di Maria Giovanna Tamburello
Partiamo il 27 Aprile, diretti all'areoporto di Holguin. Ancora emozionata per il recente incontro con Aleida Guevara, gli oggetti che non entravano nella sua valigia ben riposti nella mia. Glieli porterò a casa, all'Avana, sarà, spero, un'altra occasione per incontrarla.Arriviamo a Las Tunas a sera inoltrata, all'ICAP ci aspettano tutti gli amici che
avevo lasciato un anno fa, emozionati e felici ci abbracciamo. E' come essere tornata a casa, la sensazione calda e piacevole che solo le persone che ami sanno darti.Domani comincia la Brigata, la 18ma in ricordo di Giovanni Ardizzone, che ci vedrà impegnati nel restauro dell' Istituto per disabili fisici e mentali Calixto Arduy Garcia. All'Istituto ci accolgono i...avoratori con il direttore e molti ospiti del centro, che con i loro sorrisi, gli abbracci e la voglia di far festa, vogliono darci il benvenuto fra loro.I lavori da fare sono molti, vanno dall'imbiancatura delle pareti all'impianto elettrico fatiscente, al rimettere a nuovo finestre, letti e suppellettili varie, forse non riusciremo a far tutto,ma di sicuro in quel momento promettiamo a noi stessi di fare il più possibile, prima della partenza vogliamo lasciare almeno un reparto finito. Lavorare è facile, nonostante il caldo e la fatica, i sorrisi dei bambini e gli scherzi degli ospiti più grandi e dei lavoratori mi ripagano di tutto. E poi vedere i miei compagni di brigata, che si danno da fare a dispetto del caldo e, per qualcuno, degli acciacchi dell'età, è un balsamo che mi sprona, anche se, unica donna, devo a volte subirne gli scherzi. Ma sono scherzi causati dall'affetto un po' rude di cui sono oggetto, come le battute di Dario e Donato, che spesso mi preannunciano una morte prematura a causa del fumo!E qualche piccola soddisfazione personale: in virtù del mio spagnolo vengo nominata traduttrice "ufficiale" del gruppo, e vengo persino intervistata dalla TV nazionale! La cosa comica è che la sera il servizio viene trasmesso durante il notiziario, così il giorno dopo vengo chiamata al telefono da una quantità di amici cubani sparsi in tutta l'isola, che mi nominano "celebrità nazionale"!Il primo Maggio partecipiamo alla sfilata, insieme ai compagni dell'Icap, e vengo insignita dell'onore di portare la bandiera cubana. E' una grande emozione, mai avrei immaginato una folla simile, contenta di essere lì, orgogliosa della propria appartenenza a questa piccola grande nazione, e legata alla sua rivoluzione come al valore più sacro per cui lottare! Il 1° Maggio a Cuba è veramente una festa da ricordare: la gente che fin dalle prime ore del mattino passa davanti alla nostra abitazione con ogni mezzo di trasporto possibile, a piedi, con carri e cavalli, in bici o bicitaxi, ciascuno portando la sua bandiera piccola o grande, tutti diretti verso la plaza de la Revolucion, mi fa pensare ad una grande e bella festa, di quelle che dalle nostre parti non ci sono più.Ma nel pomeriggio, nonostante la giornata festiva, ci tocca ancora lavorare: dobbiamo scaricare il container giunto dall' Italia, con il materiale necessario al nostro lavoro e gli aiuti mandati da alcuni dei circoli lombardi. Ma non siamo soli, ci aiutano tutti, all'Istituto, compresi gli ospiti, che con sforzi memorabili scaricano tutti gli scatoloni in pochissimo tempo.Le giornate sono scandite dal lavoro mattutino e dagli impegni politici e ricreativi al pomeriggio, incontri con esponenti del partito, visite a scuole e centri culturali, spettacoli teatrali ed un meraviglioso balletto popolare, che le autorità locali ci offrono.Ci concediamo persino una giornata al mare, a Porto Padre, con pranzo al paladar, a cui partecipano anche alcuni dei compagni cubani.Alla fine del periodo stabilito siamo riusciti a restaurare un intero reparto del Centro, mettendo in posa anche i ventilatori a soffitto, necessari per il benessere dei piccoli ospiti.E' stata un'esperienza che sicuramente mi ha arricchito, se dovessi fare un bilancio direi che quello che noi offriamo è nulla in confronto a ciò che riceviamo in cambio: affetto, allegria, amicizia, senso delle proporzioni rispetto a ciò che veramente serve per essere sereni, e che troppo spesso dimentichiamo, troppo affannati a correre per raggiungere l'inutile e l'effimero. Se dovessi dare una definizione della brigata di lavoro, userei il termine "condivisione". Sappiamo tutti bene che ciò che manca a Cuba sono le materie prime, non certo la mano d'opera. Ma, allora, perchè andare a lavorare? Semplice: per dimostrare al popolo cubano che siamo lì con loro, che desideriamo condividere la fatica quotidiana, che il nostro impegno non vuole e non deve essere un semplice aiuto economico, ma piuttosto una mano stretta all'altra da fratelli e mai da benefattori.Tornerò? Certamente, non potrei più farne a meno, in queste occasioni si stringono lacci che non possono essere spezzati dai molti chilometri che ci separano.
Maria Giovanna Tamburello








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