Gianni Minà : intervista dell ‘AntiDiplomatico

Gianni Minà : intervista dell ‘AntiDiplomatico
20 Dic 2015

di/por Alessandro Bianchiwww.lantidiplomatico.it –  Trad. Tio Gigi

 

Gianni Minà : intervista dell’AntiDiplomatico

Gianni Minà: entrevista del Antidiplomatico

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I suoi film documentari su Che Guevara, Muhammad Ali, Fidel Castro, Rigoberta Menchú, Silvia Baraldini, il subcomandante Marcos, Diego Maradona e Hugo Chavez sono già storia. Il suo voler essere ostinatamente un uomo libero e amante della verità lo ha costretto ad essere lontano dai riflettori del circo mediatico negli ultimi anni. La sua straordinaria dedizione e amore per il giornalismo, quello vero, quello che in Italia è solo un bieco ricordo, lo hanno recentemente portato di nuovo a Cuba, nella sua Cuba, per assistere da vicino allo storico recente viaggio del Papa più rivoluzionario.

E’ oggi editore e direttore della rivista Latinoamerica e tutti i sud del mondo.

Nessuno, in poche parole, più di Gianni Minà può illuminare l’opinione pubblica italiana sulle elezioni in Venezuela e sul futuro di quel processo di integrazione dell’America Latina oggi a rischio per il ritorno del Fondo Monetario Internazionale in paesi che si erano disintossicati.

L’AntiDiplomatico lo ha intervistato per voi.

(CONTINUA/SIGUE…)

 

Le elezioni del 6 dicembre in Venezuela segnano una brusca frenata per la rivoluzione bolivariana. Quale è stata la sua prima reazione a caldo e quali riflessioni dobbiamo trarne a mente un po’ più fredda?

Bisogna essere molto onesti intellettualmente su questo. Il Venezuela vive nella condizione vissuta già da Cuba 50 anni fa. Una situazione di difficoltà estrema creata ad hoc per far fallire il paese, far fallire la sua idea meravigliosa. Mentre Chavez ha saputo sempre reagire con una saggezza alta, con un istinto politico fuori dalla norma, la rivoluzione bolivariana priva del suo leader è ora all’esame più importante dopo la sconfitta elettorale del 6 dicembre. Con le spalle al muro, Chavez aveva sempre reagito e con Lula era stato il protagonista di quel capolavoro politico che è l’integrazione dell’America Latina. Oggi Maduro e i suoi eredi devono dimostrare di saperlo fare, ma non sarà facile.

Devono dimostrare di superare questo momento. Ma per farlo non si può partire da un’analisi seria e obiettiva degli errori commessi. Qual è stato il più grande secondo lei?

L’errore più grande è quello di aver accettato lo scontro totale e non aver cercato, come fece Chavez, di negoziare su alcuni fronti. Certo la guerra è stata totale, i mezzi di comunicazione internazionali hanno alzato la posta in gioco mistificando costantemente tutto ed era difficilissimo, ma Maduro non ha saputo reagire con il dovuto calcolo politico al clima internazionale creatosi contro il Venezuela.

Ma il clima è stato oggettivamente senza precedenti. Pensiamo ad esempio alla figura di Leopoldo Lopez, in occidente dipinto come prigioniero politico, quando in realtà è un istigatore di violenza e un chiaro eversivo. Oggi la moglie è stata dipinta ad hoc come l’immagine di questa opposizione, avamposto del ritorno delle multinazionali occidentali e del Fmi nel paese, quando l’immagine che più ritrae questa famiglia è la famosa fotografia tra George W. Bush e Lopez alla Casa Bianca. Le direttive partivano da lì, sono sempre partite da lì.

Lei che l’ha conosciuto di persona e che ha avuto modo di studiare e scrivere come nessuno in Italia sull’America Latina, come avrebbe reagito Chavez?

Chavez era un vero democratico, in quel senso di democrazia che noi in occidente non conosciamo più o facciamo finta di non ricordare. Era poi un innovatore incredibile. Chavez subì un colpo di stato nell’aprile del 2012 ed ha reagito con la capacità di chi era in grado di mettere in discussione e di sconfiggere, portando il popolo dalla sua parte, tutte le mistificazioni, bugie e fango creato ad hoc da quelle corporazioni mediatiche che lavorano per gli interessi di chi vuole da sempre far tornare il Venezuela il giardino di casa degli Stati Uniti. E dopo il 6 dicembre Chavez si sarebbe rimboccato le maniche, sarebbe ripartito e avrebbe riportato il popolo dalla parte della rivoluzione bolivariana per la nuova sfida.

E Nicolas Maduro, l’erede scelto da Chavez per proseguire il percorso rivoluzionario, ci riuscirà?

Io sono moderatamente ottimista. E’ vergognosa la congiura internazionale per far cadere un governo democraticamente eletto che fa la politica quella con la P maiuscola, per il popolo e non per tutelare gli interessi delle oligarchie finanziarie degli Stati Uniti, quelle per intenderci che noi in occidente ossequiamo. Io ho fiducia nell’autodeterminazione delle singole popolazioni che lottano contro i colpi di stato morbidi e le guerre economiche. La popolazione del  Venezuela lo capirà presto, ne sono sicuro.

