Da: luchatuyucataino di/por Fernando Ravsberg (trad. Tio Gigi )
Intervista con Mariela Castro
Entrevista con Mariela Castro

- — Mariela Castro è la direttrice del Centro Nazionale di Educazione Sessuale , CENESEX , luogo dal quale lotta , assieme ai suoi molteplici attivisti ,affinché vengano rispettati i diritti della Comunità delle lesbiche , gay , bisessuali e transessuali (LGBT).
La figlia del presidente cubano ha ottenuto notevoli progressi quali portare socialmente l'omofobia alla luce del sole, autorizzare le operazioni gratuite per cambio sesso e togliere dalla emarginazione questa comunità organizzandola nella difesa dei propri diritti. (...) CONTINUA
Il CENESEX questo fine settimana è stato al centro dell’attenzione per la Giornata Mondiale della Salute Sessuale, dove furono presentati libri , audiovisivi, e furono organizzati laboratori per giovani rockers, punks e emos, il cui spazio è in discussione per una parte della società .
Abbiamo colto l’opportunità e Mariela ci ha concesso un'intervista esclusiva.
D. In che momento iniziaste a lavorare in difesa dei diritti della comunità LGBT ?
R. Iniziammo dopo il 2000 , più direttamente evidenziando i diritti sessuali , specialmente di coloro che furono ostacolati dai pregiudizi della società cubana.
D. Quanto si è andati avanti da allora?
R. I nostri legami con le istituzioni hanno rafforzato la nostra posizione nella società per rendere più visibili i problemi che tocchiamo. Questo è servito a preparare più professionisti e la rete degli attivisti del CENESEX. Il dialogo che abbiamo raggiunto con il Dipartimento Ideologico del Partito Comunista è stato molto importante perché, anche se all’inizio erano molto spaventati , ora sono nostri alleati.
D. Ma tutte queste relazioni non sono servite a far passare il Codice della Famiglia che include i diritti della comunità LGBT ...
R. Queste barriere dimostrano che il pregiudizio è ancora più forte di quelle istituzioni che vogliamo sviluppare.Il Codice della Famiglia è già stato redatto, ma sappiamo che il Ministero della Giustizia sta variando , a fronte dei pregiudizi, ciò che abbiamo proposto. Ma se ciò che approveranno non risponderà ai diritti delle persone LGBT non abbiamo nessuna intenzione di accettarlo.
Ci dispiace che non ci abbiano incluso nella discussione, perché ora stanno facendo un puzzle con quello che abbiamo detto e coi pregiudizi.
D. Come può influire l’alleanza fra chiesa cattolica e governo cubano?
R. Credo che in una società ci deve essere collaborazione tra tutte le istituzioni. La Chiesa Cattolica è coerente nel sollevare il proprio disaccordo con ciò che facciamo, ma non sta facendo guerra. Non penso sia in loro l‘ostacolo.
D. Tuo padre ha parlato di discriminazione contro i neri, le donne, religiosi e persino i giovani. Come è possibile che non è riuscito a parlare della comunità LGBT?
R. Perché ovviamente vicino a lui ci sono ancora molte persone omofobiche e , per lui, non dovrebbe essere così facile raggiungere un consenso. Lui ha introdotto il tema, ma non è riuscito a lanciarlo completamente. Mi è stato detto da delegati al Congresso del PCC, che ha discusso della questione e che ha detto che bisognava prendere decisioni e superare questi problemi. Questo mi ha dato grande fiducia e grande fede, mi auguro che per la Conferenza del PCC sia affrontata la questione .
D. Cosa ancora rimane che ostacola ?
R. Gli ostacoli rimangono perché i pregiudizi dominano le decisioni istituzionali, qualche cosa potrà variare da questo processo globale di cambiamento che sta avvenendo a Cuba. Nella misura in cui il problema rimanga in discussione e si inizi a prevedere che la questione rientri dentro il ruolino di lavoro.
D. Molte persone si lamentano che si spendano le risorse della Salute Pubblica in operazioni gratuite per cambio di sesso.
R. Qui , per le operazioni di vita o morte non c’è carenza di risorse, se manca qualche cosa la si trova , questa è una politica voluta da Fidel, che fortunatamente è stata mantenuta. Inoltre, le operazioni di cambiamento di sesso non sono così costose e non sono un capriccio.
Si tratta di una questione di diritto e se la Salute Pubblica è un diritto di tutte le persone non può essere esclusa per i transessuali.
D. Ho sentito dire che molte tue inquietudini ti arrivino da ciò di tua madre pensava
R. Il suo lavoro a capo della Federazione delle Donne Cubane le ha dato la possibilità di comprendere questioni come quelle stigmatizzate dalla comunità LGBT . Anche al tempo della UMAP (le Unità Militari in Aiuto alla Produzione erano fattorie di lavoro in cui furono messi gli omosessuali negli anni '60 che dopo un paio di anni furono smantellate) e del Quinquenio Gris (fu un periodo negli anni 70 di sovietizzazione culturale a Cuba, durante il quale furono emarginati intellettuali per le loro preferenze sessuali.), la sua è stata una delle voci che si è opposta.
Quando fu proposto il Codice della Famiglia approvato nel 74 o nel 75, mia mamma suggerì che il matrimonio fosse considerato "l'unione tra due persone" in modo che per le coppie omosessuali non sussistessero problemi.
Molto mi ha anche trasmesso mio padre. Anche se la gente non lo sa, non era a favore di molte di queste cose (la repressione contro i gay), ma doveva muoversi in un consenso di gruppo molto complesso.
