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Home Viaggiare a Cuba I racconti di viaggio Mi cielito cubano 2a parte

Mi cielito cubano 2a parte

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di Irene M.  2a parte

La Habana, 13 luglio 2008 domenica

Jorge ci ha portate al Parque Lenin, me, Denise ed Eliane, in questa nuvolosa e afosissima domenica mattina. Durante il percorso in macchina ho notato i cartelloni che pubblicizzano la Revoluciòn, con le frasi di Fidel o del Che. Passiamo accanto ad un cartellone in particolare che dice che la rivoluzione è libertà. Faccio un mugolio e Jorge mi chiede cosa penso ma io gli rigiro la domanda: “Cosa pensi della Rivoluzione? Credi davvero che abbia portato alla libertà?”  Lui, da persona intelligente quale è mi dice che lo sa, adesso lo sa che è stata tutta una bugia. In passato ha militato nel partito e ha creduto nella Rivoluzione e negli ideali di cui essa si è nutrita ma ora è disilluso e pensa che a Cuba si è ad un punto morto, che qualcosa deve per forza cambiare. Il Parque è enorme, ci sono grandi alberi dalla corteccia morbida, alte palme, fiori bellissimi. Jorge ci ha lasciato suo figlio, Jorgito, tutto contento di restare con noi. Abbiamo fatto un giro sul treno a vapore che percorre tutto il parco, lento e sbuffante. C’è molta gente, escono di domenica per andare al Luna Park e si vestono di tutto punto, nei loro abiti migliori, come qui per andare alla Messa. Altri fanno il pic-nic sotto gli alberi con la macchina parcheggiata accanto e la musica a palla. Mercy è arrivata con Joel, sul vespino, con le cajitas (scatolette di cartone) di riso moro con frijoles e pollo e poi mi ha insegnato a fare la vuelta che ieri con Juan non ero riuscita a fare. Ad un certo punto è venuta giù qualche goccia di pioggia a rinfrescare quella tremenda afa ed è tornato Jorge per riportarci a casa. Riposino e poi al 1830, un posto all’aperto, sul mare, vicino ad un castello nel quartiere di Miramar, dove c’era una festa di salsa (ovviamente) e dove si è ballato dalle 19 alle 23.30 senza sosta. Questi sono matti! Per quanto mi riguarda ho fatto il mio primo ballo con Servio che mi ha tampinato tutta sera ma almeno è stato paziente a tenermi il tempo mentre ballavo e a farmi rompere il ghiaccio con la pista da ballo. Inoltre mi ha tenuto una lezione sui cubani ovvero mi ha classificato gli abitanti in bianchi, mori e negri. Ho scoperto così che tra di loro c’è razzismo, che i bianchi e i negri hanno tutta una lista di frasi per offendersi e che ognuno è orgoglioso del proprio colore. Senza dubbio la differenza principale a Cuba è tra bianco e nero ma a questa distinzione si aggiungono altre come quelle tra mulatto, moro o meticcio. Ci sono poi tutta una serie di termini, molto coloriti ed espressivi, che rivelano un concetto matematico del colore e della etnia e che si basano sulla intenzione di chi parla. Ad esempio per mulatto si intende la combinazione perfetta di colore e si indicano persone dai lineamenti sottili e il “pelo bueno”, dunque con una connotazione di sensualità (tremendo mulato!) Per il resto, bianco o negro, ho dovuto spezzargli il cuore visto che Servio già mi avrebbe sposata. Questi cubani si innamorano a prima vista e tutte le sere e…. i jineteros sono le puttane più capaci ed abili sulla faccia della terra! Ti chiamano come fossi un gatto, psssssss, pssssss, e poi urlano in un improbabile nonché ridicolo inglese “Hey leidy, wahs yore naim? gweir zhou frong? Denise, dopo tanti anni, non ne può più e li anticipa facendo loro le stesse domande. Lei dice che ci trattano come dollari ambulanti e purtroppo questa è la sacrosanta verità. Colpa del regime, colpa della povertà, fatto sta che la prostituzione è il modo più semplice e comodo che questi ragazzi abbiano per tirare un po’ fuori la testa dalla merda. Ciò non vuol dire che noi si debba sopportarli e assecondarli! La pazienza ha un limite. Alla fine della serata ero stracca e allora mi sono seduta allungando le gambe su una sedia (non proprio femminile come cosa)…non l’avessi mai fatto!!! Mi è arrivato un applauso da un gruppo di ragazzi, un altro rideva, uno mi ha tirata in mezzo alla pista dopo essersi inginocchiato pregandomi di ballare con lui e alla fine mi sono davvero fatta un mare di risate tra il frastuono, la gente. il sudore e la musica del 1830, con l’odore del mare. E vai, nulla di male nel lasciarsi trasportare per qualche minuto. Poi è venuto Jorge e ci ha riportate a casa, salutandomi con una “buenas noches, italianita”.

