Diario di viaggio Luglio - Agosto 2008 1a parte a cura di Irene M.
Madrid, 9 luglio 2008 "Muore solo un amore che ha smesso di essere sognato
fatto materia e che si cerca sulla terra." Mancano 2 ore alla partenza del volo per La Habana. Non ho molto tempo, l’aeroporto di Madrid è gigantesco e ci vogliono 25 minuti di tapis roulant solo per arrivare al mio gate di imbarco! Lì scopro che il volo è in ritardo e mi siedo, guardandomi intorno. Per essere un “non-luogo” questo aeroporto è molto originale dal punto di vista architettonico. Intanto il mio mp3 passa “When love breaks down” dei Prefab Sprout. Al gate accanto al mio imbarcano (continua...)
La Habana, 10 luglio 2008"
" ...me pides que sigamos siendo amigos.
¿Amigos para qué? ¡Maldita sea!
A un amigo lo perdono, pero a ti te amo,
pueden parecer banales mis instintos naturales... "
Ho dormito poco ma è normale con il jet lag. Ci aspetta la colazione: pane, miele, burro, omelette, succo di guayaba che mi fa impazzire, il mio tè (earl grey ovviamente) e la nutella portata per Mami ma che Denise mi chiede come regalo, presa da un irrefrenabile attacco di golosità e astinenza! J Ci prepariamo e si esce, per assaggiare il mio primo morso di Habana. L’appuntamento è alle 10 da un “chiropratico” dove Denise si sta curando il mal di schiena…arrivo nell’androne di un palazzo di calle Concordia e vedo un tizio di colore, più o meno della mia età, con un pancione enorme e un lunghissimo sigaro in bocca, bermuda jeans, scarpe da ginnastica con calzini, t-shirt celeste, circondato da decine di persone in attesa che lo osservavano con ammirazione e devozione.Nel suo delirio di onnipotenza, il Doctor Lino parla senza sosta, dicendo frasi di auto-esaltazione tipo Yo soy el medico mas grande de la tierra, yo soy autosufficiente, yo soy servaje (selvaggio), yo soy caballo (dice Denise che si riferisce agli spiriti che lo “montano”) e intanto tocca con gesti rapidi e a scatti il “paziente” che gli sta davanti, in piedi, di solito di spalle a lui che ti tocca la schiena, ti torce il collo, le braccia, ti tocca la pancia, ti solleva per il bacino o per le braccia incrociate (come ha fatto con me) e poi ti dà una pacca per dirti che ha finito. Il tutto dura 2 minuti scarsi per 1 pesos cubano se sei cubano e 20 cuc (pesos convertibili) se sei straniero! Sulle pareti della stanza diverse scritte con testimonianze di guarigioni dai mali più disparati, con date e nomi. Arriva una coppia, lei con una gamba sola, vengono dalla Colombia apposta per farsi toccare da lui che già in passato li ha “curati”; altri gli portano fotografie di parenti malati e allora Doctor Lino fa sulla foto gli stessi gesti che fa dal vivo, aspira il suo sigaro e poi soffia il fumo sulla foto dicendo Tienes solucion, tienes solucion! Denise attende il suo turno, sostiene che dopo la prima seduta si sente già meglio e che io dovrei farmi curare questo terribile raffreddore ma la mia “visita” mi piace solamente per il modo in cui Doctor Lino mi fa scrocchiare la colonna vertebrale dal collo all’osso sacro, pur nel timore che mi spezzi in due! Insomma la prima mattina a La Habana è davvero folcloristica, osservo con stupore e curiosità tutta la gente che è lì e il Doctor Lino…che personaggio favoloso!!! Il raffreddore mi resta uguale a prima, anzi peggio ma hai visto mai che mi abbia curato qualche altra cosa di cui non sapevo???Omaida, amica di vecchia data di Denise, ci raggiunge e ci porta a casa sua per una bibita. Lì conosco Eliane, una ragazza svizzera che sta prendendo lezione di salsa. Lasciamo nutella e alca seltzer a Ilda, la mamma di Omy e poi andiamo in taxi al Saratoga Hotel, in Parque de la India, dove Denise deve scrivere mail. Io ne approfitto e scrivo a casa, mi riposo un po’ mentre il raffreddore mi tormenta e mangio un ottimo tramezzino al tacchino. A casa dormo 3 ore e al risveglio Miriam mi prepara un decotto di