Salviamo la Polymita sulphurosa, tesoro di Holguín (15)

Salviamo la Polymita sulphurosa, tesoro di Holguín (15)
23 Mar 2014

Di/Por  Alexis Rojas Aguilera Trad. Stefano Guastella

Polymita

ita HOLGUÍN – E’ urgente lasciarsi alle spalle la retorica e intraprendere azioni concrete e decisive, se davvero esiste la volontà di salvare questo straordinario gioiello con cui la natura ha premiato un piccolo frammento della geografia holguinera, da río Saltadero en Cebolla fino a Yaguaneque, nel municipio di Frank País: la Polymita sulphurosa.

Gli ultimi studi realizzati confermano la riduzione con abbondanza spazio-temporale della popolazione di questo mollusco gasteropode, endemico e specifico di questa regione, diminuita attualmente del 99% rispetto alla sua distribuzione originale, che la posiziona nella categoria Pericolo Critico.

La Polymita sulphurosa, forse la meno studiata tra le sei esistenti nella regione orientale del paese, si può localizzare nelle zone costiere di Cananova, in punti come Cebolla 1, nella baia di Saltadero, in un’area di boschi sempreverdi microfilmi già abbastanza  antropizzata; a Voceadero, baia di Cebolla, annidiate in porzioni di una frangia di vegetazione costiera inferiore ai cinque metri; Boca di Cananova e Yaguaneque, con pochissimi esemplari.

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Gruppi di sulphurosa annidati in cavità di alberi

In questi luoghi sono stati comprovati danni causati dall’attività economica, incluso incendi e abbattimento di alberi, e l’azione di predatori, specialmente roditori come i Rattus rattus, Rattus norvegicus e Mus musculus. Hanno contribuito alla riduzione della specie anche azioni umane volte a collezionare le bellissime conchiglie delle polymitas per fini di lucro.

L’attività dell’uomo, specialmente, è la principale responsabile della frammentazione e del deterioramento degli spazi occupati dalla sulphurosa, però lo stesso uomo ha il compito di salvare questo inestimabile tesoro.

Da molti anni si parla del crescente e sostenuto pericolo che sta affrontando questa singolare specie, però attualmente nessuna vera azione sostenibile è stata fatta per proteggere e conservare la specie.

Ogni creazione della natura è importante e ogni perdita è irreparabile e significa milioni di anni di evoluzione perduti. La Polymita sulphurosa è unica e irripetibile, ragioni che tolgono il sonno agli specialisti, che vedono le popolazioni degli habitat di questa specie come gli attori unici e insostituibili per uno sforzo enormemente necessario.

Dovendo elaborare un programma di conservazione per la Polymita sulphurosa Morelet 1849, è stato elaborato un progetto focalizzato sul garantire la sopravvivenza della specie, con una marcata presenza comunitaria, che contribuirà alla soluzione di uno dei problemi relazionati alla perdita accelerata della biodiversità, basato sulla gestione dell’ecosistema.

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I colori della Polymita rendono attraente questa specie, purtroppo, anche per coloro che sradicano i gasteropodi dal loro habitat per fini di lucro

Le azioni  prevedono la creazione di un Centro di Riferimento Ambientale, con una banca di informazioni sulla biologia e la conservazione delle specie del genere Polymita (proprio quando la sulphurosa è la più minacciata), che agisca come base per applicare le conoscenze pratiche e teoriche di conservazione e del suo habitat ed elaborare la documentazione  necessaria per lo sviluppo dell’Educazione Ambientale partecipativa di tutti i membri della comunità.

Il progetto include la caratterizzazione fisico-geografica della biodiversità, la società e l’economia delle comunità più vicine, enfatizzando i concetti di gestione integrale in cooperazione con i gruppi di utenti e le autorità regionali e locali nelle zone di attenuazione, dove la strutturazione e il funzionamento siano retti da norme, requisiti e criteri conservativi.