La Habana, 14 luglio 2008  lunedì

Per chi viaggia, l’incontro con l’altro si svolge sempre “tra”,in una sorta di terra  di nessuno che sta in mezzo alle due culture di appartenenza.in quella zona non delimitata, tra il “già” e il “non ancora” dove i pensieri e i gesti trovano spazi comuni di comprensione, dove le differenze non entrano a disturbare un dialogo che spesso è più facile di quanto pensiamo 

Stamani con Jorge ho scoperto un’altra Habana. Mi ha portata alla Habana Vieja per prelevare dei soldi in banca e mentre Denise sbrigava le sue cose noi abbiamo fatto un bellissimo giro in cui Jorge mi spiegava ogni cosa, ogni angolo, ogni segreto di questa parte di Habana tutta colorata, ristrutturata, turistica, con bellissimi palazzi in stile coloniale, isole pedonali, localini, musica dal vivo, botteghe, insomma molto più tranquilla e rilassante del Centro Habana dove stiamo noi. Poi Jorge ci ha lasciate ed io e Denise abbiamo proseguito il nostro giro facendo foto, pranzando con la paella e chiacchierando. A Plaza de Armas ho visto la Ceiba, l’albero sacro per la santeria dove gli habaneros si mettono in coda per dar la vuelta a la Ceiba ovvero fare 3 giri intorno all'albero mentre ne toccano il tronco esprimendo tre desideri. L'albero, sotto le cui fronde sembra sia stata celebrata la prima messa cattolica a Cuba, è posto di fronte a El Templete, il tempietto neoclassico, costruito nel 1828 per celebrare la fondazione della città, che si affaccia su Plaza de Las Armas. E'  un rituale scaramantico beneaugurante a cui non si dovrebbe rinunciare. Per tradizione a chi compie questo rito l'anno successivo tutto andrà perfettamente bene. Se uno dei tre desideri si esaudisce bisogna tornare a La Habana entro l’anno successivo per ringraziare. Io ho dato la vuelta e ho espresso i miei desideri, anzi uno solo, perché è unico il desiderio che ho. Continuando il nostro giro siamo andate a plaza Vieja, alla piazza della cattedrale dove abbiamo preso un caffè con Servio. Nella piazza abbiamo visto una quinzeañera, una ragazza che compiva 15 anni ed aveva un abito largo e lungo pieno di merletti e i fiori in mano, una macchina con nastri e chauffeur che l’aspettava e il fotografo che la ritraeva nel giorno più importante della sua vita. Sì a Cuba è così, quando si compiono 15 anni è festa grande, una sorta di ingresso in società, il nostro diventare maggiorenni ma anche di più. Che strane queste usanze latine! Tornate a casa abbiamo avuto giusto il tempo di una doccia e poi subito da Omaida per 2 ore di lezione di salsa con Juan. Stavolta ho imparato a fare tre vueltas una dopo l’altra ed è stata una grande soddisfazione sia per me che per Juan! Ma ho dolori muscolari ovunque: una fatica!!! Ritorno a casa, doccia (ennesima) e preparativi valigia: domani si parte per Holguìn! Io, Denise, Mercedes e Jorge!! 