aglio, limone e miele che riesco a buttar giù senza problemi…il problema ce l’avranno coloro che mi staranno vicini stasera! La giornata non è finita, Denise ha appuntamento per cena con 3 ragazze americane Helena, Sarah e Ann in un ristorante sul Malecòn, il lungomare de La Habana. Assaggio lì il filetto di pesce tipico e un poco di aragosta: buonissimi! E dopo cena…sì perché c’è pure un dopo cena (alla faccia del jet lag!) incontriamo Evelio e Emilio, che cantano e suonano la chitarra da dio! C’è pure Eliane, passeggiamo un po’ lungo il Malecòn, ormai è buio ma c’è tanta gente seduta sul muretto, non c’è uno spazio libero per metri e metri perché la sera tutti vanno al Malecòn e respirano il mare, parlano, ballano, bevono, lasciano passare il tempo godendosi quella brezzolina marina che ridà respiro dopo la terribile canicola del giorno. Evelio ha una bellissima voce, canta per noi canzoni d’amore ma poi un poliziotto lo ferma e gli dice che non si può suonare per strada. Siamo così costretti ad allontanarci. Niente da fare….uno dei pochi piaceri che hanno e nemmeno quello gli lasciano fare. Alla fine troviamo un posticino tranquillo e lontano dalla folla così Evelio riprende a cantare, poi arriva Wilmer (a conferma del fatto che i nomi cubani sono davvero fantasiosi e originali!) Intanto una famiglia si ferma a ballare, lui, lei una bottiglia di rum, il ragazzino, ubriachi e chiaramente povera gente, magri e scavati ma sorridenti e uniti. Ho un sonno che non ci vedo ma Evelio mi fa cantare, fa la sua parte di uomo cubano romantico ma io non capisco molto, qui parlano spagnolo senza pronunciare la esse e allora rido mentre gli chiedo disperata “hablame con la “s” por favor!” ma lui mi canta d’amore mente Denise chiacchiera con un ragazzo di colore che è babalao (cioè una specie di veggente), io gli dico che l’amore è un’illusione poi ad un certo punto parte con “La mia storia tra le dita” di Grignani in spagnolo…pure qui? Alle 2 circa ci riaccompagnano a casa ed Evelio scrive sms a Denise: “Quiero conocerte alguna vez o tu seras solo una ilusiòn”. Come prima serata niente male per iniziare a capire come funzina qui Notte! J.
La Habana, 11 luglio 2008
"Ay, ay, ay, ay,
Canta y no llores,
Porque cantando se alegran,
Cielito lindo, los corazones..."
Una “traversata” in una macchina vecchia vecchia di un amico di Mercedes e quando dico vecchia intendo anni ’50, come quasi tutte le macchine cubane, grandi, coloratissime, arrugginite nell’anima e che si tengono su grazie agli strati di vernice! Oddio ho visto pure qualche Panda e al Vedado e case bellissime. Siamo io, Denise, Mercedes ed Eliane. La spiaggia dove ci porta oggi Mercedes è Santa Fé (marina Hemingway) non è granché, c’è un casino di gente, tutti stanno all’ombra ed io son la sola che si mette stesa al sole. Questi lo rifuggono, cercano solo il fresco e l’ombra degli alberi perché dicono che già è troppo sopportare quel caldo tutto il giorno tutti i giorni per doverlo fare pure al mare! Invece io non vedevo l’ora, poi con questo catarro il mare non mi fa che bene e così faccio anche il bagno in mezzo alle decine di ragazzini cubani che giocano a palla e fanno un casino che mi pare di essere sulla spiaggia di Mondragone! Pranziamo in un localino sulla spiaggia a base di tostones (platano fritto a rondelle) buonissimi e qualche pesciolino, poi bus pubblico fino alla casa di Ricardo dove cerco di fare due chiacchiere in cubano ma ancora non li capisco, che roba strana! Ritorniamo a La Habana con un’altra macchina stavolta più “nuova”. La quinta Avenida è la strada delle ambasciate, un vialone alberato bellissimo, pieno di Flamboyant, gli alberi dai fiori rossi, una esplosione di colore che si staglia nel cielo blu, case con patii e giardini, in stile coloniale. Mi diverto a guardare e fotografare le targhe delle macchine, i taxi, i cocotaxi gialli. Ho parlato molto con Eliane oggi del