Venezuela: nessuno parla delle vittime della destra

Venezuela: nessuno parla delle vittime della destra
24 Ott 2015

di/por Fabio Marcelli www.ilfattoquotidiano.it Trad. Tio Gigi

Venezuela: nessuno parla delle vittime della destra

Venezuela: nadie habla de las víctimas de la derecha

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Ho avuto occasione di incontrare, qualche giorno fa, i rappresentanti del Comitato delle vittime delle guarimbas venezuelane, che si trovano in Italia dove stanno vedendo vari rappresentanti delle forze politiche, innanzitutto Movimento Cinque Stelle, ma anche esponenti del Pd (deputato Fabio Porta, senatore Claudio Micheloni), di Scelta Civica( Claudio Zin) Gruppo misto (senatore Luis Alberto Orellana) e rilasciando interviste a giornali e televisioni.

Scopo di questa missione è informare l’opinione pubblica sulla vera natura e le reali cause dei disordini che si sono avuti in Venezuela causando 43 vittime. “Guarimba“, letteralmente “nascondino” è il nome dato alla peculiare forma di guerriglia urbana cui la destra si è dedicata per tutto un periodo, con lo scopo dichiarato di ottenere l’estromissione dal governo del presidente legittimamente eletto Nicolas Maduro. Tale strategia è fallita, dato che Maduro è ancora al suo posto, ma ha purtroppo determinato la morte di 43 persone. In precedenza si erano avute altre nove vittime e decine di feriti, nel momento in cui le manifestazioni di giubilo per la vittoria di Maduro il 13 aprile 2013 venivano attaccate da oppositori armati. (CONTINUA/SIGUE…)

 

Le 43 vittime risalgono invece al periodo, tra febbraio e giugno del 2014, in cui parte dell’opposizione sconfitta alle elezioniaveva deciso come accennato di passare a una strategia di tipo insurrezionale. L’invito a scendere in piazza per ottenere in modo violento la cacciata del governo chavista veniva formulato da dirigenti della destra quali Leopoldo Lopez, Maria Corina Machado e Antonio Ledezma. Per questi fatti la magistratura venezuelana ha recentemente condannato a quattordici anni di carcere Leopoldo Lopez.

Delle 43 vittime censite, alcune sono state uccise da franchi tiratori non identificati, altre da agenti della forza pubblica, altre ancora sono perite per incidenti o scoppio di bombe nel momento in cui tentavano di rimuovere le barricate installate dall’opposizione. Secondo il Comitato delle vittime della guarimba la maggioranza delle vittime è responsabilità diretta dei manifestanti violenti, fra di esse si trovano ben nove funzionari dei corpi armati dello Stato. Si sono altresì registrati assalti armati ad asili infantili e centri di salute. In alcuni casi le vittime sono manifestanti. Alcuni agenti della forza pubblica sono sotto processo per uso illegittimo delle armi in relazione a tali episodi.

Ho incontrato in particolare la vedova di Ramzor Bracho Bravo, trentaseienne capitano della Guardia Nazionale, ucciso a pistolettate nella città di Naguanagua, mentre stava soccorrendo un commilitone ferito. Mi ha molto colpito il fatto che la signora, che è tenente della Guardia Nazionale, mi abbia detto che è giusto che gli agenti della forza pubblica che hanno fatto ricorso in modo non legittimo alle armi siano processati e che, quando ha incontrato la moglie di Lopez al Parlamento europeo, le ha gridato: “Mio marito è stato ucciso, mentre il tuo è ancora vivo”. Ho incontrato anche German Oscar Carrero, autista quaranteseienne che ha perso un braccio per una bomba che gli è stata scagliata addosso dai manifestanti mentre trasportava dei medicinali. Altri casi riferiti nell’opuscolo del Comitato sono quelli di Elvis Duran De la Rosa, decapitato da un filo di ferro mentre attraversava in motocicletta una barricata, Rosiris Reyes Rangel, uccisa mentre difendeva un Centro di salute da un assalto, Giovanni José Pantoja, sergente della Guardia nazionale boliviariana, ucciso a colpi di arma da fuoco mentre rimuoveva una barricata, Julio Gonzalez Pinto, pubblico ministero incaricato delle indagini sugli scontri, morto in un incidente stradale dovuto a una barricata, Hender Bastardo Agreda, ucciso mentre festeggiava la vittoria di Maduro, Henry Rangel La Rosa, morto in circostanze analoghe.

