Il Terzo Paradiso di Pistoletto: ”ricercare un nuovo equilibrio partendo da Cuba”

Il Terzo Paradiso di Pistoletto: ”ricercare un nuovo equilibrio partendo da Cuba”
11 Dic 2016

Gli effetti della morte di Castro si sono fatti anche sentire nelle gallerie all’Avana. Una mostra di opere di Anish Kapoor la cui apertura era prevista per il 26 novembre alla Galleria Continua, l’unica galleria straniera presente sull’isola con uno spazio senza scopo di lucro, è stata rinviata a causa del lutto così come molti altri eventi previsti durante il fine settimana in coincidenza con Art Basel Miami Beach.

La galleria ha portato anche Jannis Kounellis e Michelangelo Pistoletto, che ha appena concluso il 3° Rebirth Forum, intitolato alle Geografie della Trasformazione, co-organizzato con Galleria Continua dall’Ambasciata Rebirth di Cuba e Cittadellarte. A conclusione del Forum, si è inaugurata la mostra di Pistoletto nel Palazzo del Museo Nacional de Bellas Artes, con un’ampia collezione di opere storiche e una nuova serie, per la maggior parte dedicate a l’Avana, quadri specchianti di grande potenza della vita dei cubani. “Questo paese è un laboratorio nel quale si parte da un livello culturalmente elevato” ha dichiarato in questa intervista ad ArtEconomy4 Pistoletto da Cuba, dov’era presente alle esequie del leader massimo.

Da dove si deve partire? 
Non dobbiamo pensare che sia tutto negativo, c’è una situazione politica che conosciamo bene: la resistenza all’imperialismo. Ma i cubani non sono contrari ad aiuti e attività che possano portarli a sviluppare una nuova prospettiva sociale, economica, politica e culturale. Il mondo diviso di ieri trova un punto di comunicazione e resistenza in Cuba, ma è finita l’era del contrasto.
Qui come possono cambiare le cose? 
Ho parlato con Raul Castro mostrando il simbolo dell’equilibrio del Terzo Paradiso, lui si riconosce in un nuovo equilibrio e in questo progetto: c’è desiderio di riformare il capitalismo.
E i cubani che speranze hanno? 
C’è una grande speranza da parte dei cubani, ci sono tante proposte avanzate, soprattutto, per il sistema agrario. Il progetto del Terzo Paradiso intende far capire che lavorando insieme e uniti le capacità locali possono creare un’attività sociale, economica e culturale collegata con il mondo. Bisogna travalicare il concetto primario di comunismo e lavorare per agganciare il sistema capitalistico con strutture efficienti e attività reali che possano divulgarsi e creare situazione a cavallo tra sistema imperialistico e comunismo.
Qual è la visione del Terzo Paradiso?
Si compone di tre cerchi: due laterali rappresentano tutte le opposizioni e i contrasti esistenti, le dualità, e il terzo cerchio dovrebbe portare alla sintesi, è sempre una pro-azione. Tra due elementi contrari può nascere un elemento nuovo che non esisteva prima. Il simbolo del Terzo Paradiso diventa pratica della creazione a livello minimale e universale e qui a Cuba lo hanno afferrato. La mia non è solo un’opera creativa, i tre cerchi sono il simbolo della creazione: dal simbolo dell’infinito – i due cerchi intrecciati – al terzo cerchio della creazione. Tutti possono utilizzare quest’idea al fine di creare libertà e responsabilità sia per la società che per l’arte.
Nell’isola la gente come vive? 
Tutta la gente che ho incontrato è gentile, vive con un senso di armonia anche nelle difficoltà. Non c’è rabbia, contrasto o aggressione e neanche rassegnazione, in tanti si aspettano un miglioramento. Sta crescendo l’economia turistica, ma non può bastare. La gente chiede lavoro.
Come promuoverlo? 
Qui sta succedendo qualcosa, come artista penso di aver il compito di andare oltre e al di là delle possibili conseguenze temporanee delle grandi politiche: dobbiamo essere visionari. Per questo abbiamo lavorato al 3° Rebirth Forum, un laboratorio-cantiere della trasformazione: cosa si può fare partendo dall’agricoltura ecologica, dall’economia che unisce la produzione al consumo. In partnership con la Fao abbiamo lavorato con i contadini che devono attivarsi per creare attività e connessioni con il consumatore, per creare un sistema distributivo che superi il sistema liberale che fa sì che chi produce ha meno, chi consuma spende troppo e alla fine guadagna solo chi intermedia.
Non ci sono solo problemi legati all’agricoltura però? 
Vi sono diversi elementi problematici come l’accesso a internet, la tecnologia è ancora bloccata ed è da sviluppare, la fine dell’embargo e la chiusura necessaria per la difesa, pian piano le cose si devono risolvere.
Ha appena inaugurato la mostra al museo nazionale, cosa racconta? 
Il rapporto tra i cubani nei quadri specchianti e poi la performance di apertura della mostra con la sfera di giornali – come nel ’67 – fatta rotolare per le vie dell’Avana, rappresenta una speranza e un’opportunità: non mi fermo al simbolo, con il Terzo Paradiso creo il simbolo per entrare nella terza era dell’umanità, dopo l’integrazione con la natura e l’uscita con il paradiso artificiale, ora bisogna far evolvere la relazione tra tecnologia e individuo per immaginare un terzo stato d’equilibrio: momento di metamorfosi. L’arte deve lavorar per far funzionare la metamorfosi e portarla verso un nuovo mondo possibile.
Cosa pensa dell’arte dei suoi colleghi? 
Sono artisti di altissimo livello, lavorano nella loro estetica con concetti che vanno verso una visione della società. La denuncia ha fatto il suo tempo, l’arte di denuncia ha una finalità non più sufficiente, bisogna partire dalla denuncia e oggi costruire e fare proposte. Pensare a un nuovo modello creativo e partecipativo.

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