carpe diem e dell’amore. Mi trovo molto bene con lei, conversiamo in inglese misto allo spagnolo, è utile avere due lingue a disposizione per chiacchierare, hai più possibilità di esprimerti, nonostante nessuna delle due lingue sia la propria. Ma in un posto come Cuba comunicare sembra più facile, forse per la predisposizione d’animo, la pace che regna, il tempo che scorre lento. O forse perché se si ha la passione per uno stesso posto si ha di certo qualcosa in comune, qualcosa di essenziale…Torniamo a casa per un riposino e poi ci prepariamo per andare a ballare al Florida, un hotel nella Habana Vieja che ha una sala con musica dal vivo e che Denise chiama “jineterolandia”! I Jineteros sono dei bravissimi ballerini e Denise dice che bisogna ricorrere a loro per poter ballare la salsa alla grande. Questi ragazzi sono tutti tirati a lucido, magari vestiti di bianco, con le scarpe dalla punta lunghissima e sempre un fazzoletto nelle mani per asciugarsi il sudore. Il Florida è un locale turistico, c’è un ambiente selezionato e l’ingresso costa 5 CUC con due cocteles inclusi. Ci sono i tavolini tondi, divanetti e una pista da ballo non molto grande ma affollatissima, specie quando c’è il gruppo che suona dal vivo, anche loro bravissimi, quattro ragazzi che ballano, cantano, suonano le maracas e i tamburi e trasmettono un ritmo di un energia pazzesca, non si riesce a star fermi!I Jineteros si accompagnano a turiste di tutte le età, per esempio c’è Wilmer, 27 anni, con una tipa di almeno cinquant’anni, europea, che pareva su’ nonna… io, Denise ed Eliane ci siamo chieste se lui davvero si stesse divertendo come sembrava e ci siamo risposte che così facendo lui ha almeno rimediato qualche sera nei locali, i cocktail e le cene fuori, qualche regalino, notti in grand hotel e magari poi quella se lo sposa e lui realizza il suo sogno di fuggire da Cuba! Comunque c’erano anche coppie giovani che sembravano molto affiatate, almeno nel ballo, le donne straniere e gli uomini cubani, per la maggior parte. Chissà perché.Ci sono un paio di loro che ballano da dio, mi sono incantata a guardarli per ore! Domani avrò la mia prima lezione di salsa e allora sarà bello buttarsi nella mischia con questa gente che ha il ritmo nel sangue e si muove in modo incredibilmente contagioso. E mi correggo, per le mie amiche che mi prendevano in giro: i cubani sono molto carini, alcuni bellissimi, i più neri sono quelli di origine africana e son quelli che ballano meglio di tutti! Non c’è niente da fare!E così la serata è volata, si è fatta l’una e ci siamo incamminate a piedi verso casa. Le stradine della Habana Vieja sono abbastanza tranquille ma superato l’incrocio di Galiano si entra nel Centro Habana che è la parte più povera e fatiscente. Io ho la borsetta di filo a tracolla, cammino disinvolta quando un ragazzino viene fuori da un vicoletto, mi si para davanti e nel giro di qualche secondo mi strappa la borsa e inizia a correre via. Un altro cerca di fare la stessa cosa con Denise ma lei urla e riesce a trattenere il suo zainetto. Io resto imbambolata, in 37 anni di vita, di cui 30 a Napoli, era ora che sperimentassi il primo scippo, no? Incredibile, mi ha strappato la borsa dal collo con un colpo secco, nemmeno mi ha lasciato un graffio, e poi è corso via come un fulmine mentre il mio cuore andava a mille. Mi sono spaventata, sì, la strada era deserta, Denise ha subito chiamato un taxi che ci portasse a casa facendo il giro largo perché nella mia borsa c’erano le chiavi di casa di Miriam. Nessun danno, oltre questo. Nella borsa avevo un pacchetto di fazzolettini di carta, 20 cuc, le fotocopie del passaporto e il rossetto…so’ stata scippata ma, falluovo, sempre napoletana sono! E pensare che se me li avesse chiesti, glieli avrei dati quei soldi assieme a tutte le cose che ho portato apposta dall’Italia, penne, quaderni, palloncini e caramelle. Società del cacchio.
