Di/Por Marco Todarello tratto da www.lettera43.it (trad. Español Tio Gigi)
Calcolati 20 mld di barili. Repsol avvia le perforazioni.
Cuba, un mar de oro negro
Calcularon 20 mil millones de barriles. Repsol inicia las perforaciónes.

La mattina del 19 gennaio i giovani cubani si sono precipitati sul Malecón, il celebre lungomare a L’Avana, a guardare quel gigante d’acciaio rompere la monotonia della linea dell’orizzonte. Forse senza sapere che la piattaforma petrolifera Scarabeo 9 potrebbe cambiare per sempre il loro destino, e quello di Cuba.
UN MARE DI ORO NERO. Costruita in Cina per conto di Saipem (la società di Eni costruttrice di infrastrutture per il settore petrolifero), la piattaforma servirà alla spagnola Repsol per le perforazioni sottomarine alla ricerca di petrolio. L’oro nero c’è, sotto il mare a nord ovest di Cuba. Ne sono convinti i tecnici locali ma anche i geologi statunitensi. Si tratta solo di capire bene dove, in quali quantità e quali sono i tempi estrattivi. (...CONTINUA / SIGUE...)
IL SOGNO DELL'INDIPENDENZA ECONOMICA. La disponibilità di nuove e ingenti quantità di greggio rappresenterebbe per l’isola una svolta storica: dopo i sussidi sovietici, terminati nel 1990, e il salvagente del turismo, che ha tenuto in piedi L’Avana fino ai nuovi aiuti di Pechino e soprattutto di Caracas, Cuba potrebbe arrivare per la prima volta a una vera indipendenza economica.
Le attività di Scarabeo 9, mostro della tecnologia da 750 milioni di dollari, avranno inizio il 30 gennaio nella zona di Jaguey, a 22 miglia dalla costa.
Sotto il mare circa 20 miliardi di barili
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| La piattaforma Scarabeo 9 posizionata nelle acque a nord est di Cuba. (Foto dall'articolo di Lettera 43) |
Il servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs) ha calcolato che le riserve di petrolio cubano nelle acque del Golfo del Messico ammontano a 4,6 miliardi di barili, mentre gli specialisti locali sono convinti che i barili di greggio disponibili siano almeno 20 miliardi.
Numeri che già da qualche tempo hanno risvegliato l’appetito delle principali imprese petrolifere straniere, con cui Cuba deve comunque scendere a patti perché non dispone di mezzi e tecnologie propri.
REPSOL IN PRIMA LINEA. A spuntarla è stata la Repsol che, al costo di un affitto di 511 mila dollari al giorno versati allo Stato cubano, si è assunta i rischi delle perforazioni. Con le forti correnti sottomarine che caratterizzano quello specchio di mare, estrarre petrolio a 1.700 metri di profondità (anche se la piattaforma italiana è collaudata per spingersi fino a 3.600) sarà tutt'altro che una passeggiata. Ma il gioco vale la candela visto che in caso si trovasse l'oro nero, la compagnia avrà diritto alla gestione del giacimento e alla metà delle riserve.
LA CORDATA DI SOCIETÀ. Repsol, autorizzata a operare su circa 2 mila chilometri quadrati di mare, sarà affiancata da Statoil-Hydro (Norvegia), Ongc (India), Petronas (Malaysia), PetroVietnam (Vietnam), Gazprom (Russia), Sonagol (Angola), Pdvsa (Venezuela) e Cnooc (Cina).
USA ESCLUSI A CAUSA DELL'EMBARGO. Nel progetto non compare nessuna impresa statunitense a causa dell’embargo che Washington impone all’isola dal 1961. Un paradosso che, forse mai come oggi, si ritorce contro gli interessi dell’industria petrolifera e, più in generale, dell’economia a stelle e strisce.
L'ESPOSTO REPUBBLICANO. Non è un caso che l’ala più radicale della politica americana, guidata dalla deputata repubblicana cubano-statunitense Ileana Ros-Lehtinen, abbia firmato un esposto per chiedere alla Repsol di abbandonare il progetto.
«Il petrolio servirà solo a finanziare l’apparato repressivo del governo cubano», hanno denunciato in un documento 34 deputati di Washington, «che cerca un salvacondotto economico con la complicità di Repsol».
Pronta è stata la risposta di Rafael Arias, direttore di Cupet, la compagnia petrolifera statale di Cuba, secondo cui la richiesta dimostra «l’extraterritorialità dell’embargo, le pressioni interne al Congresso e gli interessi dell’amministrazione nordamericana per impedire che altri Paesi o compagnie straniere facciano affari con Cuba».
