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Diario di El Paso: Il racconto di Otto Reich (14a parte)

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Dal sito Cubadebate.cu  - di José Pertierra . Traduz. TIO GIGI

  Diario di El Paso: Il racconto di Otto Reich (14a parte) 

   Diario de El Paso: El cuento de Otto Reich

el paso 14

  6 aprile 2011. El Paso, TX.- (articolo realizzato il 26 marzo) -  Oggi, quasi non si è menzionato il nome dell’accusato a giudizio. La Giudice Kathleen Cardone ha permesso alla difesa di Luis Posada Carriles di mettere in discussione il New York Times, la giornalista Ann Louise Bardach e la Repubblica di Cuba.
La scorsa settimana, i pubblici ministeri avevano annunciato di aver finito di presentare testimoni e prove. Durante le 11 settimane di presentazione, la giuria ha visto sfilare 23 testimoni.
La giornalista del New York Times, Ann Louise Bardach, ha chiuso la sessione.
Ora tocca a Posada Carriles presentare la sua difesa.

L’AZZURRO DEL CIELO.

Oggi, è stato chiamato a testimoniare Otto Juan Reich . Il testimone è venuto a El Paso vestito da banchiere. Con un costoso abito azzurro scuro, in tinta con la cravatta dello stesso colore e una camicia bianca inamidata.
Oggi, anche il procuratore, Timothy J. Reardon III, indossava una cravatta color azzurro, il colore ufficiale dell’Università della Carolina del Nord. Entrambi sono ex allievi in quell'Istituto che, proprio oggi pomeriggio, avrebbe giocato una importante partita di basket universitario davanti alle telecamere della televisione nazionale contro l'Università di Marquette.

I sostenitori dell’Università della Carolina del Nord sono soliti indossare qualche cosa di azzurro nei momenti sportivi importanti della loro squadra. Scherzando con i loro colleghi prima dell’inizio della testimonianza di Otto Reich, prevista per oggi pomeriggio, Reardon ha detto a Jeremy Teresinski e a Bridgett Behling “Reich è molto orgoglioso di essersi laureato all’Università della Carolina del Nord”. Ho pensato che questo non mi sorprendeva. L’Università è ottima. Senza che Reardon mi avesse chiesto la mia opinione dissi: “Voi pensate che l’Alma Mater (l’ateneo) sia orgogliosa di lui?" Non ho ricevuto risposta.

LA BIOGRAFIA

Reich ha detto alla giuria di essere nato a L'Avana nel 1945 e di essere emigrato negli Stati Uniti nel 1960. "Avevo 14 anni", ha detto. "Mio padre decise di stabilirsi in Carolina del Nord perché non riusciva a trovare lavoro a New York", ha aggiunto.

Hernandez (uno degli avvocati di Posada Carriles): 'Ha prestato servizio militare nel nostro paese?"

Reich: "Sì, dal luglio 1966 fino al novembre 1969“ Non ha detto e neppure glielo hanno chiesto, se avesse combattuto, a quei tempi, in Vietnam . Orgogliosamente, Reich ha detto ai giurati di aver lavorato per il Presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e per i due presidenti Bush.

LE PERLE DELL’ESPERTO

Dopo la conferma che il lavoro di Reich sotto Reagan includeva pure argomenti relativi a Cuba, la giudice Cardone gli ha concesso l'etichetta di esperto. Questa designazione permette di rendere un parere in tribunale su qualsiasi problema connesso a Cuba.
Il suo giudizio pesa, perché è quello di un esperto.
Grazie a questo Reich ha potuto legittimamente regalare alla giuria queste curiose perle sul suo
"rinomato" sapere :
 - Ci sono 50.000 militari prigionieri a Cuba, e non per insubordinazione.
 - La crisi dei balseros accadde perché rozzi muratori picchiarono sulla testa dei manifestanti durante la sfilata nel “maleconazo" .
- I nostri agenti della FBI e della CIA sono persone oneste che rispettano le leggi e le regole del comportamento umano. I funzionari della DGI cubana invece No.
Rapiscono le persone e, addirittura, le uccidono.

