Alexis Rojas: la “Giornalistitis acutus” è il suo “Santo Graal”


19 Mar 2016

Di/por Yenny Torres Bermúdez e/y María Martínez Peregrín – Ahora.cu  – Nota e/y Trad. Stefano Guastella

icona_Italia – NOTA DEL TRADUTTORE: Alexis Rojas è, oltre a un assiduo collaboratore di Quintavenida, un mio grande amico dal 2009. Ho avuto l’onore di conoscerlo, prima attraverso uno scambio di mail e poi personalmente durante il mio viaggio a Cuba nel 2011. Alexis è una persona solare, semplice e colta allo stesso tempo. Mi affascinano i suoi articoli, mai banali, né noiosi, sia che si parli di argomenti tecnici (dove Alexis mi fa disperare alla ricerca della traduzione di parole per me incomprensibili), sia che si parli del più piccolo insetto.

Ha vinto una quantità di premi, tutti strameritati, tra i quali l’ultimo “Quintavenida Tricolore“, assegnato dal nostro portale nel 2012.

Secondo il mio personale giudizio, Alexis è un giornalista “a tutto campo”, di quelli dell’antica guardia, ogni giorno più rari nei tempi attuali. Da parte mia e di tutto lo staff di Quintavenida, vanno le nostre congratulazioni a questo piccolo, ma grande personaggio del giornalismo cubano.

Stefano Guastella

–  Holguín – Alexis Rojas Aguilera, reporter del Settimanale di Holguín Ahora ha ricevuto di recente e per la terza volta il Premio Nazionale di giornalismo Scientifico. Durante questi giorni di celebrazione per la stampa cubana, poter dialogare con lui è un’altra forma di omaggio a questa categoria.

Un’idea gli è sufficiente per tirar giù qualche pagina dal suo ingegno creativo. Pochi come lui sanno “annusare” la notizia; per questo non c’è da meravigliarsi quando Alexis raddoppia il “piano informativo” del mese o quando trova ispirazione persino nella storia di due lucertole.

Semplice, sapienza in abbondanza, riflessivo… questo è Alexis Rojas Aguilera, il collega dagli “occhioni” azzurri, dalla camminata lenta e dalla sigaretta fumante, l’amante della scienza, il giornalista…

Intervistarlo è come saldare un debito, per questo oggi gli offriamo più dello spazio che normalmente è destinato in questa pagina. Oggi ci scambiamo il “ruolo”, anche se all’interno del solito giornale, l’Ahora, gli facciamo una serie di agguati sotto forma di domande e Alexis non ha altre vie di uscita che poter parlare di se stesso.

Tanto originale, così come le sue origini…

Sono di estrazione operaia: proveniente da una umile famiglia, di Banes e rivoluzionaria. Mio padre fu tesoriere del Movimiento 26 de Julio (M-26-7) e mia madre faceva parte della cellula direttiva del movimento, in determinati momenti. Ho vissuto gli anni della dittatura batistiana, quelli della Rivoluzione e la designazione di mio padre come vicedirettore della nascente industria “Comandante Pedro Sotto Alba”. Sono diventato cittadino di Moa e grazie a questo, alcuni “bacherozzi curiosi” hanno “pizzicato” il mio interesse per compiti complessi, come le differenze tra le industrie di Nicaro e di Moa, oppure il perché il patio della casetta di Nicaro aveva una terra di colore biancastro, mentre quella di Moa andava dal rosso al rossiccio… Ricordo i notevoli sforzi del mio vecchio per spiegarmi che cos’era la lisciviazione…

Stavo crescendo, magari non tanto in altezza, quanto in maturazione. Leggevo sotto qualsiasi tipo di luce per tutta la notte, persino la documentazione di papà, con quei termini “misteriosi” come lateritici, minerali, acido, zolfo, nichel… un enorme pastone che cercavo di digerire come fa il majá di Santa María (un tipo di serpente tipico cubano ndr).

Così mi legai paradigmi del calibro di Demetrio Presilla (il padre della metallurgia cubana), Israel Pérez, Luis Preval e alla quasi totalità dei “grandi personaggi” del nichel.