Tali aspetti sono stabiliti dal Decreto Legge nr. 201 / 99 per le ree Protette e la Legge 81/97 del Medio Ambiente, oltre a tenere in conto l’applicazione della Risoluzione 160 del 2011,  che proibisce l’estrazione delle specie dai loro habitat.

E’ necessario anche determinare l’area di conservazione, implementare e valutare un programma di gestione che comprenda una popolazione rappresentativa e vitale dal punto di vista genetico, dove si possa garantire la sopravvivenza della specie, con il fine di arrestare il deterioramento dell’habitat e poter iniziare la riabilitazione degli ecosistemi.

Però fino ad oggi, tutto questo non trascende dalla retorica e la situazione si aggrava ogni giorno di più. C’è da iniziare un’azione concreta, per evitare un indesiderabile Requiem per la sulphurosa, una rarità biologica cubana comparabile solamente, anche se molto più vulnerabile, con l’Almiquí, il Manjuarí o il Manatí. Salvarla è un dovere e un obbligo.

Purtroppo, non meno compromessa è la situazione degli altri cinque gioielli della Malacologia  terrestre cubana, la Polymita picta, la Polymita venusta, la Polymita muscarum, la Polymita brocheri e la Polymita versicolor, tutte esclusive dell’Oriente cubano.

Tra i molluschi gasteropodi che abitano il pianeta, le specie del genere Polymita (Beck 1837) hanno la supremazia per la loro bellezza e variabilità. Quest’ultima qualità è una conseguenza delle combinazioni esibite dalle loro conchiglie, per colori e tipi di fasce, unito alla  condizione biogeografia delle loro specie.

Tradizionalmente, questi molluschi risultano essere, da varie generazioni, centro di attenzione da parte di malacologi cubani e stranieri, per la loro importanza scientifica, economica ed ecologica.

Classificazione Scientifica della Polymita

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Regno: Animalia

Phylum: Mollusco

Classe: Gastropode

Ordine: Stylommatophora

Famiglia: Helminthoglyptidae

Habitat: Cuba

Specie di  Polymitas

Polymita venusta Gmelin, 1792
Polymita picta Born, 1780
Polymita muscarum Lea, 1834
Polymita sulphurosa Morelet, 1849
Polymita versicolor Born, 1780
Polymita brocheri Gutiérrez Pfeiffer, 1864

 

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Salvemos la sulphurosa, tesoro de Holguín (15)

HOLGUÍN – Urge dejar atrás la retórica y emprender acciones concretas, decisivas, si definitivamente existe la voluntad de salvar esa extraordinaria joya con que la naturaleza premió a un mínimo fragmento de la geografía holguinera, desde río Saltadero en Cebolla hasta Yaguaneque, en el municipio de Frank País: la Polymita sulphurosa.

Los últimos estudios realizados confirman reducción en la abundancia espacio-temporal de la población de este molusco gasterópodo endémico y estricto de esa región, disminuida actualmente en el 99 por ciento de su distribución original, que la sitúa en la categoría de Peligro Crítico.

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La Polymita sulphurosa, quizás la menos estudiada entre las seis existentes en la región oriental del país, se localiza en zonas costeras de Cananova, en puntos como Cebolla 1, en la bahía de Saltadero, en un área de bosque siempreverde  micrófilo ya bastante antropizado; en Voceadero, bahía de Cebolla, anidadas en parches de una franja de vegetación costera inferior a cinco  metros; Boca de Cananova y  Yaguaneque, con poquísimos ejemplares.

En esos sitios se comprobaron daños por actividad económica, incluidos incendios y tala de árboles, y la acción de depredadores, especialmente roedores como Rattus rattus, Rattus norvegicus y Mus musculus. También humanas para colectar sus  bellísimas conchas con fines lucrativos.