Siccome erano dichiarazioni di un esperto non è stato necessario stabilire la loro veridicità. Non è stata data alcuna spiegazione o dettaglio. La gnosi reichiana (la conoscenza di Reich) conta per quel che conta. Durante le dichiarazioni di Reich contro Cuba, il procuratore Reardon ha protestato energicamente. "Questa affermazione non è pertinente al caso!", ha detto più volte. Curiosamente, il pubblico ministero non ha smesso di lamentarsi perché le dichiarazioni erano prive di fondamento e non perché le favole di Esopo contenevano più verità che le dichiarazioni dell'esperto.
La giudice Cardone ha respinto quasi tutte le sue proteste, dichiarando che le dichiarazioni di Reich erano rilevanti per mettere sotto accusa i testimoni e le prove cubane.
Tuttavia, Reich non ha parlato direttamente contro l’ispettore cubano Roberto Hernandez Caballero o il medico legale Yleana Vizcaíno Dimé. Non ha detto nulla contro di loro, perché non li conosceva. Non ha dovuto aggiunger nulla al carattere o alla testimonianza dei due testimoni cubani. Ha diretto la sua rabbia contro Cuba e quindi, indirettamente, ha cercato di sfidarli.

L’UFFICIO DI DISINFORMAZIONE E PROPAGANDA.

Tra i lavori che Reich ha fatto per il presidente Ronald Reagan, c’è stato quello di direttore, tra il 1983 e il 1986, di una cosa chiamata Ufficio di Diplomazia Pubblica. "Per la prima volta il Dipartimento di Stato ha creato un ufficio per prevenire le critiche sulla nostra politica estera", ha detto Reich. Un'indagine da parte dell'Ufficio di Controllo del Congresso determinò, alla fine degli anni '80, che l’ufficio di Reich cercava di influenzare l'opinione pubblica a favore dei Contra- Nicaragua con "propaganda occulta proibita", proprio quando era direttore dell'Ufficio di Diplomazia del Dipartimento di Stato .
Nessuno ha chiesto al testimone su di un dispaccio, datato 7 Settembre 1988, della Commissione Affari Esteri del Congresso, che valutò il lavoro dell'ufficio diretto da Otto Reich e che così concluse:
"Alti ufficiali della CIA con conoscenza di operazioni segrete, come l'intelligence militare e specialisti in operazioni psicologiche del Dipartimento della Difesa, sono coinvolti nella creazione e nella partecipazione di una operazione di propaganda politica segreta del Dipartimento di Stato che fa riferimento direttamente al Consiglio di sicurezza nazionale e non ai normali canali del Dipartimento di Stato".

Il rapporto aggiungeva che "il Dipartimento di Stato è stato manipolato, e forse anche rovinato, dalla CIA e dal Congresso di Sicurezza per poter stabilire, mantenere e gestire una operazione segreta il cui scopo era quello di primeggiare al Congresso, manipolare i media, e influenzare l’opinione pubblica nazionale."
"Il mio ufficio è stato perquisito e non trovarono nulla", ha detto oggi Reich a El Paso. Tuttavia, nel suo primo discorso da sottosegretario degli affari latino-americani presso il Dipartimento di Stato, Reich ha deriso la polemica e ha salutato i suoi "vecchi colleghi e co-cospiratori non incriminati.

I SUPPOSTI PREGIUDIZI DEL NEW YORK TIMES E DELLA BARDACH

Forse a causa della sua vasta conoscenza sul modo di ingannare e manipolare i media, l'avvocato della difesa ha voluto portare Otto Reich a El Paso. Gli ha chiesto dal  banco dei testimoni, di dare una valutazione sul più grande giornale degli Stati Uniti, il New York Times ."Il New York Times è prevenuto nei confronti dei cubano-americani in generale, ed è contro gli anti-castristi cubano-americani", ha testimoniato l'esperto.

Ha dato inoltre pareri su Ann Louise Bardach, la giornalista del New York Times, alla quale Posada Carriles confessò di aver architettato il piano delle bombe a L'Avana nel 1997.Utilizzando la frase resa famosa da Fox News, il notiziario di estrema destra degli Stati Uniti l'avvocato Hernandez ha detto: "Secondo voi, è giusta ed equilibrata la sigora Bardach?"