A volte la vita ci strizza l’occhio…

Un giorno mi venne l’idea di trasformarmi in Storiografo e persino di diventare maestro, dopo aver lasciato alle spalle le mi giornate da sportivo senza futuro nell’Ateneo Fernando de Dios Buñuel. Fu proprio lì, in quell’ambiente sportivo, che fui contagiato dal virus della “Giornalistitis acutus” (nota del traduttore: mi perdonino i puristi del latino…), grazie a un vettore chiamato Elson Concepción, che stava promovendo il Movimento dei Corrispondenti Volontari Sportivi del giornale Juventud Rebelde…

Non seppi di essere “gravemente ammalato” fino a un po’ di tempo dopo, quando incontrai su un pezzo di pagina di Juventud Rebelde (JR), tra la quantità di righe che la componevano, il mio nome…

Per la sorpresa e l’allegria provata, quasi restai senza parole. Caspita! Avevo scoperto il mio Santo Graal. Da lì in poi fu in’idea fissa, così fissa che resiste ancora oggi, oltre 45 anni dopo. Uno scenario fatto di angustie, incubi, sofferenze, però anche di tanti momenti felici, confortanti e genuini. Sufficiente per riprendere sempre lo stesso cammino.

Il giornalismo: sempre la prima opzione

Un bel giorno di maggio, nel 1970, tra i 17 e i 18 anni, mi offrì un lavoro l’indimenticabile Armando Ricardo Muñoz, che allora era il capo del notiziario di Radio Mayarí e conoscitore dei miei primi passi come Corrispondente Volontario di JR e del Granma.

Entrai come giornalista (giornalista?) con il posto di Ausiliare di Redazione. Sempre armato di un registratore a nastro che quasi era il doppio di me come peso.

Non passarono molti mesi quando mi “catapultarono” al volo a Ciudamar, Santiago de Cuba, per migliorare il mio livello giornalistico.

Quando terminai gli studi nella scuola, passai al ruolo di Redattore-Giornalista-Corrispondente del Giornale “Sierra Maestra”, dell’allora provincia di Oriente per la Regione Mayarí-Sagua-Moa (Masatmoa) e, poco tempo dopo, quando nacque la Regione Mineraria, entrai come primo giornalista della nuova struttura territoriale. Nel 1978 ricevetti il mio Diploma di Laurea.

Con la Divisione Politico-Amministrativa del 1976, nacque la provincia di Holguín ed io presi la mia valigia di cartone con i quattro stracci che avevo e mi trasferii a Nicaro; poco dopo il Granma mi fece il contratto di assunzione.

Dopo 35 anni di servizi, e una camionata di premi, nel 2007, con il cuore a pezzi, scesi dalla passerella dell’amato “Yacht” (il titolo del giornale, Granma, proviene dal nome dell’imbarcazione che portò Fidel Castro e i suoi compagni dal Messico a Cuba nel 1956, per iniziare la guerriglia rivoluzionaria). Poi passai alla AIN (Agenzia Informazione Nazionale), attuale ACN (Agenzia Cubana delle Notizie), fino a che incontrai il mio nuovo nido nel collettivo del giornale locale di Holguín “¡ahora!” e recuperai l’allegria…

Alexis sottolinea il fatto di non sentirsi setto rizzato, dato che cambia settore informativo con sufficiente facilità, da un’area di conoscenza ad un’altra. Nonostante questo, definisce come suo grande amore professionale ed eterna fidanzata la scienza:

Per questo e altri temi di tecnologia, innovazione e medio ambiente, sento qualcosa di particolare. La delegazione del Citma (Ministero della Scienza, Tecnologia e Medio Ambiente) e le sue istituzioni, sono una specie di appendice della mia casa. Lo stesso succede con l’Impresa Elettrica di Holguín, con le estrazioni di nichel a Moa, con l’Istituto Superiore Minerario Metallurgico di Moa…

In queste ed altre aree mi muovo come un “pesce nell’acqua”. Cerco di mantenere la maggiore integralità possibile. Il giornalismo scientifico lo opero con piacere, dato che mi incanta dialogare con le persone della comunità scientifica.

Gli anni 70 come seme, gli anni novanta come il più “Speciale” dei Periodi; Nonostante tutto, la raccolta non è ancora terminata…

Il giornalismo negli anni 70 fu particolarmente difficile, per carenze intellettuali e materiali. Quasi nessuno di noi, a parte i diplomati della Márquez Sterling, era universitario, però a quei tempi primeggiavano passione, coerenza, altruismo e desiderio di migliorarsi. Molte volte mi sono trovato senza la sicurezza di un pasto, senza trasporti, senza fotografie da affiancare al servizio, persino senza un letto per poter riposare.