La Habana, 12 Luglio 2008
"Si viaggia sempre in avanti nella misura in cuisi procede a ritroso dentro la propria esperienza umana."
Ore 10-12 la mia prima lezione di salsa!A casa di Omaida ci siamo io, Denise, Eliane, Ann, Helena, Sarah, una ragazza turca e poi i nostri ballerini, Juan per me, Lachi, Sandy e Yasser per le altre.Abbiamo ballato, riso e sudato per due ore, in mezzo ai ventilatori puntati addosso, bottigliette di acqua e bandane per fermare le gocce che ci bagnavano viso e occhi.Io ho ballato in coppia per la prima volta in vita mia e quel poverino di Juan è riuscito a farmi muovere e sciogliere come mai mi sarei aspettata! Omaida non credeva che per me fosse la prima volta a ballar salsa e invece sì! E voglio farlo ancora!!! Non son riuscita in nessun modo a fare la vuelta ma mi è piaciuto un sacco, finora ho sempre e solo guardato, invece è stato divertentissimo stare nella mischia e farsi prendere dal vortice. Dopo 2 ore ero distrutta e bagnata fradicia ma felice. Ci siamo asciugate e siamo andate a casa di Lucia, la sorella di Omaida, a mangiare l’aragosta: buonissima! Ci siamo leccate i baffi. Riso e frijoles (fagioli neri), verdure crude, avocado, platano fritto, questa favolosa aragosta succosa e saporita e un succo di mango fresco e dolcissimo in una casa molto bella, lasciata a Lucia dalla donna alla quale lei faceva da badante.Dopo la magnata ritorno a casa e riposino…di 5 ore! JAl risveglio avevo le energie per affrontare la serata all’Habana Café ed il jet-lag era completamente superato. Ci è venuto a prendere Jorge, l’autista personale di Denise quando lei è qui. È il cognato di Ricardo e Sinai, quindi è salito a casa a salutarli. Denise me lo presenta ed io vengo letteralmente accecata da questi bellissimi occhi verde smeraldo. Ma i cubani non erano tutti neri??? Eh no, evidentemente! Jorge mi saluta col solito bacio sulla guancia cui ancora non mi sono abituata. Qui ci si presenta così, non ci si dà la mano dicendo piacere ma ci si bacia direttamente sulla guancia destra, un solo bacio, la prima volta che ti conosci, chiunque sia, un ragazzo, un anziano signore, un bimbo o un barbone. Ci prepariamo e Jorge ci porta con la sua Tico alla Habana Cafè, hotel Meliá Cohiba dove troviamo le americane, Omaida, altri amici cubani e la simpatica coppia statunitense Benjamin e Rue. Cenetta e spettacolo di cabaret con i giocolieri, l’equilibrista e il fenomenale quartetto che ha cantato roba tipo You are my destiny, i tre maschietti con le giacche con le spalline, lei che scoppiava nel suo vestito nero attillato e un sedere a mongolfiera come solo le cubane (è incredibile quanto sfidi la forza di gravità) e tutti e quattro con i microfoni con il filo, lungo lungo che finiva dietro le quinte! Mi sembrava di stare in un film Americano degli anni ’50, tutto era molto “antico” e fuori moda ma loro sono così fieri e così presi nella parte che non puoi che provare tenerezza. Nel locale ci sono centinaia di foto di personalità famose, strumenti musicali e oggetti vari utilizzati nei film, due macchine del ’57, una Harley Davidson del ’47 e perfino uno YAK-18 biposto, appeso al centro della sala. Comunque abbiamo avuto il pezzo forte della serata, quello per cui eravamo andati all’Habana Café, ossia il gruppo Ra ka tan, con Ramses e altri ballerini di salsa, rumba, samba, di tutto di più, bravissimi, bellissimi. Dopo di ciò è partita la discoteca col reggaeton e allora siamo fuggiti. Jorge ci aspettava fuori, alle due di notte suonate poverino, per accompagnarci a casa.
La seconda parte del racconto è leggibile QUI








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