Sigari, galli e il Che: la ‘svolta immobile’ di Cuba dopo Fidel

Sigari, galli e il Che: la ‘svolta immobile’ di Cuba dopo Fidel
26 Apr 2017

Cuba è ancora Cuba. Per ora. Quattro mesi dopo la morte di Fidel Castro, il fotografo pescarese Rino D’Ostilio è tornato per la quinta volta nell’isola ricca di anime e contraddizioni a filtrarne umori e atmosfere attraverso i suoi speciali scatti in bianco e nero. Nelle case e lungo le strade dell’Avana vieja, ecco il tempo lento delle donne alla finestra, i bambini a disegnare geometrie inedite dietro al pallone che corre, fino al passaggio di qualche vecchia macchina americana o di un risciò. E’ ancora Cuba spontanea e naturale anche dopo il disgelo (a fine agosto 2016, il primo volo commerciale dopo 55 anni dagli Stati Uniti era stato paragonato, per importanza, allo sbarco sulla Luna) e le nuove relazioni con gli States, battezzate da Obama e rallentate dal nuovo inquilino della Casa Bianca. Nonostante tutto è sempre Cuba, con i suoi simboli – il Che, il teatro nacional e le sue sgangherate Cadillac – quella che ancora sogna all’orizzonte del Malecón dai mille chiaroscuri. Cuba che sta cambiando veloce, ma che resta aggrappata all’innocenza e alla naturalezza delle sue bellezze disinibite; alla vanità di personaggi come la beffarda Naná che stringe una sigaretta tra le quattro dita che le restano. Sono le tradizioni e il tempo circolare dell’isola a mantenerla uguale a se stessa. chissà fino a quando. Le fabbriche di sigari alla periferia dell’Avana, con gli operai a una ventina di dollari al mese, si aprono ai visitatori e sono i primi segni del cambiamento. Ma dietro ci sono le piantagioni di tabacco di Pinar del Rio e della Valle del Vinales e i riti del raccolto, con le foglie messe a essiccare nei capanni di paglia e legno prima di passarle allo Stato, per il 90 per cento. Cuba oggi è questo, ma è anche negli sguardi eccitati dei campesinos appresso ai “gallos de pelea” i galli da combattimento. Passione antica dell’isola, non sempre legale. Come Cuba, e le sue mille contraddizioni

Repubblica.it

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