Donnavventura sbarca a Cuba

Donnavventura sbarca a Cuba
15 Apr 2016

Nella quattordicesima e ultima puntata di questa avvincente spedizione,Donnavventura andrà alla scoperta dell’isola di Cuba, un Paese affascinante che colpisce e conquista al primo sguardo. Il team ha una guida d’eccezione, si tratta di Aliuska, cubana doc, già protagonista del Grand Raid dell’Oceano Atlantico, che ha raggiunto il resto della squadra proprio per far scoprire gli angoli meno conosciuti e più suggestivi del suo Paese natale.

La puntata si apre da L’Avana, la capitale più caliente del Caribe, percorsa in lungo e in largo dalle caratteristiche auto d’epoca colorate e scenografiche. Anche il team sceglie un gioioso macchinone giallo per sentirsi ancor di più parte dello spirito cubano.

L’Avana Vecchia, vale a dire il nucleo storico della capitale, vanta numerosi edifici in stile coloniale spagnolo, ed è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco; è qui che si trova anche la mitica Bodeguita del Medio, il locale frequentato dallo scrittore Ernest Hemingway.

Lasciata dalla capitale il team si dirige verso Maria la Gorda, in direzione sud-ovest, fermandosi in una piantagione di tabacco che qui chiamano oro verde, poiché rappresenta un’importante risorsa economica.

L’agricoltura è una delle attività principali del Paese, anche se portata avanti con mezzi decisamente arretrati, tra cui rudimentali aratri trainati dai buoi, calessi e carretti.

Il viaggio continua verso est, sino a raggiungere la città coloniale di Trinidad, una delle meglio conservate del Centro America. Bella dal punto di vista architettonico, colorata e vitale.

La tappa successiva porta il team ad affrontare un coast to coast raggiungendoVaradero, sulla costa settentrionale dell’isola, località vivace e frequentata anche da molti turisti italiani. Il tempo di un tuffo e si fa ritorno a L’Avana, città ormai familiare e della quale già si sentiva la mancanza.

Il viaggio ormai volge al termine, sono gli ultimi giorni di questa lunga e avvincente spedizione che ha portato le ragazze del team di Donnavventura ad attraversare l’intero Centro America, dal Messico a Panama per poi volare e navigare fra leisole del Mar dei Caraibi, così diverse tra di loro in un alternarsi frenetico di paesaggi e situazioni contrastanti, sino ad arrivare a Cuba ed è qui che si conclude questa avventura straordinaria targata Caribe.

La quattordicesima e ultima puntata del Grand Raid del Caribe è visibile QUI.

 

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Un breve reportage di Michela, di Donnavventura