"Lei è proprio il contrario di equa ed equilibrata", ha detto Reich. "E' prevenuta nei confronti dei cubano-americani". Hernández ha letto a Reich a voce alta varie citazioni dal libro della Bardach, nelle quali la giornalista parlava di lui. Senza chiedere spiegazioni, ha chiesto se l'informazione della Bardach fosse corretta. "No, non lo è", ha risposto laconicamente Reich.
Nessuna delle citazioni riguardava il caso di Posada Carriles. La sostanza della testimonianza è stata quella di attaccare il New York Times e la giornalista Bardach. "Lei manipola le informazioni e falsifica le cose", ha detto Reich.

Eileen Murphy, la vice presidente delle comunicazioni del New York Times, ha risposto questo pomeriggio sulle opinioni del testimone: "Otto Reich non ha evidenziato alcun errore sugli articoli [di Ann Louise Bardach], né nessun altro (lo ha potuto fare) , nei 13 anni trascorsi dal momento che questi sono stati pubblicati ", ha detto.
Da Santa Barbara, California, la Bardach ha anche risposto alle dichiarazioni di Reich. "Giornalisti con pregiudizio verso gli esuli cubani non riescono ad intervistare Orlando Bosch, Antonio Veciana, Salvador Lew, Juanita Castro, Angel Alfonso, Raul Masvidal e decine di cubano-americani a Miami, come ho fatto io . La più meritata critica a Otto Reich, noto per le sue campagne vendicative contro i giornalisti e coloro che egli percepisce come suoi critici, me compresa, non è una riflessione nei confronti di altri cubani-americani" .
Sebbene Reich fosse autorizzato a rilasciare sue opinioni su Cuba, Venezuela, America Latina, il New York Times e Ann Louise Bardach, la giudice Cardone non ha permesso al testimone di opinare su Luis Posada Carriles, e non ne ha nemmeno spiegato il perché.

NON SI E’ PARLATO DEL GOLPE O DI ORLANDO BOSCH.

A El Paso non è venuto alla luce il ruolo giocato da Otto Reich durante il golpe in Venezuela del 2002, la sua critica al processo democratico venezuelano e il suo sostegno immediato ai golpisti.
Il quotidiano britannico The Guardian, ha rivelato nell’aprile 2002, che fonti dell'Organizzazione degli Stati Americani confermarono che Reich ebbe una serie di incontri con golpisti importanti nei mesi immediatamente precedenti il golpe, con loro furono discussi i dettagli, comprese le opportunità e le possibilità di successo che determinarono essere eccellenti ".

Il giorno del golpe, secondo il Guardian, "Reich convocò gli ambasciatori di America Latina e Caraibi nel suo ufficio. Disse che Chavez si era dimesso ed che era responsabile del proprio destino, e che anche il governo USA avrebbe sostenuto il colpo di stato di Carmona." Il procuratore Reardon non ha chiesto  nulla sui dispacci del Dipartimento di Stato, del 1986 e 1987, a conferma che Reich, allora ambasciatore statunitense in Venezuela, avesse chiesto a Washington più volte circa la possibilità che Orlando Bosch potesse entrare Stati Uniti, nonostante la sua lunga storia di terrorismo oltre ad essere co-cospiratore con Posada Carriles sulla caduta di un aereo di linea.

LA CULTURA CUBANA

Reardon ha chiesto al testimone circa le bombe a L'Avana del 1997. Sebbene fosse considerato un esperto su Cuba, Otto Reich ha ammesso che tutto quello che sa circa la campagna terroristica è quello che ha letto sui giornali. "Non ho studiato sulla serie delle bombe", ha detto.
"Pensa che le bombe a L'Avana nel 1997 influenzarono il turismo sull'isola?" Gli ha chiesto Reardon.

"Signor Reardon", disse Reich, come se stesse tenendo una conferenza sulle relazioni internazionali, "la violenza, è parte della cultura cubana".

MACBETH

Che cosa può esser rimasto alla giuria della testimonianza di Otto Reich a El Paso? E' chiaro che l’ex funzionario dei governi repubblicani, da Reagan a George W. Bush, non va d’accordo con i comunisti o col New York Times. Chiaramente disprezza personalmente Ann Louise Bardach.
Ma è anche chiaro che non ha assolutamente nulla da dire sugli attentati a L'Avana nel 1997, o sul viaggio di Luis Posada Carriles nel Santrina nel marzo 2005. Non era a L'Avana nel 1997, o alla Isla Mujeres nel 2005.