E’ molto importante che il Comitato delle vittime della guarimba possa comunicare con organi di informazione e forze politiche, al fine di ottenere un quadro più obiettivo e completo delle gravi violenze che si sono compiute in Venezuela nei periodi riferiti e che non debbono più ripetersi. Infatti  in Italia e in altri Paesi europei tende a essere diffusa un’immagine totalmente falsa e mistificatoria che vede da un lato un governo repressivo e dall’altro un movimento vittima di repressione, immagine per accreditare la quale parte della stampa e dei media sono addirittura ricorsi alla pubblicazione di fotografie desunte da contesti geografici totalmente diversi. La realtà è molto più complessa ed articolata. Il ricorso alla violenza, per cui è stato condannato Leopoldo Lopez, è stato fortemente voluto dai settori apertamente fascisti della destra sconfitta ed attuato con l’intervento di settori organizzati, in particolari esponenti del paramilitarismo colombiano, specie nelle regioni di frontiera tra Venezuela e Colombia, ma anche in altre parti del Paese.

Il Comitato delle vittime della guarimba esige che sia fatta piena luce sui gravi episodi di violenza e sulle circostanze che hanno portato alla morte di oltre cinquanta cittadini venezolani, anche con l’obiettivo di evitare, per il futuro, che ci siano ancora vittime, e di scongiurare la guerra civile. Tale devastante ipotesi è nell’interesse solamente di una classe dominante spodestata ma pronta a tutto pur di tornare al potere ed è evidentemente contraria all’interesse della grandissima maggioranza dei cittadini venezuelani, favorevoli o meno al governo attuale.

Sarebbe opportuno lo capisse anche Amnesty International, cui recentemente è stata spedita una lettera aperta che critica la sua decisione di schierarsi a fianco di Lopez, definito a torto un prigioniero di coscienza. Sconfortante, a tale riguardo, il fatto che la sede romana di tale associazione abbia deciso di non incontrare il Comitato delle vittime della guarimba adducendo incredibilmente il fatto che l’agenda del suo Direttore fosse già piena. Elementi di forte riflessione per un’Associazione che ha fatto indubbiamente molto per i diritti umani ma che rischia oggi di perdere la sua credibilità e la sua autorevolezza, in relazione a tali episodi e altri, come le ingiustificate critiche nei confronti delle milizie curde del Rojava.

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Tuve ocasión de conocer, hace unos días, los representantes del Comité de las víctimas de las guarimbas venezolanas, que están en Italia, donde están viendo representantes de diversas fuerzas políticas, primero el Movimiento Cinco Estrellas, pero también miembros del Partido Democrático (diputado Fabio Porta, senador Claudio Micheloni), de Scelta Cívica (Claudio Zin) Gruppo Misto (senador Luis Alberto Orellana) y dando entrevistas a periódicos y televisiónes.

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El objetivo de esta misión es informar al público acerca de la verdadera naturaleza y de las verdaderas causas de los disturbios que se han producido en Venezuela causando 43 víctimas. “Guarimba”, literalmente “escondido” es el nombre dado a la forma peculiar de guerra urbana, en la que la derecha se dedico’ para todo un período, con el objetivo declarado de derrocar por el gobierno del presidente legítimamente electo, Nicolás Maduro. Esta estrategia ha fracasado, ya que Maduro se encuentra todavía en su lugar, pero ha dado como resultado, lamentablemente, la muerte de 43 personas. Anteriormente había habido otros nueve muertos y decenas de heridos, cuando el júbilo por la victoria de Maduro el 13 de abril 2013 fue atacado por los opositores armados.