Non era d'accordo grazie a mia madre, perché lui viene da una cultura patriarcale e omofobica, ma riconobbe che poté cambiare grazie alla influenza di lei .
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- — Mariela Castro es la directora del Centro Nacional de Educación Sexual, CENESEX, desde donde lucha, junto a cientos de activistas, por lograr que se respeten los derechos de la Comunidad de lesbianas, gays, bisexuales y transexuales (LGBT).
La hija del presidente de Cuba ha logrado avances importantes como hacer socialmente visible la homofobia, autorizar las operaciones de cambio de sexo gratuitas y sacar a la comunidad de la marginación para organizarla en la defensa de sus derechos.
El CENESEX fue este fin de semana el punto más álgido de las actividades por el Día Mundial de la Salud Sexual, presentaron libros, audiovisuales, y organizaron talleres para jóvenes rockeros, punks y emos, cuyo espacio está siendo cuestionado por una parte de la sociedad.
Aprovechando la ocasión Mariela nos concedió una entrevista exclusiva.
P: ¿Cuándo empezaron a trabajar en la defensa de los derechos de la comunidad LGBT?
R: Empezamos después del 2000 más directamente en la visualización de los derechos sexuales, especialmente de los de las personas LGBT que habían sido muy obstaculizados por los prejuicios de la sociedad cubana.
P: ¿Cuánto se ha avanzado desde entonces?
R: Nuestros vínculos con las instituciones han fortalecido nuestra posición en la sociedad para visibilizar los temas que abordamos. Ha servido para que se preparen más profesionales y la red de activistas del CENESEX.
El diálogo que hemos logrado con el Departamento Ideológico del Partido Comunista ha sido muy importante porque, aunque al principio estaban muy asustados, ahora son nuestros aliados.
P: Pero todas esas relaciones no han servido para que se apruebe el Código de Familia que incluye los derechos de la comunidad LGBT…
R: Estos obstáculos demuestran que aun los prejuicios son más fuertes que las instituciones que queremos desarrollar.
Ya está redactado el Código de Familia pero sabemos que en el Ministerio de Justicia lo está requete-redactando para tratar de cambiar, desde sus prejuicios, lo que hemos propuesto. Pero si lo que aprueban no responde a los derechos de las personas LGBT no lo vamos a aceptar.
Lamentamos que no nos hayan incluido en ese debate porque están haciendo un rompecabezas con lo que planteamos y los prejuicios.
P: Cómo los puede afectar la alianza de la Iglesia Católica y el gobierno cubano
R: Yo creo que en una sociedad deben existir alianzas entre todas las instituciones. La iglesia Católica es consecuente en plantear su desacuerdo con lo que hacemos pero no nos está haciendo la guerra. Yo no siento que en ellos esté el obstáculo.
P: Tu papá ha hablado de la discriminación contra los negros, las mujeres, los religiosos e incluso los jóvenes. ¿Cómo es que no has logrado que mencione a la comunidad LGBT?
R: Porque evidentemente cerca de él hay aun muchas personas homofóbicas y, para él, lograr consenso no debe ser tan fácil. Él está introduciendo el tema aunque no ha logrado lanzarlo definitivamente. Según me contaron delegados al Congreso del PCC, él habló del tema y dijo que ya había que tomar decisiones al respecto y superar esos problemas. Eso me dio mucha confianza y mucha fe, yo espero que para la Conferencia del PCC el tema se aborde.
P: ¿Cuáles son los principales obstáculos que quedan?
R: Los obstáculos se dan porque los prejuicios dominan las decisiones institucionales, algo que puede cambiar a partir de este proceso general de cambios que se está dando en Cuba. En la medida en que siga siendo participativo como empezó va a facilitar que este tema entre dentro del engranaje.
P: Muchas personas se quejan de que se gasten los recursos de la Salud Pública en operaciones gratuitas de cambio de sexo.
R: Aquí, para las operaciones de vida o muerte no faltan los recursos, si no los hay salen a buscarlos, esa es una política impulsada por Fidel, que por suerte se ha mantenido. Además las operaciones de cambio de sexo no son tan caras y no son un capricho.
Esta es una cuestión de derecho y si la Salud Pública es un derecho de todas las personas a los transexuales no se les puede excluir.
P: He oído que muchas de estas inquietudes tuyas parten del pensamiento de tu mamá (1)?
R: Su trabajo al frente de la Federación de Mujeres Cubanas le dio la posibilidad de entender otras problemáticas como las que estigmatizan a la comunidad LGBT. Incluso en la época de las UMAP (Las Unidades Militares de Ayuda a la Producción fueron granjas de trabajo en las que se internaron a los homosexuales funcionaron en los 60, durante un par de años y fueron desmanteladas.) y el Quinquenio Gris (fue una época en los años 70 de sovietización cultural en Cuba donde importantes intelectuales fueron marginados por sus preferencias sexuales.), ella fue una de las voces que se opuso a ese proceso.
Cuando se propuso el código de familia aprobado en el 74 o 75, mi mamá proponía que el matrimonio se considerara “la unión entre dos personas” para que las parejas homosexuales no tuviesen problemas.
Mucho también me trasmitió mi papá. Aunque la gente no lo sepa, él no estaba a favor de muchas de estas cosas (represión contra los gay) pero tenía que moverse en un consenso grupal muy complejo.
No estaba de acuerdo gracias a mi mamá, porque él viene de una cultura patriarcal y homofóbica, pero reconoce que pudo cambiar gracias a la influencia de ella.






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