Nei notevolmente complessi anni 90 (Gli anni più duri di Cuba, quelli del “Periodo Especial”), mi trasformai in un emulo di Pipián Martínez (noto ciclista cubano…ndr), dando di pedale, però mai un testo periodi stico rimase intrappolato nella penna. Adesso molte cose possono sembrare esagerazioni, però sono state tremendamente reali.

D’altra parte, le condizioni e le circostanze nelle quali si svolge oggi la nostra professione, impongono trasformazioni, visioni diverse, strumenti differenti. Se nei miei anni di gioventù, si poteva scrivere a cappella il miglior reportage in un blocco notes o in un quaderno da scuola elementare, oggi è complesso immaginare lo scenario senza computer e vari strumenti multimediali.

Quelli che 20 anni fa erano delle visioni da racconti di Giulio Verne, oggi impongono punti di vista distinti, spero per il bene del giornalismo rivoluzionario, senza concessioni ideologiche. Purtroppo arrivo leggermente tardi all’Era Digitale, nonostante mi veda come un analogico formato, ma non esaurito.

Perché preferisci la stampa scritta?

Per il fascino del piombo e della tinta fresca, umida, appena uscita dalla stampa. Non c’è niente di simile alla sensazione di vedere fuoriuscire un giornale, è come un bimbo che nasce, e vedere un testo che hai sudato, amato e partorito, esalando vapore e leggerlo, felice alle quattro o alle cinque della mattina. Purtroppo o per fortuna, questo ormai è storia antica. Non sono mai cambiato e mai cambierò il mio amore per la carta a favore dell’effimero cristallo dello schermo e il freddo suono dell’altoparlante.

Combinare utilità, tempo libero e virtù…

Como tempo libero, preferisco l’agricoltura per muovere “lo scheletro e la sua copertura” (il mio corpo…ndr). Come sport, la pesca con la lenza a mano.

Il curriculum di Alexis è composto da diversi premi: Scudo della Provincia di Holguín-1997; Premio per Stampa Scritta nel Concorso Nazionale Croce Rossa Cubana-UPEC-1998; Il Battente de La Periquera-2004; Premio della Città per la Stampa Scritta-2005… Secondo Alexis: “indicano che sono in frequenza con il paese, con le sue prioritarie visioni e orizzonti”; la sua ricetta per affrontare la vita è “lavorare con felicità, senza amarezze”; e vede nella famiglia “la prima ragione per lottare ed esistere”. Oggi lancia “la lenza” del suo sguardo più lontano e cerca di “catturare” un Master. E’ ovvio che non parliamo di distanze, il giornalismo continua in lui così folgorante come il suo cognome (Rojas…. Rojo in spagnolo significa rosso…ndr)

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icona_Cuba“Periodismitis agudus”: su santo grial

 – NOTA DEL TRADUCTOR: Alexis Rojas es, además de  un asiduo colaborador de Quintavenida, mi gran amigo desde el 2009. He tenido el honor de conocer personalmente Alexis, primero gracias a un intercambio de correos  y después personalmente en mi viaje en Cuba de 2011. Alexis es una persona solar, sencilla y culta al mismo tiempo. Me atrapan sus artículos, nunca banales, ni aburridos, sea que se hable de argumentos técnicos (Donde Alexis me vuelve loco haciéndome buscar la traducción al italiano de palabras incomprensibles para mi) o del más pequeño animalito.

Ha ganado una cantidad de premios, todos más que merecidos, entre los cuales el último “Quintavenida Tricolore” asignado en el 2012,  por nuestro Portal.

A mi personal juicio, es un periodista “a todo campo”, de los de la “antigua guardia” que son cada día más raros en los tiempos actuales. Por mi parte e por parte de todo el Equipo de Quintavenida, nuestras  felicitaciones a este pequeño, pero grande personaje del periodismo cubano.

Stefano Guastella

 – Holguín – Alexis Rojas Aguilera, reportero de este Semanario, recibió recientemente y por tercera ocasión el Premio Nacional de Periodismo Científico. En días de celebración para la prensa cubana, dialogar con él es otra forma de homenaje al gremio.

Una idea es suficiente para halar 10 cuartillas del pozo de sus creaciones. Pocos como él saben olfatear la noticia; por eso no es de extrañar que duplique el “plan informativo” del mes o encuentre inspiración hasta en el romance de dos caguayos.