I BLOCCHI DI WASHINGTON. Sempre l’embargo è il motivo per cui l’inizio delle perforazioni è stato posticipato di diversi anni. Secondo una norma del blocco economico, in qualsiasi apparato che intenda fare affari a Cuba non può esserci più del 10% di tecnologia statunitense. Ed è proprio per soddisfare questa clausola che la costruzione della Scarabeo 9 nei cantieri di Shangai è stata lunga e complessa.
Washington, nel tentativo di frenare il progetto, ha sollevato anche la questione del rischio ambientale, soprattutto dopo il disastro della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Salvo poi accorgersi che la sicurezza era compromessa anche da un’altra norma prevista dall’embargo, poi revocata dal governo Obama, che impediva alla compagnie statunitensi di intervenire con i propri mezzi nel caso di un'eventuale fuoriscita di petrolio dai pozzi cubani.
Tra pozzi e raffinerie, il business futuro de L'Avana
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| Cuba, la raffineria di Cienfuegos. (Foto dall'articolo di Lettera 43) |
La scoperta di greggio nelle acque cubane trasformerebbe lo storico nemico in un mercato troppo attraente, e non solo per la materia prima. L’Avana sta progettando infatti la costruzione di nuove raffinerie (e l'ampliamento di quelle esistenti). Un piano di cui, in un’era post-embargo, potrebbero beneficiare più di ogni altro proprio gli Stati Uniti, la cui capacità di raffinazione riesce a coprire solo l’80% della domanda interna.
Tra i progetti sul tavolo c’è anche la ristrutturazione della raffineria di Cienfuegos, e la trasformazione del porto di Mariel, a 40 chilometri da L’Avana, in terminale strategico per l’industria petrolifera.
PREVISTI 525 MILA BARILI AL GIORNO. Oggi Cuba estrae con i pozzi di terraferma circa 53 mila barili di petrolio al giorno a fronte di un consumo di 150 mila. Sopperisce al greggio mancante con le importazioni, soprattutto dal Venezuela. Se le perforazioni andranno a buon fine e i pozzi entreranno a regime, si calcola che nel 2016 l'isola potrebbe produrre 525 mila barili al giorno.
Tolta la quota destinata al consumo interno e quella che andrebbe di diritto alle imprese straniere, con l’attuale prezzo del greggio (98,8 dollari al barile) entrerebbero ogni giorno nelle casse dello Stato, 18 milioni e 550 mila dollari in più. Si tratterebbe della più grande rivoluzione dopo quella dei barbudos, del 1959.
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En la mañana del 19 de enero los jóvenes cubanos se apresuraron en el Malecón, el muelle más famoso de La Habana, para mirar el gigante de acero que rompía la monotonía del horizonte. Tal vez sin saber que la plataforma petrolera Scarabeo 9 podría cambiar para siempre su destino y el de Cuba.
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| La plataforma Scarabeo 9 situada en el nordeste de las aguas de Cuba. (Foto desde artículo de Lettera 43) |
UN MAR DE ORO NEGRO. Construida en China en nombre de italiana Saipem (empresa de ENI constructora de infraestructuras para el sector petrolero), la plataforma servirá a la española Repsol para las perforaciones submarinas en búsqueda de petróleo . El oro negro está allí, bajo el mar en el nordeste de Cuba. Están convencidos los técnicos locales y también los geólogos de EEUU.
Simplemente hay que saber donde, en que cantidades y cuáles son los tiempos de extracción.
EL SUEÑO DE LA INDEPENDENCIA ECONÓMICA. La disponibilidad de nuevas y grandes cantidades de petróleo crudo a la isla sería un punto de inflexión histórico: después de los subsidios soviéticos, terminados en 1990, y el salvavidas del turismo, que ayudó a La Habana (Cuba) hasta las nuevas ayudas de Beijing y sobre todo de Caracas, Cuba podría conseguir por primera vez una real independencia económica.
Las actividades de Scarabeo 9, monstruo de la tecnología que costó 750 millones de dólares, iniciarán el 30 de enero en cerca de Jaguey, a 22 millas de la costa.
Bajo el mar hay unos 20 mil millones de barriles
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| La plataforma Scarabeo 9 situada en el nordeste de las aguas de Cuba. (Foto desde artículo de Lettera 43) |
El Servicio Geológico de EEUU (USGS) ha estimado que las reservas de petróleo en aguas cubanas del Golfo de México son 4,6 millones de barriles,mientras que los expertos locales están convencidos de que los barriles de petróleo disponibles son por lo menos 20 mil millones .
Números que desde hace algún tiempo, han despertado el apetito de las grandes compañías petroleras extranjeras, con las que Cuba tiene que llegar a un acuerdo, sin embargo, debido a que no tiene sus propios medios y tecnologías.