Ha detto di aver conosciuto Posada Carriles per la prima volta la scorsa notte a El Paso.
La testimonianza di Reich ci ricorda il Macbeth: "La vita non è altro che un'ombra che cammina, un attore di poco conto che si pavoneggia e si muove un'ora in scena e poi dopo si viene a sapere di lui che è un racconto ... pieno di rumore e di furore, ma che non significa nulla."

UNA NOTA

Conobbi Otto Reich nel dicembre 1999 , quando fummo invitati entrambi nel programma The News Hour, del canale PBS , nel primo di vari dibattiti televisivi sul caso di Elian Gonzalez..
Ovviamente lui difendeva con cappa e spada affinché il piccolo rimanesse a Miami.
Dal momento in cui Juan Miguel è riuscito a tornare con suo figlio nella sua casa di Cardenas, undici anni fa, non avevo più incontrato Reich. L'ho visto nuovamente ieri sera in albergo e l'ho salutato.

Ha ricordato le nostre discussioni , "Pertierra, non ti vedo dal caso Elian."
Quel caso, Otto,  lo vincemmo noi “, gli ho ricordato.
Trascrizione del dibattito di Pertierra con Otto Reich-sul sito di PBS a poche settimane dal rapimento di Elián. Pertierra dice : "Il signor Reich non vuole che il bambino vada a vivere a Cuba, ma purtroppo per lui il bambino non è suo figlio. Il padre è l'unico che ha l'autorità legale per decidere dove e come il bambino debba vivere.".

* José Pertierra è un avvocato e ha il suo ufficio a Washington. Rappresenta il Venezuela nel caso di estradizione di Luis Posada Carriles.

Leggi la 1a Parte Diario di El Paso: Il medico legale cubano

Leggi la 2a parte: Diario di El Paso: Un testimone incompetente o preparato?

Leggi la 3a parte: Diario di El Paso: Seguendo la pista del denaro

Leggi la 4a parte: Diario di El Paso: La FBI prova le ragioni di Cuba

Leggi la 5aparte: Diario di El Paso: L’amico di Fabio

Leggi la 6aparte: Diario di El Paso: Maria Elvira, la Diva del pomeriggio

Leggi la 7aparte: Diario di El Paso: a Posada Carriles la battaglia del fax

Leggi l'8a parte: Diario di El Paso: le ragioni di Tony Álvarez

Leggi la 9a parte:  Diario di El Paso: La testimonianza di Ann Louise Bardach

Leggi la 10a parte: Diario di El Paso: Bardach contro Hernandez, primo round

Leggi l'11a parte: Diario di El Paso: La Bardach nel paese delle meraviglie

Leggi la 12a parte: Diario di El Paso: Il tango di Posada

Leggi la 13a parte: Diario di El Paso: Porte battenti

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    Por José Pertierra - Marzo 26, de 2011 El Paso, TX.-Hoy casi no se mencionó el nombre del acusado en corte. La Jueza Kathleeen Cardone permitió que la defensa de Luis Posada Carriles pusiera en tela de juicio al periódico The New York Times, a la periodista Ann Louise Bardach y a la República de Cuba.
La semana pasada, la fiscalía anunció que había terminado de presentar testigos y evidencia. Durante las 11 semanas de su presentación, desfilaron por el tribunal 23 testigos.  La periodista del New York Times, Ann Louise Bardach, cerró esta sesión. Ahora le toca a Posada Carriles presentar su defensa.

EL AZUL DEL CIELO

Hoy citó a Otto Juan Reich al estrado. El testigo llegó a El Paso vestido de banquero. Con un traje de azul oscuro caro que le hacía juego a una corbata del mismo color y a una camisa blanca muy almidonada.
El fiscal Timothy J. Reardon III, también vistió hoy una corbata azul del cielo, el color oficial de la Universidad de Carolina de Norte.
Ambos son ex-alumnos de ese instituto, que esta tarde jugaba un importante partido de baloncesto universitario ante las cámaras de la televisión nacional contra la Universidad de Marquette. Los partidarios de la Universidad de Carolina del Norte estilan mostrar alguna prenda en azul carolina en momentos importantes deportivos.Jugueteando con sus colegas antes del comienzo del testimonio de Otto Reich esta tarde, Reardon le dijo a Jeremy Teresinski y a Bridgett Behling: “Reich está muy orgulloso de haberse graduado en la Universidad de Carolina del Norte”.
Eso no me sorprende, pensé. La universidad es buena. Sin que Reardon me haya preguntado mi opinión, le dije: “¿Cree usted que su Alma Máter esté igualmente orgullosa de Otto Reich?” No me respondió.