15 luglio 2008 martedì15 luglio 2008 martedì

Mattina all’hotel Habana Libre al Vedado a scrivere mail in attesa di notizie da Jorge per la partenza ma queste tardano a giungere. Pranzo con Denise al ristorante cinese Chan Li Po in Campanario con un fantastico Chop Suey, un piatto a base di carne e verdure condito con brodo vegetale e salsa di soia. Poi giro per negozietti e di nuovo a casa dove abbiamo giocato un po’ con Ricardito, il bimbo di Sinai, che ha 14 mesi, è bellissimo e fa un sacco di facce mostrando i denti o i muscoletti! Se poi gli dici “portate bien Ricardito!” lui ti fa in gesto con l’indice a mò di rimprovero! Grandioso! Finalmente alle 19 è arrivato Jorge che aveva passato la giornata dal meccanico. Abbiamo caricato gli zainoni e via, verso la nostra prima tappa raggiunta in 4 ore: Santa Clara. Sistemazione in casa particular e subito nanna. 

Santa Clara 16 luglio 2008, mercoledì

…mi sento così patriota dell'America latina,di qualsiasi paese dell'America latina, nel modo più assoluto e qualora fosse necessario sarei disposto a dare la mia vita per la liberazione di qualsiasi paese latinoamericano, senza chiedere nulla a nessuno, senza esigere nulla, senza approfittare di nessuno. 