06/12/2015 – Cuba

LA MIA CUBA

Il vento mi scompiglia i capelli, mentre una musica latina fuoriesce a tutto volume dalle casse di questa vecchia Chevrolet decapottabile, splendidamente verniciata di giallo, che si muove piano attraversando il Malecon, il lungo mare della fatiscente Habana.
Chiudo gli occhi, respirando piano la brezza del mare che mi accarezza il viso e la mia testa si muove, ballando a suon di reggaeton. Mentre lo sguardo è rivolto verso la luce calda del tramonto, il sole si nasconde poco a poco dietro gli edifici della capitale, rivolti verso il mare; mare che è così agitato da provocare onde altissime che esplodono sulla strada e arrivano a bagnarci nel momento del nostro passaggio. Tempismo perfetto. Bagnate, ci guardiamo ridendo e continuiamo a cantare a squarciagola, come gabbiani che spiccano il volo, illuminate da una tenue luce arancione, alzando le braccia che esplodono in cielo gustando il sapore della libertà.
Sembra di sognare, di essere parte di un vecchio film in bianco e nero. Mi guardo intorno, sgrano gli occhi e scuoto la testa: no, è la realtà ed è Cuba, dove il mondo pare essersi congelato all’epoca di Elvis Presley; questa è Cuba, l’ultima destinazione della nostra spedizione, così calda e sensuale da riuscire a rapire il viaggiatore al primo istante, catapultandolo improvvisamente indietro nel tempo.
La Habana è una metropoli disordinata e divertente, nella quale il clacson e il rombo del motore di vecchi macchinoni americani, colorati e scintillanti, sgasa accanto al ripetuto zoccolio di cavalli e carretti, che si fa strada lungo le vie acciottolate della capitale. Passeggiando nel cuore dell’Habana Vieja è tutto un districarsi di viuzze sconnesse, dove un mix di edifici dagli stili architettonici più svariati si fonde, contribuendo alla creazione di una formula perfetta. Romanticismi di dimore in stile Belle Époque, eclettismi barocchi, perfezione neoclassica e simmetrie razionaliste accompagnano lo stile coloniale e fanno da sfondo alla vita di strada, colorata e animata da suoni latini.
Lasciando la capitale e il caos de La Habana, i miei occhi scorrono veloci, ammirando dal finestrino infinite distese di canna da zucchero e verdi piantagioni di tabacco; un patchwork di campi verdi che si alternano ad appezzamenti bruni, arati da buoi come un tempo, e piccole case modeste, dipinte con tinte forti, dove campesinos falciano l’erba o danno da mangiare agli animali che girovagano attorno alle fincas.
Il cibo nelle le case dei campesinos è semplice, delizioso e solitamente include riso e fagioli e ropa vieja, carne di vitello sfilacciata, con verdure; per non parlare della squisita bevanda chiamata “antistress”, celebre nella Finca Agro Ecologica nella Valle del Silencio vicino a Viñales, a base di latte, ghiaccio, cannella e cinque erbe segrete.
Nelle campagne la maggior parte dei campesinos coltiva l’oro verde, ovvero il tabacco, che è la seconda fonte di introiti per il Paese, subito dopo il turismo.
Le vegas, le piantagioni di tabacco, ricoprono il suolo dell’isola e il lavoro artigianale del torcedor è una vera e propria arte, che va affinata negli anni e nella quale si cela la vera essenza di Cuba.
Passando attraverso i paesaggi agresti della regione del Pinar del Rio vedo un’infinità di panni bianchi stesi al sole, che sventolano come bandiere, e scene di vita agreste che paiono sospese al di fuori del tempo. Ogni tanto qua e là qualche muro si eleva, dipinto e colorato, con esclamazioni che acclamano l’eroe della Rivoluzione, il grande Che.
Attraversando la Valle di Viñales il mio sguardo è catturato, come una calamita, da scenari paesaggistici incredibili, scorci che si aprono su vallate verdi e mogotes, caratteristici rilievi a pan di zucchero; il mio orecchio e il cuore sono, invece, rapiti dalla musica, dalla danza e dall’arte locale, capace di regalare emozioni incredibili.
A Viñales siamo accolte da una famiglia, Lola, Osmay e i due piccoli Diego Armando e Luca, che ci ospitano nella loro casa per qualche notte; a Cuba gli hotel non sono molti e per la maggiore hanno preso piede le cosiddette case particular, abitazioni gestite da privati che mettono a disposizione delle stanze e un bagno per i viaggiatori, preparando per loro i pasti.
Sicuramente il tempo passato con Lola e i bimbi è prezioso e fondamentale per riuscire stare a stretto e diretto contatto con la famiglia, per scoprire al meglio la cultura, i ritmi e gli stili di vita di una normale famiglia cubana. La casa è semplice, ma confortevole: un grande albero di Natale si eleva in salotto, carico di festoni e palline colorate; all’imbrunire la famiglia accende le lucine, contribuendo a creare un clima caldo e accogliente, famigliare e unico.
Ogni sera, tornate a casa e rientrate dalla giornata, Lola ci accoglie con un fresco succo di mango in mano, sorridente e curiosa di sentire le nostre storie, proprio come una vera mamma.
É bello vedere la gente che quotidianamente, di sera, esce a piedi e s’incontra in piazza, come una volta, a fumare un sigaro e bere birra seduta sui gradoni di un’antica chiesa coloniale, mentre un gruppo cubano intona canzoni melanconiche. É bello vedere che la piazza qui assolve veramente la funzione per la quale secoli fa fu creata, diventando luogo di scambio e d’incontro quotidiano tra la gente.
Cuba è autentica ed è per questo che sono certa che debba essere vista almeno una volta nella vita, perché è sensazionale e perché è probabile che la magia che aleggia lungo le strade e la sensazione di temps perdu che la rende così unica, possa svanire per sempre.

Michela

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