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Home Viaggiare a Cuba I racconti di viaggio Pensieri cubani di Maura Fioroni

Pensieri cubani di Maura Fioroni

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cubadi MAURA FIORONI

L’ 11 settembre è una data strana. Per tanti brutta. Per altri forse no.
A me ricorda il giorno in cui è nato Eusebio Leal Spengler, l’Historiador de la Ciudad de La Habana.
Eusebio è un uomo molto amato a Cuba. La gente ne parla con ammirazione. Si occupa, per dirla in modo semplice, di restaurare alcune parti della città, soprattutto il centro storico.
L’amicizia che lega la mia famiglia a lui, mi permette, oltre che essere a Cuba, di partecipare alla sua festa di compleanno che è stata organizzata da tutti i suoi collaboratori e amici in Oficina, il luogo di lavoro. L’Oficina è un luogo magico, con un ampio cortile in cui si trovano piante di ogni specie e delle galline nere, parecchio strane ma belle, che razzolano lì attorno. E’ strano pensare a questo posto come ambiente di lavoro, ma giuro che gli uffici ci sono. Si trovano al primo piano. Semplici, fatti con  legno. Graziosi. Arredati con quadri di artisti cubani e non, amici di Eusebio e con oggetti di ogni tipo regalati a lui da persone importanti e non.
Arrivo che la festa sta per cominciare. Non conosco quasi nessuno, se non due segretarie che mi erano state presentate nei giorni prima e qualche altra faccia  che non mi è nuova. Sono spaesata, ma curiosa. Tutta questa atmosfera che si sta creando mi piace. Ci sono i bambini di una scuola vestiti come da noi ci si veste a carnevale. Impersonano animaletti, folletti, personaggi delle storie. Ognuno di loro recita una piccola parte. Le persone attorno ridono, sorridono. Io faccio lo stesso, anche se di spagnolo ancora non so nulla. Questi bimbi sono davvero piccolini, ma così bravi che noto la gente osservarli con molta attenzione.
In qualche modo riescono a catturare anche me. Lo fa una bambina, intonando una canzone: “Dos gardenas para ti”. E io muoio. E’ una canzone bellissima, a me fa sempre commuovere, non so perché. Cantata da una bambina che non può avere più di sette anni, mi fa commuovere ancora di più.
A Eusebio io ho regalato una pianta. L’ho fatta recapitare dal fioraio che c’è vicino all’Oficina e spero gli sia piaciuta. Dopo la festa mi manda a chiamare per andare nel suo studio. Forse la pianta non gli è piaciuta, penso. In realtà vuole solo sapere come sto, come va. Io non riesco a spiaccicare una frase di senso compiuto. Un po’per la lingua, un po’ per l’imbarazzo, anche se lui è una persona molto tranquilla. Nonostante i molti titoli che porta davanti al suo nome, nonostante la sua intelligenza e la sua cultura, e nonostante potrebbe possedere ricchezze di ogni, è davvero molto semplice. Veste in modo semplice, con una specie di divisa bianca che poi divisa non è. Ha una casa semplice, si sveglia ogni mattina alle 5 e lavora tutto il giorno fino a tarda sera. Da solo o in mezzo alla gente dell’Havana.
E io nel suo studio a guardarmi attorno. Che ci faccio a Cuba non lo so proprio. Come potrò essere di aiuto qui, nemmeno.
Mi chiede se ho bisogno di qualsiasi cosa. O di persone che possano aiutarmi per vedere in quale settore andare a lavorare. Gli dico di no, di stare tranquillo. Mi risponde di non farmi problemi a chiedere. Ma io me li faccio eccome. Penso di disturbare, e non mi va. Esco dal suo ufficio confusa.
A Cuba ho un amico, che avevo conosciuto due anni prima durante la mia prima visita al paese. Non è un cubano “tipico”. Sembra più europeo. Nei modi, nel vestire, in alcuni pensieri. E’ simpatico e intelligente, a dirla tutta anche carino, ma né io né lui abbiamo mai avuto interesse l’uno per l’altro. Di alcun tipo. In quei mesi questo per me è stato fondamentale.
Decido di chiamarlo. E’ l’unica persona che per ora conosco, e mi va di parlare. Davanti a una cerveza, parliamo di tutto e di niente. Dopo un po’ gli chiedo di parlarmi di Eusebio. Mi racconta che a Cuba, e all’Havana soprattutto, Eusebio è una specie di istituzione. Fa molto per la gente, cerca di risolvere problemi come quello della costruzione di nuove case per famiglie che hanno bisogno di miglior sistemazione. Ma molto più di questo. Insomma, il mio amico mi racconta di che tipo di persona è Eusebio parlando per circa mezzora. Alla fine mi chiede se mi sto rendendo conto con chi sto avendo a che fare. Anche mamma prima di partire me lo ripeteva che non mi stavo rendendo conto.
Si, è vero. Non mi rendo conto. Ma chissà, per il momento, forse, è meglio così.

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Ultimo aggiornamento Giovedì 01 Aprile 2010 11:19  
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