LA BIOGRAFIA

Reich le contó al jurado que nació en La Habana en 1945 y emigró a los Estados Unidos en 1960. ”Tenía 14 años”, dijo.”Mi padre decidió establecernos en Carolina del Norte, porque no pudo encontrar trabajo en New York”, añadió. ”¿Usted prestó servicio militar a nuestro país?”, le preguntó Arturo Hernández, el abogado de Posada Carriles.
“Sí. Desde julio de 1966 hasta noviembre de 1969?, respondió Reich. No dijo y no le preguntaron si había combatido en Viet Nam en esa época. Orgullosamente, Reich le contó al jurado que trabajó para el Presidente de los Estados Unidos, Ronald Reagan, y también para los dos presidentes Bush.

LAS PERLAS DEL EXPERTO

Después que Reich le confirmara que sus funciones bajo Reagan incluían temas relacionados con Cuba, la jueza Cardone le concedió la etiqueta de experto. Esa designación le permite rendir en corte una opinión sobre cualquier asunto relacionado a Cuba. Su opinión pesa, porque es la de un experto.
Por eso Reich pudo legalmente regalarle al jurado estas curiosas perlas de su “experta” sabiduría:
Hay 50,000 militares presos en Cuba, y no por insubordinación.
La crisis de los balseros ocurrió, porque rudos obreros de la construcción le dieron fuertes golpes a las cabezas de unos manifestantes durante el maleconazo.
Los agentes de nuestro FBI y CIA son personas decentes que obedecen a las leyes y a las reglas de conducta humana. Los funcionarios del DGI cubano no. Ellos secuestran a las personas y hasta los asesinan.
Como lo declaró un experto no hizo falta establecer la veracidad de sus opiniones. No dio ni explicaciones ni detalles. La gnosis reichiana pesa por sí misma. Durante todas las declaraciones de Reich contra Cuba, el fiscal Reardon protestó enérgicamente. ”¡Esta declaración no es pertinente al caso!”, dijo en repetidas ocasiones. Curiosamente, el fiscal no se quejó de que las declaraciones carecían de fundamento y que las fábulas de Esopo contienen más verdades que las declaraciones del experto.
La jueza Cardone rechazó casi todas sus protestas, porque dictaminó que las declaraciones de Reich son pertinentes para impugnar a los testigos y a la evidencia cubana.
Sin embargo, Reich no hizo declaraciones directas contra el inspector cubano Roberto Hernández Caballero o la forense Yleana Vizcaíno Dimé. No dijo nada contra ellos, porque no los conoce. No tiene que aportar contra el carácter o el testimonio de los dos testigos cubanos. Dirigió su furia contra Cuba y de esa manera indirecta trató de impugnarlos.

LA OFICINA DE DESINFORMACION Y PROPAGANDA

Entre los puestos que Reich desempeñó para el Presidente Ronald Reagan, estaba el de Director -entre 1983 y 1986- de algo llamado la Oficina de Diplomacia Pública. ”Fue la primera vez que el Departamento de Estado creó una oficina para adelantarse a las críticas de nuestra política exterior”, declaró Reich.
Una investigación de la Oficina de Contraloría del Congreso determinó, a fines de los 80, que esa oficina que dirigió Reich trató de influir en la opinión pública a favor de la Contra nicaragüense con “propaganda encubierta prohibida”, cuando era director de la Oficina de Diplomacia del Departamento de Estado.
Nadie le preguntó tampoco al testigo sobre un informe, fechado el 7 de septiembre de 1988, del Comité de Relaciones Exteriores del Congreso, que evaluó el trabajo de la oficina que dirigió Otto Reich y concluyó:
“Altos oficiales de la CIA con conocimiento de operaciones encubiertas, igual que de inteligencia militar y especialistas en operaciones psicológicas del Departamento de Defensa, estaban íntimamente involucrados en establecer y participar en una operación de propaganda política en un oscuro Buró en el Departamento de Estado que reportaba directamente al Consejo de Seguridad Nacional y no a través de los canales normales del Departamento de Estado”.

