MINA’: “Lula onesto: troppe stronzate dette su di lui”


05 Apr 2016

Di/por Alessandro Da Roldlettera43.it – trad. Tio Gigi

icona_Italia – Gianni Minà, tra i protagonisti della storia della televisione italiana, uno dei giornalisti più noti in Italia e soprattutto in America latina (tra le librerie dell’Avana a Cuba si trovano ancora adesso le sue interviste a Fidel Castro) non usa mezzi termini per commentare lo scandalo che nelle ultime settimane ha investito Luiz Ignacio Lula Da Silva, ex presidente del Brasile accusato di occultamento di patrimonio e frode fiscale nello scandalo Petrobas, la multinazionale del petrolio del Paese. 
«CAMPAGNA DENIGRATORIA». «È in corso una campagna denigratoria da parte di molte multinazionali nordamericane e dei mezzi di informazione complici che vogliono riprendersi il Brasile, specie dopo che questo grande Stato è diventato leader dell’estrazione sottomarina del petrolio. Una plateale guerra commerciale ed economica», spiega a Lettera43.it.
Minà conosce bene Lula. Da molti anni.
L’HA OSPITATO A CASA SUA. Lo ha ospitato a volte a casa sua in Italia tra gli Anni 80 e 90, quando l’ex presidente brasiliano era un semplice sindacalista della Volkswagen, dove lavorava da tornitore.
«Talvolta, con Frei Betto, il teologo della Liberazione, esempio di quel cattolicesimo militante che sta alla base della sua elezione, veniva a casa mia e poi partecipava alle manifestazioni sindacali organizzate dalla Cgil per confrontarsi sulle politiche del lavoro. Sulla sua onestà non ci sono dubbi. E in 40 anni di lavoro giornalistico in America latina, al contrario di molti colleghi, non ho mai sbagliato una volta sull’integrità di una persona».

DOMANDA. Lo ha sentito negli ultimi tempi?
RISPOSTA. No, non lo sento da un po’.
D. Le accuse nello scandalo Petrobas sembrano pesanti.
R. Forse può esserci stato qualcosa di non corretto nell’apparato. E questo ci può stare. Ma ne uscirà come sempre pulito. E poi noi italiani siamo gli ultimi a poter dare lezioni di morale.

D. Eppure c’è chi parla della caduta di un mito dopo questa inchiesta.
R. Lula è stato, per due mandati, un grande presidente del Brasile, un Paese con più di 200 milioni di abitanti, che ha portato la nazione delle favelas a essere la sesta potenza mondiale.
D. Però?
R. Certo nelle favelas la polizia sparava con troppa facilità, come avviene anche negli Stati Uniti, e forse Dilma Rousseff, eletta dopo Lula, non è stata brillante come lui.
D. Il settimanale brasiliano Veja ha raccontato di un presunto «piano segreto» per evitare il carcere all’ex presidente brasiliano: vorrebbe chiedere asilo politico in Italia.
R. Noi italiani siamo ormai abituati al gossip, ma questo passaggio, mi permetta, è un po’ azzardato.
D. C’è chi mette in relazione la sua presunta richiesta di asilo alla mancata estradizione dell’ex terrorista Cesare Battisti.
R. Non ho seguito a fondo la vicenda Battisti, per il quale non nutro nessuna simpatia, ma ricordo sempre quello che mi disse un mio amico cantautore brasiliano.

D.Cioè?

R. «Voi italiani non avete fatto ancora i conti con il vostro passato e avete già dimenticato, nel tranciare giudizi, che siete il Paese che ha prodotto sette stragi di Stato mai condannate e mai chiarite, ma se non sbaglio anche la Francia, patria della democrazia, vi ha negato l’estradizione di Battisti».
D. Sergio Moro, il procuratore che indaga su Petrobas, dice di ispirarsi ad Antonio Di Pietro.
R. Non lo conosco abbastanza per esprimere un giudizio, ma penso che stia facendo il suo dovere.
D. Cosa c’entrano le multinazionali con lo scandalo Petrobas?
R. C’è un tentativo palese di delegittimare l’operato di Lula. È già successo in Venezuela con Chavez e Maduro o in Argentina con la Kirchner.
D. Una trama già vista?
R. È la testimonianza della volontà di un certo potere nordamericano di riprendere sotto l’ala l’America latina.
D. Perché?
R. Le multinazionali del Nord del mondo sono prigioniere delle loro politiche sconsiderate, e così vanno all’attacco: vogliono neutralizzare con la connivenza della Borsa di New York e di qualche cacique della confindustria brasiliana con i giacimenti sottomarini del petrolio di quel Paese.
D. C’è un piano delle multinazionali anche dietro il disgelo tra gli Stati Uniti e Cuba?
R. Assolutamente no. Obama sull’argomento ha detto: «Abbiamo fallito» e ha chiesto scusa. Qualcosa che non era mai avvenuto nella storia degli Stati Uniti. Ripeto, si è impegnato a far terminare l’embargo e a restituire Guantanamo.
D. Però il Brasile ha ospitato il Mondiale di calcio nel 2014. E nel 2016 arriva l’Olimpiade.
R. Sono una di quelle persone che non crede più in queste grandi manifestazioni. E il mio amico Pietro Mennea era uno che sottolineava quanto l’Olimpiade a Roma non servisse a niente.
D. L’economia, secondo molti, rischia di risentirne nei prossimi anni. Anzi pare ne stia già risentendo. E c’è chi scarica tutto questo sempre su Lula e le sue politiche economiche.

R. Lula, tanto per ricordare, ha varato con successo un piano come Fame Zero che ha assicurato la possibilità di alimentarsi tre volte al giorno a 60 milioni di cittadini atterrati dalle politiche neoliberali di chi lo aveva preceduto al governo di Brasilia. Sono cose che ha fatto Lula, di certo non i Ds in Italia.

