L'undici Gennaio 1980, scompariva una delle donne più amate della Revolución Cubana, Celia Sánchez Manduley. A trent'anni dalla sua scomparsa, il Granma le dedica un bellissimo articolo. Chi era e cosa ha fatto Celia per essere entrata nel cuore di tutta Cuba?
Celia Sánchez Manduley (9 Maggio 1920 - 11 Gennaio 1980)
Celia nacque il 10 Maggio 1920 a Media Luna, in provincia di Granma. Il suo coinvolgimento con la allora futura Rivoluzione cubana inizia con il prestare aiuto a Fidel Castro e ai suoi compagni, detenuti in prigione dopo l'assalto alla Caserma Moncada (26 Luglio 1953).
Nel 1955 fondò e diresse la sezione di Manzanillo del Movimiento 26 de Julio. Successivamente si propose attivamente per preparare il territorio allo sbarco dello Yacht Granma, proveniente dal Messico, con a bordo gli uomini che dettero il via alla Rivoluzione Cubana.
Insieme a Frank País, (Santiago de Cuba 1934-1957), organizzò il primo contingente di rinforzi per i guerriglieri dalla Sierra Maestra.
Celia Sánchez insieme a Ernesto CHE Guevara
Nel marzo del 1957, Celia entrò a far parte dei ribelli che operavano nella Sierra, occupandosi, insieme a Fidel Castro, del comando generale del Movimiento 26 de Julio.
Dopo la vittoria della rivoluzione, lavorò come segretaria del Consejo de Ministros e più tardi come segretaria del Consejo de Estado.
Nominata membro del Comité Central del partito dopo la sua fondazione, e deputata al Poder Popular , mori l’11 gennaio del 1980.
Celia era soprannominata "La flor más hermosa y autóctona flor de la Revolución "
Una enigmatica foto di Celia con il ritratto del CHE sullo sfondo
Un video in ricordo di Celia
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ARTICOLO DEL GRANMA
L'Avana. 8 Gennaio 2010 | |
| Celia Sánchez Manduley Il tempo passa inesorabilmente. Stanno per compiersi 30 anni da quel venerdì 11 gennaio del 1980, quando il cuore di Celia Esther de los Desamparados Sánchez Manduley smise di battere. Ricordo il grigio di quella mattina e l’insistente pioggerella che accompagnavano l’incredulità. Il dolore e la tristezza impregnarono molto a fondo il cuore dei cubani e fu difficile accettare che quell’essere imprescindibile se n’era andato per sempre. Nata il 9 maggio del 1920 a Media Luna, un paesino vicino al golfo di Guacanayabo, Celia crebbe e maturò tra le onde del mare dei Caraibi e le montagne della Sierra Maestra, tra Manzanillo e Pilón, tra gente semplice, patriota e rivoluzionaria. Molto giovane, Celia ebbe vincoli diretti con i più umili tra gli abitanti della sua regione d’origine e con l’intellettualità più progressista del paese. Figlia d’un uomo di straordinaria cultura e bontà, il dottor Manuel Sánchez Silveira, Celia aiutava il padre nell’assistenza ai malati e nella lotta del nobile professionista per migliorare le condizioni di vita dei diseredati e per rendere più decente la politica nazionale. Con lui Celia scalò il Turquino per collocare l’immagine di Martí sulla cima più alta della Patria, con la stessa volontà e persistenza con cui partecipava a tutte le investigazioni storiche e alle attività politiche che arricchivano lo spirito e la vita dello stimato medico rurale. Celia, semplice e silenziosa, fu uno dei grandi pilastri del Movimento 26 di Luglio. Nella lotta clandestina lei organizzò le cellule rivoluzionarie di Pilón, Niquero e Manzanillo; preparò le condizioni per ricevere lo yacht Granma e fu la guida dei contadini della zona che intrapresero le ricerche dei ribelli della spedizione dispersi dopo le difficoltà terribili dello sbarco. Celia fu anche la prima donna che andò sulla Sierra Maestra per combattere nell’Esercito Ribelle. Instancabile, laboriosa, audace e discreta, si guadagnò l’affetto e la fiducia di tutti i combattenti. Fidel lo disse così nel 1957: “E per quel che riguarda la Sierra, quando si scriverà la storia di questa tappa rivoluzionaria, nella copertina dovranno apparire due nomi: David e Norma”, cioè i nomi che usavano Frank País e Celia Sánchez come pseudonimi per la lotta. Trentanni dopo la sua dipartita Celia Sánchez Manduley, la sensibile e fedele guardiana della storia rivoluzionaria e del pensiero di Fidel, le¡, quella che ha lavorato per la Patria socialista fino a quando ha avuto un alito di vita, segue presente in noi che non siamo rimasti abbandonati, perchè la sua luce ci illuminerà per sempre. E ogni giorno, all’alba, la tomba della dolce Eroina della Patria riceve fiori freschi, simbolo dell’affetto e del rispetto del suo popolo (Traduzione Gioia Minuti). | |








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