El Informe añadió que “el Departamento de Estado fue manipulado, y quizás hasta comprometido, por  la CIA y el Consejo de Seguridad Nacional para establecer, sostener y manejar una operación encubierta cuyo propósito era cabildear al Congreso, manipular a los medios, e influenciar la opinión pública doméstica”.
“Mi oficina fue investigada y no encontraron nada”, declaró Reich en El Paso hoy.  Sin embargo, en su primer discurso como Subsecretario para asuntos de América Latina en el Departamento de Estado, Reich se burló de la controversia y saludó a sus “antiguos colegas y co-conspiradores no encausados”.

LOS SUPUESTOS PREJUICIOS DEL NEW YORK TIMES Y LA BARDACH

Quizás por su amplio conocimiento sobre como desinformar y manipular a los medios, el abogado defensor quiso traer a Otto Reich a El Paso. Le pidió que, desde el estrado, rindiera una evaluación del periódico más importante de los Estados Unidos, The New York Times.
“El New York Times está prejuiciado contra los cubanoamericanos en general, y contra los cubanoamericanos anti-Castro”, testificó el experto. También opinó sobre Ann Louise Bardach, la periodista del New York Times, a quien Posada Carriles le confesó ser el autor intelectual de las bombas en La Habana en 1997.
Utilizando la frase hecha famosa por la Fox News, el noticiero ultraderechista de los Estados Unidos, el abogado Hernández preguntó: “En su opinión, ¿es fair and balanced la Sra. Bardach?”
“Ella es todo lo contrario a justa y balanceada”, respondió Reich. ”Está parcializada contra los cubanoamericanos”.
Hernández le leyó a Reich en voz alta varias citas del libro de Bardach, en la que la periodista lo menciona. Sin pedirle explicaciones, le preguntó si la información de Bardach era correcta. ”No, no lo es”, respondió escuetamente Reich.
Ninguna de las citas tenían que ver con el caso de Posada Carriles. El meollo del testimonio consistió en atacar al New York Times y a la periodista Bardach. ”Ella manipula información y falsifica cosas”, declaró Reich.
Eileen Murphy, la vicepresidenta de Comunicaciones de The New York Times, respondió esta tarde a las opiniones del testigo: ”Otto Reich no ha mostrado algún error factual en los artículos [de Ann Louise Bardach], ni tampoco alguien más, en los 13 años desde que éstos han sido publicados”, dijo.
Desde Santa Barbara, California, Bardach también respondió a las declaraciones de Reich. ”Periodistas con prejuicios contra los exiliados cubanos no logran entrevistas con Orlando Bosch, Antonia Veciana, Salvador Lew, Juanita Castro, Angel Alfonso, Raúl Masvidal  y decenas más de cubanoamericanos en Miami, como he logrado yo. La muy merecida crítica a Otto Reich, conocido por sus campañas vengativas contra periodistas y contra quienes él percibe ser sus críticos, incluyéndome a mí, no es una reflexión contra los demás cubanoamericanos”, dijo.
Pese a que había permitido que Reich emitiera sus opiniones sobre Cuba, Venezuela, América Latina, el New York Times y Ann Louise Bardach, la jueza Cardone no permitió que el testigo opinara sobre Luis Posada Carriles, y ni siquiera explicó el por qué.

NO SE HABLÓ DEL GOLPE O DE ORLANDO BOSCH

En El Paso no salió a relucir el papel de Otto Reich durante el golpe de Estado en Venezuela en el 2002, su crítica al proceso democrático venezolano y su apoyo inmediato a los golpistas.
El diario británico The Guardian, reveló en abril de 2002, que fuentes de la Organización de Estados Americanos confirmaron que Reich tuvo una serie de reuniones con los principales golpitas en los meses inmediatamente antes del golpe, y que discutieron los detalles —incluyendo su coyuntura y las posibilidades del éxito que ellos determinaron ser excelentes”.
El día del golpe, informó The Guardian, “Reich citó a los embajadores de América Latina y el Caribe a su oficina. Les dijo que Chávez había renunciado y era responsable por su propio destino, y que los Estados Unidos apoyarían al gobierno del golpista Carmona.
“El fiscal Reardon no le preguntó al testigo sobre los cables del Departamento de Estado de 1986 y 1987, que confirman que Reich, entonces embajador de Estados Unidos en Venezuela, le pidió a Washington varias veces información sobre la posibilidad que Orlando Bosch pueda entrar a los Estados Unidos, a pesar de su largo historial de terrorismo y de ser co-conspirador con Posada Carriles de la voladura de un avión de pasajeros.