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icona_Cuba MINA’: “Lula honesto: demasiadas porquerías dijeron de él”

– Gianni Mina, uno de los protagonistas de la historia de la televisión italiana, uno de los periodistas más famosos en Italia y especialmente en América Latina (entre las bibliotecas de La Habana en Cuba todavía se pueden buscar libros de sus entrevistas a Fidel Castro) no tiene pelos en comentar el escándalo que en las últimas semanas ha invertido Luiz Ignacio Lula Da Silva, ex presidente de Brasil acusado de alzamiento de bienes y fraude fiscal en el escándalo Petrobras, la multinacional petrolera del País.

Campaña de difamación“. “Hay una campaña de difamación en curso por parte de muchas multinacionales norteamericanas y de los medios de información cómplices que quieren recuperarse el Brasil, sobre todo después de este gran estado se ha convertido en el líder de extracción submarina de petróleo . Una flagrante guerra comercial y económica “, dijo a Lettera43.it.

Mina conoce bien Lula. Desde muchos años.

Era un huésped en su casa. Se quedo’ a veces en su casa en Italia entre los años 80 y 90, cuando el ex presidente de Brasil era un simple sindicalista de Volkswagen, donde trabajaba como tornero.

A veces, con Frei Betto, el teólogo de la Liberación , ejemplo del catolicismo militante que es a la base de su elección, él vino a mi casa y luego participaba en los actos organizados por el sindicato CGIL para discutir sobre las políticas laborales. En su honestidad no hay duda. Y en 40 años de trabajo en periodismo en América Latina, a diferencia de muchos colegas, nunca una vez me he equivocado sobre la integridad de una persona “.

PREGUNTA .Habló con él últimamente?

RESPUESTA. No, no hablo con él hace un poco de tiempo.

Los cargos en el escándalo Petrobas parecen pesados.

Tal vez puede haber habido algún problema en el aparato. Y esto puede ser . Pero va a salir como siempre limpio. Y entonces nosotros italianos somos los últimos para poder dar lecciones de moral.

Sin embargo, algunas personas hablan de la caída de una leyenda después de esta investigación.

Lula fue, durante dos periodos, un gran presidente de Brasil, un País con más de 200 millones de habitantes, lo que llevó a la nación de las favelas a ser la sexta potencia mundial.

¿Todavía?

Ciertamente en las favelas la policía disparaba con demasiada facilidad, como también sucede en los Estados Unidos, y tal vez, Dilma Rousseff, elegida después de Lula, no fue tan brillante como él.

El semanario brasileño Veja habló de un supuesto “plan secreto” para evitar la cárcel al ex presidente de Brasil: que buscaría pedir asilo político en Italia.

Los italianos están acostumbrados a los chismes, pero este pasaje, me dejas, es un poco arriesgado.

Hay los que se refieren a su supuesta solicitud de asilo en el hecho de no extraditar al ex terrorista Cesare Battisti.

No seguí plenamente la historia de Battisti, por lo cual no guardo ninguna simpatía, pero siempre recuerdo lo que me dijo un mi amigo cantante y compositor brasileño.

¿Qué?

” Ustedes , italianos aún no han llegado a un acuerdo con su pasado y ya han olvidado, en el corte de juicios, que son el País que ha producido siete masacres de Estado nunca condenados y nunca aclarados, pero si no me equivoco también la Francia, la cuna de la democracia, ha negado la extradición de Battisti “.

Sergio Moro, el fiscal que investiga sobre Petrobras, dijo estar inspirado por Antonio Di Pietro.

No lo conozco suficientemente para expresar una opinión, pero creo que está haciendo su deber.

P. Que enlaze hay entre las multinacionales y el escándalo Petrobras?

Hay un claro intento de deslegitimar el trabajo de Lula. Lo mismo ha ocurrido en Venezuela con Chávez y Maduro o en Argentina con la Kirchner.

Una estafa que ya se vio’ ?

Es el testimonio de la voluntad de un cierto poder de América del Norte para tomar de nuevo bajo el ala América Latina.

¿Por qué?

Las empresas del Norte del mundo son prisioneras de sus políticas imprudentes, y por lo que van al ataque: quieren neutralizar con la connivencia de la Bolsa de Nueva York y algunos caciques de la confederación brasileña de los industriales con los depósitos submarinos de petróleo de ese País.

Hay un plan de las corporaciones multinacionales también detrás del deshielo entre Estados Unidos y Cuba?

Por supuesto que no. Obama sobre el tema, dijo: “Hemos fracasado”, y se disculpó. Algo que nunca había sucedido en la historia de los Estados Unidos. Repito, se ha comprometido a poner fin al embargo y a devolver Guantánamo.

Sin embargo, el Brasil fue sede de la Copa del Mundo en 2014. Y en 2016 llegan a los Juegos Olímpicos.

Soy una de esas personas que ya no creen en estos grandes eventos. Y mi amigo Pietro Mennea fue uno que hizo hincapié que los Juegos Olímpicos en Roma no sirven para nada.

La economía, en la opinión de muchos, es probable que sufra en los próximos años. De hecho, parece que ya estamos sufriendo. Y hay quienes descarga todo de nuevo sobre Lula y sus políticas económicas.

Lula, sólo para recordar, ha lanzado con éxito un plan como Hambre Cero que aseguró la oportunidad de comer tres veces al día a 60 millones de ciudadanos desembarcados por las políticas neoliberales de los que le habían precedido al gobierno en Brasilia. Estas son las cosas que hizo Lula, ciertamente no los DS (los politicos de supuesta izquierda italiana)  en Italia.

 

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Tio Gigi
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