E’ strano come per i commentatori italiani che parlano oggi di trionfo di democrazia in Venezuela, la democrazia è sempre quando vincono i regimi che si chinano alle nostre merci, mentre dittature sono quei governi che perseguono l’emancipazione delle loro popolazioni. Per quegli stessi commentatori il Chavismo è di fatto finito. E’ d’accordo con questa conclusione?

In occidente abbiamo una strana concezione di “democrazia” e “libertà” o di quello di cui il mondo ha bisogno, basti pensare ai disastri che abbiamo creato in Libia e Siria. Il Venezuela non si è ancora fatto fagocitare da questa “democrazia” dove le decisioni spettano agli oligopoli del profitto e non alle popolazioni.

A differenza di Cuba purtroppo il chavismo non è riuscito a raggiungere una sicurezza nel tempo. Cuba ha resistito perché da subito ha fatto sapere che nell’isola la musica era cambiata per sempre e che il capitalismo più vergognoso non era più ben accetto e non lo sarà mai più per buona pace di chi oggi scrive e dice che Cuba cederà.

In Venezuela al contrario, la rivoluzione bolivariana ha dovuto convivere con quel capitalismo che controlla ancora ampi e importanti settori del paese e quasi tutti i mezzi di comunicazione. Il Venezuela, in poche parole, non è ancora riuscita a far sapere al mondo che la via è quella progressista, di una più equa ridistribuzione delle risorse. Questo sarà il prossimo passo. Sono ottimista che ci riuscirà, nonostante tutto il fango gettato Maduro è ancora il presidente e la popolazione si renderà presto conto che il buio neo-liberista del Fondo Monetario Internazionale non può essere la strada.

La vittoria di Macri, i problemi di Dilma in Brasile e l’affermazione della destra (Fmi) in Venezuela pongono un serio rischio al processo d’integrazione dell’America Latina, il capolavoro politico di Hugo Chavez e un barlume di speranza per tutta l’umanità.

Il seme della rivoluzione bolivariano è stato impiantato e esisterà per sempre. Bisogna sempre ricordare che dalla Rivoluzione cubana, da Chavez non si torna indietro. Bisogna sempre ricordare ai vari commentatori che inondano la stampa italiana sul “ritorno della democrazia in Venezuela” che la storia non ti fa tornare indietro. Chi avrebbe mai potuto pensare che un paese come l’Ecuador avrebbe potuto tenere per anni e anni in protezione nella sua ambasciata a Londra colui che ha smascherato tutti i crimini più recenti dell’occidente? Il mondo è cambiato per sempre e questi signori se ne devono fare una ragione. Nell’ultima conferenza sul clima le grandi potenze non hanno più potuto mostrare la loro arroganza come nei consessi precedenti. Il mondo è cambiato per sempre, anche grazie alla rivoluzione bolivariana.

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Sus películas documentales sobre el Che Guevara, Muhammad Ali, Fidel Castro, Rigoberta Menchú, Silvia Baraldini, el subcomandante Marcos, Diego Maradona y Hugo Chávez ya son historia. Su deseo de ser obstinadamente un hombre libre y amante de la verdad lo obligó a estar lejos de los focos del circo mediático en los últimos años. Su extraordinaria dedicación y amor por el periodismo, el real, lo que en Italia sólo es un triste recordatorio, lo han traído recientemente de nuevo a Cuba , en su Cuba, para ver de cerca la reciente histórica visita del Papa más revolucionario.

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Gianni Minà y Fiorella Mannoia

Es hoy editor y director de la revista Latonoamerica y todos lo sures del mundo .

Nadie, en definitiva, más de Gianni Mina puede ilustrar al público italiano sobre las elecciones en Venezuela y sobre el futuro del proceso de integración de América Latina hoy en riesgo por el regreso del FMI en los países que ya estaban desintoxicados.

L’ AntiDiplomatico lo ha entrevistado para ustedes.

Las elecciones del 6 de diciembre en Venezuela marcan una fuerte desaceleración de la revolución bolivariana.¿Cuál fue su primera reacción y que reflexiones hay que sacar con la mente un poco más fria ?

Hay que ser intelectualmente muy honestos acerca de esto. Venezuela vive en la condición ya experimentada de Cuba hace 50 años. Una situación de extrema dificultad creada específicamente para descarrilar el país, para descarrilar su maravillosa idea. Mientras que Chávez siempre ha sido capaz de reaccionar con una alta sabiduría, con un instinto político fuera de la norma, la revolución bolivariana privada de su líder se considera más importante después de la derrota electoral del 6 de diciembre. Con las espaldas contra la pared, Chávez siempre ha reaccionado y con Lula fue el héroe de esa obra maestra que es la integración política de América Latina. Hoy Maduro y sus herederos tienen que demostrar que pueden hacerlo, pero no va a ser fácil.

Deben demostrar a través de este tiempo. Pero para hacer eso no se puede partir de un análisis serio y objetivo de los errores cometidos. ¿Cuál fue el mayor , en su opinión?