La actividad del hombre, precisamente, es la principal responsable de la fragmentación y deterioro de los espacios ocupados por la sulphurosa, pero es al propio hombre a quien corresponde salvar  tan inapreciable tesoro.

Largos años hace que se habla del creciente y sostenido peligro que afronta esta singular especie, pero en verdad ninguna acción sostenible se ha hecho para proteger la especie y preservarla.

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Cada creación de la naturaleza es importante y cada pérdida irreparable, millones de años de evolución perdidos. La Polymita sulphurosa es única e irrepetible, razones que concitan el desvelo de los especialistas, quienes ven a las comunidades de aquel entorno como los actores esenciales e insustituibles de un esfuerzo sumamente necesario.

De cara al diseño de un programa conservacionista para la Polymita sulphurosa Morelet 1849, se elaboró un proyecto enfocado a garantizar la supervivencia de la especie, con marcada presencia comunitaria, la cual contribuirá a la solución de uno de los problemas relacionado con la pérdida acelerada de la biodiversidad, fundamentado en un modelo de manejo de ecosistema.

Las acciones conciben la creación de un Centro de Referencia Ambiental, con un banco de informaciones sobre la biología y conservación de las especies del género Polymita (justo cuando la sulphurosa es la más amenazada), que actúe como base para aplicar los conocimientos teóricos y prácticos de conservación y su hábitat, y elaborar la documentación necesaria para el desarrollo de la Educación Ambiental participativa de todos los miembros de la comunidad.

Incluye la caracterización físico–geográfica, de la biodiversidad, la sociedad y la economía de las comunidades más cercanas, enfatizando en los conceptos de manejo integral en cooperación con los grupos de usuarios y autoridades regionales y locales en zonas de amortiguamiento, donde la estructuración y funcionamiento sean regidos por normas, requisitos y criterios conservacionistas.

Tales aspectos  están establecidos por el Decreto Ley Nro. 201 / 99 para Áreas Protegidas y la Ley 81/97 de Medio Ambiente, además de tener en cuenta la aplicación de la Resolución 160 del 2011, que prohíbe  la extracción de especímenes de sus hábitats.

También determinar el área de conservación, implementar y evaluar un programa  de gestión que comprenda una población representativa y viable desde el punto vista genético, donde se garantice la supervivencia de la especie, a fin de detener el deterioro del hábitat  e iniciar la rehabilitación de los ecosistemas.

Pero hasta ahora, todo esto no trasciende la retórica y la situación se agrava. Hay que iniciar acciones concretas, para evitar entonar un indeseable Requiem por la sulphurosa, una rareza biológica cubana solamente comparable, aunque muchísimo más vulnerable,  con el Almiquí, el Manjuarí o el Manatí. Salvarla es deber y obligación.

Tristemente, no menos comprometida, es la situación de las cinco restantes joyas de la Malacología terrestre cubana, la picta, la venusta, la muscarum, la brocheri y la versicolor, todas privativas del Oriente.

De los moluscos gasterópodos que habitan el planeta, las especies del género Polymita (Beck 1837) tienen supremacía por su belleza y variabilidad. Esta última cualidad es consecuencia de las combinaciones que exhiben sus conchas en coloración y patrones de banda, unido a la condición biogeográfica de sus especies.

Tradicionalmente estos moluscos resultan centro de atención de varias generaciones de malacólogos cubanos y extranjeros, por su importancia científica, económica y ecológica.

Clasificación Científica Polymita

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Reino:    Animalia
Filo:    Mollusca
Clase:    Gastropoda
Orden:    Stylommatophora
Familia: Helminthoglyptidae
Hábitat: Cuba

Especies de Polymitas

Polymita venusta Gmelin, 1792
Polymita picta Born, 1780
Polymita muscarum Lea, 1834
Polymita sulphurosa Morelet, 1849
Polymita versicolor Born, 1780
Polymita brocheri Gutiérrez Pfeiffer, 1864

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Redazione
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