REPSOL EN PRIMERA LÍNEA. La ganadora fue la Repsol que , que con costo de un alquiler de $ 511.000 por día pagado al Estado cubano ha asumido los riesgos de las perforaciones. Con las fuertes corrientes submarinas que caracterizan a la zona de mar, extraer el petróleo a una profundidad de 1.700 metros (aunque la plataforma italiana se ha demostrado puedas ir hasta 3600) será cualquier cosa menos que un paseo. Pero el juego vale la pena: si buscaran el oro negro, la empresa tendrá derecho a un medio de manejo de los yacimientos y reservas.
TODAS LAS IMPRESAS. Repsol, autorizada para operar sobre 2 mil kilómetros cuadrados de mar, estará acompañada por Statoil-Hidro (Noruega), Ongc (India) , Petronas (Malaysia), PetroVietnam (Vietnam), Gazprom (Rusia), Sonagol (Angola) , Pdvsa (Venezuela) y Cnooc (China).
EE.UU. EXLUIDOS A CAUSA DEL EMBARGO. En el proyecto no aparece ninguna empresa de EE.UU. a causa del embargo que Washington impone a la isla desde 1961. Una paradoja que, ahora como nunca antes, se vuelve contra los intereses de la industria del petróleo y, en general, de la economía a barras y estrellas.
EL EXPUESTO REPUBLICANO. No es casualidad que la ala más radical de la política estadounidense, encabezada por la diputada republicana cubanoamericana IleanaRos-Lehtinen, han firmado una petición pidiendo a Repsol de abandonar el proyecto.
"El petróleo solo servirèa por financiar el aparato represivo del gobierno cubano "informaron en un documento 34 diputados de Washington" en busca de un salvaconducto economico con la complicidad de Repsol ".
Lista fue la respuesta de Rafael Arias, director de Cupet, la compañía petrolera estatal de Cuba,la solicitud muestra que "la extraterritorietad del embargo, las presiones internas del Congreso y los intereses de la administració n de los EE.UU. para evitar que otros paises u empresas extranjeras hicieran negocios con Cuba"
LOS BLOQUES DE WASHINGTON. El embargo es la razón por la cual ha sido retrasado el inicio de la perforación de varios años.De acuerdo a una disposición del bloqueo económico , en cualquier dispositivo que desea hacer negocios en Cuba no puede ser más del 10% de la tecnología de los EE.UU. Y es para cumplir con esta cláusula , que la construcción de la Scarabeo 9 en Shanghai ha sido larga y compleja.
Washington , en el intento de detener el proyecto , también ha planteado la cuestión del riesgo ambiental, sobre todo después del desastre de la plataforma Deepwater Horizon en el Golfo de Mexico. Para darse cuenta después de que la seguridad se vio comprometida por una norma distinta en virtud del embargo, y luego revocada por la administración Obama, que prohibió a las compañías de EE.UU. Con sus propios medios de intervenir en el caso de perdidas de petroleo en los pozos cubanos.
ENTRE LOS POZOS Y LAS REFINERIAS , EL FUTURO NEGOCIO DE LA HABANA
El descubrimiento de petróleo en aguas cubana va a transformar el histórico enemigo en un mercado muy atractivo , y no solo por la materia prima. La Habana está planeando la construcción de nuevas refinerías, de hecho ( y la expansión de las existentes ). Un plan que , en una época de post-embargo, podría beneficiar mas que todo los EE.UU., cuya capacidad de refinación es capaz de cubrir solamente el 80% de la demanda interna.
Entre los proyectos hay también la renovación de la refinería de Cienfuegos, y la trasformación del puerto del Mariel, a 40 kilómetros de La Habana, en terminal estratégico para la industria petrolera.
ESPERANCIA DE 525 MIL BARRILES POR DÍA. Hoy Cuba extrae con los pozos en tierra cerca de 53 mil barriles de petróleo al dí a en comparación con un consumo de 150.000. Compensa la falta de petróleo con importaciones, especialmente de Venezuela. Si las perforaciones serán fructíferas y los pozos empezaran a extraer , se estima que en 2016 la isla podría producir 525 mil barriles por día.
En la actualidad Cuba extrae de pozos en tierra firme cerca de 53 mil barriles de petróleo al día en comparación con un consumo de 150 000. Compensa la falta de petróleo con importaciones, especialmente de Venezuela. Si la perforación de pozos y no podrá llegar a la velocidad, se estima que en 2016 la isla podría producir 525 000 barriles por día.
Quitada la parte del consumo interno, y la que debería de derecho a las empresas extranjeras , con el precio actual del petróleo crudo (98,8 dólares por barril) podrían llegar, todos los días, en las cajas del Estado, 18 millones y 550 mil dólares mas. Esta seria la mas grande revolución de 1959, la de los barbudos.









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