El error más grande es haber aceptado la pelea total y no haber intentado, al igual que Chávez, de negociar en algunos frentes. Por supuesto, la guerra fue total, los medios de comunicación internacionales han subido las apuestas mistificando constantemente todo y fue muy difícil, pero Maduro no ha respondido con el necesario cálculo político al clima internacional que ha surgido en contra de Venezuela.

Pero el tiempo fue objetivamente sin precedentes. Tomemos, por ejemplo, la figura de Leopoldo López, pintado en occidente como un preso político, cuando en realidad es un instigador de violencia y un claro subversivo. Hoy su esposa fue pintada específicamente como la imagen de esta oposición, puesto avanzado del regreso de las multinacionales occidentales y del Fmi en el país, cuando la imagen que mejor representa esta familia es la famosa fotografía de George W. Bush y López a la Casa Blanca. Las directrices partian de ahí, siempre han partido de allí.

Ella que lo conocio’ personalmente, y que ha tenido manera de estudiar y escribir como nadie en Italia sobre América Latina, ¿cómo habria reaccionado Chávez?

Chávez era un verdadero democrático, en el sentido de la democracia que nosotros en occidente ya no conocemos o fingimos no recordar. Fue entonces un innovador increíble. Chávez sufrió un golpe de estado en abril de 2012, y reacciono’ con la capacidad de los que fueron capaces de desafiar y derrotar, traendo a la gente a su lado, todos los engaños, mentiras y barro creados específicamente por aquellas corporaciones de los medios de comunicación que trabajan para los intereses de los que quieren siempre devolver el Venezuela a patio trasero de los Estados Unidos. Y después de 6 de diciembre Chávez habría rodado encima sus mangas, habria reiniciado y habria traido a la gente en el lado de la revolución bolivariana para el nuevo desafío.

Y Nicolás Maduro, el heredero elegido por Chaves para continuar el camino revolucionario, tendra’ éxito?

Soy cautelosamente optimista. Es vergonzosa la conspiración internacional para derrocar a un gobierno democráticamente elegido que hace política , con P mayúscula, por el pueblo y no para proteger los intereses de las oligarquías financieras de los Estados Unidos, las que nosotros en occidente reverenciamos. Tengo confianza en la libre determinación de los pueblos individuales que luchan contra los golpes suaves y las guerras económicas. El pueblo de Venezuela lo va a entender pronto, estoy seguro.

Es s curioso cómo para los comentaristas italianos , que hablan hoy de triunfo de la democracia en Venezuela, la democracia es siempre cuando ganan los regímenes que se doblan a nuestras mercancías, mientras que las dictaduras son aquellos gobiernos que persiguen la emancipación de sus pueblos. Por esos mismos comentaristas el Chavismo en realidad se acabó. Está de acuerdo con esta conclusión?

En Occidente tenemos un extraño concepto de “democracia” y “libertad”, o de lo que el mundo necesita, simplemente pensamos en los desastres que hemos creado en Libia y Siria. Venezuela aún no se ha hecho tragar por esta “democracia”, donde las decisiones son de los oligopolios del beneficio y no del pueblo.

A diferencia de Cuba por desgracia el Chavismo no pudo llegar a una seguridad a largo plazo. Cuba ha resistido porque inmediatamente dijo que en la isla la música cambió para siempre y que el capitalismo más vergonzoso ya no era bienvenido y nunca será a respecto de los que ahora escriben y dicen que Cuba va a perder.

En Venezuela, al contrario, la revolución bolivariana ha tenido que vivir con ese capitalismo que aún controla grandes y importantes sectores del país y la mayor parte de los medios de comunicación. Venezuela, en definitiva, no ha sido capaz de dejar que el mundo sepa que el camino es el progresivo, con una redistribución más equitativa de los recursos. Este será el paso siguiente . Me siento optimista de que va a tener éxito, a pesar de todo el barro tirado, Maduro sigue siendo el presidente y el pueblo pronto se va a dar cuenta de que el oscuro neo-liberal FMI no puede ser el camino.

La victoria de Macri, los problemas de Dilma en Brasil y la afirmación de la derecha (Fmi) en Venezuela representan un grave riesgo para el proceso de integración en América Latina, la obra maestra política de Hugo Chávez y un rayo de esperanza para toda la humanidad.

La semilla de la revolución bolivariana se ha implantado y existirá para siempre. Siempre hay que recordar que de la Revolución cubana, de Chávez no hay vuelta atrás. Siempre hay que recordar a los varios comentaristas que inundan la prensa italiana sobre el ” retorno de la democracia en Venezuela ” que la historia no te hace volver. ¿Quién iba a pensar que un país como Ecuador mantendría durante años y años en protección en su embajada en Londres, el hombre que ha expuesto todos los crímenes del occidente ? El mundo ha cambiado para siempre y estos señores si tienen que hacer una razón. Las grandes potencias en la última conferencia sobre el clima han sido incapaces de mostrar su arrogancia como en los foros anteriores. El mundo es cambiado para siempre, gracias a la revolución bolivariana.

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Redazione
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