Sencillo, pletórico, reflexivo… así es Alexis Rojas Aguilera, el colega de “ojazos” azules, pausado andar y humeante cigarrillo, el amante de la ciencia, el periodista…

Abordarlo es saldar deudas, por eso hoy le ofrecemos más que el espacio destinado al crédito en esta página. Hoy cambiamos “el papel”, aunque sea con igual impresión gaceta, lo emboscamos a preguntas y él no tiene más salida que hablar de sí mismo.

Tan original como su origen…

“Soy de extracción obrera; de una familia humilde, banense y revolucionaria. Papá fue Tesorero del M-26-7 y mamá de la célula de dirección en determinados momentos. Viví los años de dictadura batistiana, los de Revolución y la designación de papá como subdirector de la naciente industria Comandante Pedro Sotto Alba. Me convertí en moense y con ello “ciertos bichitos curiosos” “picaron” mi interés por asuntos complejos, como las diferencias entre las industrias de Nicaro y Moa, o por qué el patio de la casita de Nicaro tenía la tierra blancuzca y la de Moa, roja rojita… Recuerdo los sofocos del viejo para explicarme qué era lixiviar…

Fui creciendo, no mucho en estatura, ciertamente, y madurando. Leía bajo cualquier bombillo la noche entera, hasta la papelería de papá, con términos “misteriosos” como lateritas, menas, ácido, azufre, níquel … todo un “enorme chorizo” que intentaba digerir como majá de Santa María.

Así me vinculé a paradigmas de la talla de Demetrio Presilla (el padre de la metalurgia cubana), Israel Pérez, Luis Preval y la casi totalidad de los “grandes” del níquel.

A veces la vida nos guiña el ojo…

Un día tuve la “taranta” de convertirme en historiador y hasta quise ser maestro, tras dejar atrás mis jornadas de deportista sin futuro en el Ateneo Fernando de Dios Buñuel. Precisamente allí, en ese ambiente deportivo, fui contagiado por el virus del periodismitis agudus, gracias a un vector nombrado Elson Concepción, que andaba promoviendo el Movimiento de Corresponsales Voluntarios Deportivos de Juventud Rebelde…

No supe que estaba “gravemente enfermo” hasta cierto tiempo después, al encontrar un trozo de página de JR, entre la maraña de líneas, mi pequeñito nombre…

Del susto y la alegría casi pierdo el habla. Caray, había descubierto mi Santo Grial. En lo adelante fue una idea fija, tan fija que dura hasta hoy, más de cuatro y media décadas después. Escenario de angustias, pesares, sufrimientos, pero también de los momentos más felices, reconfortantes y genuinos. Suficiente para reemprender el mismo camino.

El periodismo: siempre la primera opción

Un buen día de mayo de 1970, con 17 o 18 años, me ofreció trabajo el entrañable Armando Ricardo Muñoz, por entonces jefe del noticiero de Radio Mayarí y conocedor de mis ya “gloriosos pininos”como Corresponsal Voluntario en JR y en Granma.

Entré como periodista,¿periodista?, con plaza de Auxiliar de Redacción. Siempre artillado con una grabadora Tesla de cintas que casi me doblaba en peso.

No pasaron muchos meses cuando me “catapultearon” de fly a Ciudamar, Santiago de Cuba, para mejorar mi nivel de juego periodístico.

Al terminar esa escuela, pasé a Redactor-Reportero-Corresponsal del Periódico Sierra Maestra de la entonces provincia de Oriente para la Región Mayarí-Sagua-Moa (Masatmoa) y poco tiempo después, al crearse la Región Minera, entraba como primer periodista de la nueva estructura territorial. En 1978 recibí mi diploma de Licenciado.

Con la División Político-Administrativa de 1976, surgió la provincia de Holguín y yo recogí mi cajita de cartón con los cuatro trapitos que tenía y vine para Nicaro, poco después Granma me contrató.

Tras 35 años de servicios y un camión de estímulos, en 2007, con el corazón destrozado, bajé la escalerilla del amado Yate. Luego pasé por la AIN, actual ACN, hasta que encontré nido en el colectivo de ¡ahora! y recuperé la alegría…

Alexis plantea no sentirse sectorizado, pues cambia de plug con bastante facilidad, de un área del conocimiento para otra. Sin embargo, define como su gran amor profesional y novia infinita a la ciencia: “Por estos y otros temas de tecnología, innovación y medioambiente, siento particular deleite. La delegación del Citma y sus instituciones son una suerte de prolongación de mi casa. También ocurre así con la Empresa Eléctrica de Holguín, las extractoras de níquel de Moa, el Superior Minero Metalúrgico…

En esas y otras áreas me muevo como “peje en el agua”. Trato de mantener la mayor integralidad posible. Y el periodismo científico lo asumo con placer, pues me encanta dialogar con las personas de la comunidad científica”.