Las 43 víctimas se refieren al período entre febrero y junio de 2014, en que parte de la oposición que habia perdido las elecciones había decidido pasar a un tipo de estrategia de insurrección. La invitación a salir a las plazas para conseguir el derrocamiento de modo violento del gobierno chavista fue expresada por los líderes de la derecha, como Leopoldo López, María Corina Machado y Antonio Ledezma. Por estos hechos el poder judicial venezolano ha condenado recientemente a catorce años de prisión Leopoldo López. De las 43 víctimas registradas, algunas fueron asesinadas por francotiradores no identificados, otras por agentes de la policía, y otras han fallecido en accidentes o estallido de bombas cuando intentaron remover las barricadas instaladas por la oposición. Segun el Comité de víctimas de la Guarimba la mayoría de las víctimas es culpa de la responsabilidad directa de los manifestantes violentos, entre ellos nueve funcionarios de las fuerzas armadas del Estado. También se registraron asaltos armados a escuelas infantiles y centros de salud. En algunos casos, hubo víctimas entre los manifestantes. Algunos agentes de las fuerzas de seguridad están en juicio por uso ilegal de armas en relación con este tipo de incidentes. Conocí en particular, la viuda de Ramzor Bracho Bravo, de treinta y seis años , capitán de la Guardia Nacional, asesinado con una pistola en la ciudad de Naguanagua, mientras él estaba ayudando a un camarada herido. Me quedé muy impresionado por el hecho de que la señora, que es un teniente de la Guardia Nacional, me dijo que es correcto que los agentes de la policía que recurrieron a las armas de manera no legítima sean procesados y que, cuando conoció a la esposa de López al Parlamento europeo, ella gritó: “Mi marido fue asesinado, mientras que el tuyo todavía está vivo “. Me reuní también con GermanOscar Carrero, conductor de cuarenta y seis años que perdió un brazo por culpa de una granada que fue lanzada por los manifestantes, mientras que trasportaba medicamentos. Otros casos reportados en el folleto del Comité son los de Elvis Duran De la Rosa, decapitado por un cable de hierro al cruzar una barricada con la motocicleta, Rosiris Reyes Rangel, asesinada mientras defendía un Centro de salud de un asalto, Giovanni José Pantoja, sargento de la Guardia Nacional Bolivariana, muerto por golpes de un arma de fuego mientras eliminaba una barricada, Julio González Pinto, el fiscal encargado de investigar los disturbios, el cual se murió en un accidente de coche debido a una barricada, Hender Bastardo Agreda, asesinado mientras celebraba la victoria de Maduro , Henry Rangel La Rosa, que murió en circunstancias similares.

Es muy importante que el Comité de las víctimas de la Guarimba pueda comunicarse con los medios de comunicación y las fuerzas políticas con el fin de obtener un marco más objetivo y completo de las graves violencias que se han logrado en Venezuela en los períodos reportados y que no deben volver a ocurrir. De hecho, en Italia y en otros países europeos tiende a difundirse una imagen completamente falsa y desconcertante segun la cual hay por un lado, un gobierno represivo y por el otro un movimiento víctima de represión . Para acreditar esta imagen falsa la prensa y los medios de comunicación han publicado fotografías tomadas desde contextos totalmente diferentes . La realidad es mucho más compleja y articulada. El uso de la violencia, por el que fue condenado Leopoldo López, fue fuertemente apoyado por los sectores abiertamente fascistas de la derecha derrotada e implementado con la participación de sectores organizados, en particular miembros del paramilitarismo colombiano, especialmente en las regiones fronterizas entre Venezuela y Colombia , pero también en otras partes del País.

El Comité de las víctimas de la Guarimba requiere que sea hecha plena luz sobre los graves incidentes de violencia y sobre las circunstancias que llevaron a la muerte más de cinquenta ciudadanos venezolanos, con el objetivo de evitar, en el futuro, que haya mas víctimas, y para evitar la guerra civil. Esta hipótesis devastadora es sólo en el interés de una clase dominante derrocada pero dispuesta a hacer cualquier cosa para volver al poder y es, obviamente, en contra de la gran mayoría de los ciudadanos venezolanos, sean favorables o desfavorables para el gobierno actual.

Sería conveniente que lo entendiera también Amnisty Internacional, a la que se envió recientemente una carta abierta criticando su decisión de estar a lado de López, erróneamente definido como preso de conciencia. Deprimente, en este sentido, el hecho de que la sede de Roma de la asociación decidió no reunirse con el Comité de las víctimas de la Guarimba increíblemente citando el hecho de que el programa de su director ya estaba lleno. Elementos de fuerte reflexión para una Asociación que, sin duda, ha hecho mucho por los derechos humanos, pero que corre el riesgo de perder su credibilidad y su autoridad en relación con estas posiciones y otras, como las críticas injustificadas en contra de las milicias kurdas del Rojava.

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Redazione
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