Todo lo que hay al otro lado de la luna. Me enseñó que todos podemos cometer errores en la vida. Podemos ser Bocca di rosa y Marinella. No debemos ponernos en el púlpito y juzgar a nadie. Fue un maestro.

P: Si fuera el Ministro de Cultura, ¿qué harías por la música?

R: En lugar de cerrar los teatros y reemplazarlos con los supermercados, yo abriría otros. Pondria en las escuelas clases de música , teatro y danza. Los maestros de hoy son tratados como vagos. Un hijo es una pizarra blanca en la que cualquier padre escribe y es un poder casi divino. Lo que va a ser depende de los padres y después de él hay el educador.

P: ¿Qué opinas de la reforma de la escuela?

R: Tratar a los maestros como está haciendo ahora la reforma, que llega de una coalición de la izquierda, es una manera completamente desgraciada. La cultura es relegada a lo superfluo, se desmorona y Pompei es su símbolo. Si hubiéramos tenido gobiernos con visión de futuro que sólo habremos podido vivir con todo el arte, que este país, el más hermoso del Mundo, nos ofrece.

P: Ella cantó canciones con las letras de los mayores: Enrico Ruggeri, Lucio Dalla y Ivano Fossati.

R: Ruggeri me abrió la puerta de la canción de autor, le debo mucho. Me dio Quello che le donne non dicono( Lo que las mujeres no dicen ). Ha vivido con muchas mujeres, las observó, las conoce y demuestra que la sensibilidad no tiene sexo. Es una canción que nos describe bien. Ivano Fossati ha dejado de tocar, pero no de hacer música. Ha querido salir de la discografía, desde la máquina de los conciertos y de la promoción, algo que había decidido desde hace mucho tiempo. Yo respeto su elección . Ivano ha quedado conmigo hasta este día, él es un amigo hermano.

P: Lucio Dalla y un álbum tributo. ¿Cómo surgió la idea de A Te ?

R: Cuando se muriò fue una pérdida absurda, como la de Pino Daniele. Nos quedamos sin palabras. Yo sabía todas sus canciones a memoria. Entonces me dije a mí misma que fueron escritas para ser cantadas, y me decidí a hacerlo. A Lucio le habria gustado y lo hicimos todos juntos con gran respeto.


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