LA CULTURA CUBANA

Reardon sí le preguntó al testigo sobre las bombas en La Habana en 1997. A pesar de considerarse un experto sobre Cuba, Otto Reich admitió que lo único que sabe sobre esa campaña terrorista es lo que había leído en los periódicos.”No he estudiado lo de la serie de bombas”, dijo.
“¿Cree usted que las bombas en La Habana en 1997 afectaron al turismo en la isla?”, le preguntó Reardon al experto.”Señor Reardon”, explicó Reich como si estuviera impartiendo una cátedra en relaciones internacionales, “la violencia es parte de la cultura cubana”.

MACBETH

¿Qué pudo haber recogido el jurado del testimonio de Otto Reich en El Paso? Está claro que el ex-funcionario de los gobiernos republicanos, desde Reagan hasta George W. Bush, no comulga con los comunistas o con el New York Times. Es evidente que desprecia personalmente a Ann Louise Bardach.
Pero también quedó claro que no tiene absolutamente nada que aportar sobre las bombas en La Habana en 1997 o sobre el viaje de Luis Posada Carriles en el Santrina en marzo de 2005. No estaba en La Habana en el 1997, o en Isla Mujeres en el 2005. Dijo que conoció a Posada Carriles por la primera vez anoche en El Paso.
El testimonio de Reich nos hace recordar a Macbeth: ”La vida no es más que una sombra en marcha; un mal actor que se pavonea y se agita una hora en el escenario y después no vuelve a saberse de él: es un cuento … lleno de ruido y de furia, que no significa nada”.

UN APARTE

Yo conocí a Otto Reich en diciembre de 1999, cuando coincidimos en el programa The News Hour, del canal PBS, en el primero de varios debates televisivos sobre el caso de Elián González.
Él, por supuesto, defendía a capa y espada que el niño se quedara en Miami.Desde que Juan Miguel logró regresar con su hijo a su casa en Cárdenas, hace once años, no había vuelto a toparme con Reich. Lo volví a ver anoche en el hotel y lo saludé. Mencionó nuestros debates: “Pertierra, no te veo desde el caso Elián”.
“Ese caso, Otto, lo ganamos”, le recordé.
 
Transcripción del debate Otto Reich- Pertierra en la página web de PBS a escasas semanas del secuestro del niño Elián. Dice Pertierra: "El Señor Reich quizás no quiera que el niño viva en Cuba, pero desafortunadamente para él el niño no es su hijo. El padre es el único que tiene la potestad jurídica para decidir dónde y cómo el niño debiese vivir".

*José Pertierra es abogado y tiene su bufete en Washington. Representa a Venezuela en el caso de extradición de Luis Posada Carriles. Tiene su bufete en Washington DC.

Leas la Primera Parte Diario de El Paso: La forense cubana

Leas la segunda parte: Diario de El Paso: ¿Un testigo despistado o preparado?

Leas la tercera parte: Diraio de El Paso: Siguiendo la pista al denaro

Leas la cuarta parte: Diario de El Paso: Prueba el FBI las razones de Cuba

Leas la cuinta parte: Diario de El Paso: El amigo de Fabio

Leas la parte N.ro 6: Diario de El Paso: María Elvira, la Diva de la Tarde 

Leas la parte N.ro 7: Posada Carriles gana la batalla del fax

Leas la parte n.ro 8: Diario de El Paso: Las razones de Tony Álvarez

Leas la parte N.ro 9:  Diario de El Paso: El testimonio de Ann Louise Bardach

Leas la parte n.ro 10: Diario de El Paso: Bardach vs Hernandez, primer round

Leas la parte n.ro 11: Diario de El Paso: Bardach en el País de las Maravillas

Leas la parte n.ro 12: Diario de El Paso: El tango de Posada

Leas la parte n.ro 13: Diario de El Paso: Puertas batientes

 

 

 

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Ultimo aggiornamento Martedì 05 Aprile 2011 12:02  

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