Los años 70 como semilla, los noventa como el más “Especial” de los Períodos; sin embargo, hoy la cosecha no termina...

El periodismo en los años 70 fue particularmente difícil, por carencias intelectuales y materiales. Casi ninguno de nosotros, salvo los graduados de la Márquez Sterling, era universitario, pero primaba pasión, coherencia, altruismo y deseo de superación. Muchas veces me vi sin alimentación asegurada, sin transporte, ni fotografía de respaldo, hasta sin cama para descansar.

En los complejísimos años 90 casi me convertí en émulo de Pipián Martínez, dando pedal, pero nunca se quedó un texto periodístico en el guante. Ahora varias cosas parecen exageraciones, pero fueron crudamente reales.

Por otra parte, las condiciones y circunstancias en que se desenvuelve hoy la profesión, imponen transformaciones, visiones diferentes, herramientas distintas. Si en mis años mozos, podía escribirse a capella el mejor reportaje en un cartucho de papel o en hojitas de libretas escolares, hoy es complejo imaginar el escenario sin computadoras y respaldos multimedias.

Lo que fueron hace 20 años atisbos juliovernianos, ahora imponen puntos de vista distintos, espero que para bien del periodismo revolucionario, sin concesiones ideológicas. Lamentablemente llego un tín tarde a la Era Digital, no obstante me veo como un analógico consumado y no consumido.

¿Por qué la prensa escrita?

Por el embrujo del plomo y la tinta fresca, húmeda, acabadita de salir de la imprenta. Nada como la sensación de ver brotar un periódico, como niño al nacer, y ver un texto que sudaste, amaste y pariste de todas, exhalando vapor y leerlo, feliz, a las cuatro o cinco de la madrugada. Desgraciadamente o para bien, esto es historia antigua. Nunca cambié ni cambiaré, el latido del papel por el efímero cristal y el esquivo sonido.

Combinar utilidad, recreación y virtud…

Como recreación, prefiero la agricultura para mover el esqueleto y su cobertura. Como deporte, la pesca a cordel.

Diversos premios componen el currículum de Alexis: Escudo de la provincia de Holguín-1997; Premio en Prensa Escrita en el Concurso Nacional Cruz Roja Cubana-UPEC-1998; Aldabón de La Periquera-2004; Premio de la Ciudad en Prensa Escrita-2005…Para él: “indican que estoy en la frecuencia del país, de sus prioritarias visiones y horizontes”; su receta para enfrentar la vida “trabajar con felicidad, sin amarguras”; y ve en la familia “la primera razón para luchar y existir”. Hoy lanza el “cordel” de la mirada lejos e intenta “atrapar” una Maestría. Entonces no se habla de distancias, el periodismo sigue en él tan fulguroso como su apellido.

 

 

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Stefano Guastella
Stefano Guastella

Nato a Vinci, nel 1968. Operaio come professione. Da quando ha visitato Cuba per la prima volta, nel 1997, ne è rimasto talmente affascinato che la sua vita è cambiata. Da allora, si è sposato con Yanitza, cubana di Holguín, che gli ha regalato 3 meravigliosi figli, ha scritto un Libro/diario (Con cuba nel Cuore) e ha iniziato a tradurre articoli dallo spagnolo all'italiano, per far conoscere Cuba sotto tutti quegli aspetti ancora oggi poco conosciuti e, per quanto possibile, aiutare a rompere quell'embargo politico, economico e mediatico che tiene sotto isolamento questa splendida Isola dalla vittoria della rivoluzione, nel 1959. - Nacido en Vinci, en el 1968. De profesión obrero. Desde cuando visitó cuba por primera vez, quedó así atrapado, que su vida ha cambiado completamente. Desde entonces, se ha casado con Yanitza, cubana de Holguín, que le ha regalado 3 maravillosos hijos, escribió un libro/diario (Con cuba en el Corazón) y ha empezado a traducir artículos desde español a italiano para que los italiano puedan conocer varios aspectos de Cuba y, por cuanto posible, dar su ayuda en romper aquel bloqueo político, económico y mediático que todavía afecta esta maravillosa Isla, desde cuando la Revolución triunfó en el 1959.