Alle 6 del mattino già si sentiva il vociare in strada eppure si trattava di una stradina davvero piccola perché Santa Clara è proprio una cittadina di campagna. Ma la vita qui comincia presto a quanto pare, con i venditori ambulanti e gli urloni per strada, i calessi, i cavalli, le vespette colorate. Jorge è andato di nuovo a cercare un pezzo per la macchina, Denise e Mercedes chiacchierano ed io decido di farmi un giro nei dintorni. Che bello, qui è tutta un’altra dimensione rispetto a La Habana: tranquilla, in mezzo al verde, i vecchietti seduti sugli scalini di casa a leggere il giornale, un donnone che fuma un sigarone (sono le 8 del mattino!!!), i calessi pieni di gente, le botteghe di frutta e verdura con le scritte del Che sulle pareti o gli striscioni per strada, le biciclette arrugginite e le moto anni ’70.  Tutto scorre con un ritmo più lento e più silenzioso, il sole riscalda già forte la mattinata e la gente ha un fare molto più rilassato. Santa Clara è la città del monumento al Che che conserva i suoi resti e i suoi oggetti. Quando Jorge arriva finalmente verso le 11, andiamo a visitarlo. Si tratta di una piazza enorme, davvero grande, con questo complesso scultoreo e la statua del Comandante che domina dall’alto di un piedistallo in mattoni su cui spicca la scritta Hasta la Victoria Siempre. E di lato, su un altro cubo di mattoni, la bellissima citazione tratta dal suo diario in Bolivia: “...me siento tan patriota de Latinoamérica, de cualquier país de Latinoamérica, como el que más y, en el momento en que fuera necesario, estaría dispuesto a entregar mi vida por la liberación de cualquiera de los países de Latinoamérica, sin pedirle nada a nadie, sin exigir nada, sin explotar a nadie". Mi vengono i brividi ogni volta che rileggo questa frase. C’è un sole che spacca le pietre e un afa insopportabile, mi soffio col vestito di jeans che indosso, faccio mille foto alla statua del Che poi si riparte alla volta di Holguìn nella nostra Tico dove stiamo tutti e quattro belli stipati stipati. Il viaggio è lungo e ci fermiamo spesso perché la macchina perde olio. La strada però è bellissima e lungo il percorso ammiro paesini nel verde lussureggiante, con case di legno, cavalli e calessi, donne che passeggiano cogli ombrelli bianchi (che appunto qui chiamano sombrillas e non paraguas), camioncini che caricano la gente da portare al lavoro, alberi di mille colori, i rossi Flamboyant  che costeggiano tutto il percorso, le biciclette, i banchi della frutta esotica, i ragazzi che vendono il formaggio ai bordi della strada, le infermiere con le calze a rete bianche e le scarpe da ginnastica, le donne con le torte in mano su un vassoio di cartone, e tutto ciò paese dopo paese, municipio dopo municipio, da Santa Clara a Sancti Spiritu a Camaguey a Holguìn. La seconda parte del viaggio l’ho trascorsa in una piacevolissima e lunghissima chiacchierata con Jorge che aspetta che io gli dica “Estoy muerta contigo”! Non parlo ancora il cubano però io e Jorge ci capiamo tra spagnolo, italiano e linguaggio dei gesti. Abbiamo cantato le canzoni di Eros in spagnolo e poi gliele ho fatte sentire in italiano col mio I-pod. Gli ho messo le canzoni di Buena Vista e lui ha cantato “Chan Chan” con una contentezza indicibile da cui emerge l’orgoglio di essere cubano, come spesso si vede in Jorge: “De alto Cerro voy para Marcane, llego a Cueto voy para Mayari…” Mercedes e Denise si meravigliano ma quando c’è feeling…. “è un incontro d’anime…” J Ci siamo raccontati la nostra vita e così ho saputo che è nato a Pinar del Rio, cosa per la quale Mercedes lo prende sempre in giro. A Cuba quelli di Pinar del Rio sono bonariamente presi in giro per la loro “stupidità”, per il loro essere dei sempliciotti di campagna. Questo è il ruolo che tocca ai poveri pinareños, bersagliati da barzellette e motti da tutti i cubani, principalmente da quelli de La Habana. Jorge dice che le puttane di Pinar Del Rio furono le ultime a scoprire che dovevano farsi pagare. J Lui è un ingegnere in telecomunicazioni che in passato è stato un anno in Brasile, cosa per la quale si ritiene ovviamente un privilegiato perché sa che altrimenti non sarebbe mai potuto uscire da Cuba, come succede per la maggior parte dei cubani. Tuttavia da un paio di anni gli tocca guadagnarsi da vivere facendo l’autista di questa macchina di proprietà di un medico con il quale divide i guadagni. Mi ha chiesto quale sia il mio sogno ed io gli ho detto che voglio vedere l’America Latina. Poi gli ho rigirato la domanda e lui ha risposto che il suo sogno sarebbe viaggiare per vedere un qualunque posto del mondo ma che questo resterà per sempre un sogno perché non avrà mai i soldi per permettersi di prendere un aereo. Intanto i km si accumulavano e quando davo segni di stanchezza lui mi diceva: “Pensa alla tua canzone!” Perché è per via della canzone dei Negrita, Rotolando verso Sud, che ho nella testa Holguìn. Quel ritornello tante volte fisso nella mia testa, che dice “….Rio Santiago Lima Holguìn Buenos Aires Napoli…” e mi son sempre chiesta come fosse Holguìn, perché era affiancata a città come quelle più calienti di tutto il sud del mondo…. Abbiamo toccato il suolo di Holguìn alle 21circa dopo 12 ore di viaggio, stanchi e puzzolenti. Marilìn, l’amica di Denise, ci è venuta incontro e ci ha portato alla nostra casa particular dove abbiamo lasciato le valigie per andare a mangiare perché eravamo davvero affamati. Abbiamo trovato aperto solo un localino che faceva la pizza e nonostante la mia atavica fame giuro che è stata la peggiore pizza di tutta la mia vita. Poi a La casa de la Musica a ballare, giretto per la piazza con la statua di Calixto Garcia e poi a nanna, tutti insieme appassionatamente. 

Holguìn, 17 luglio 2008

..la notte sembra perfetta per consumare la vita io e te C’è un bisogno d’amore sai che non aspetta È un’emozione diretta se vuoi ma non sarà infinita perché siamo fuoco nel fuoco ma bruciamo in fretta noi….

l risveglio è molto piacevole in questa cameretta di Holguìn anche perché so che ci aspetta una giornata al mare, il mare vero, caraibico, quello delle spiagge da sogno bianche e calde. La nostra mèta è Guardalavaca, a un’oretta di macchina dalla città. Lungo la strada i nostri amici cubani ci comprano frutta a volontà: mango, guayaba, papaya, che mangeremo in spiaggia all’ombra dei Flamboyant. Quando arriviamo uno spettacolo paradisiaco ci si offre dinanzi agli occhi: una spiaggia bianca, costellata di alberi, una riva calma e tiepida, un mare smeraldo trasparente che si estende a perdita d’occhio…..anche Mercedes è esterrefatta. A 40 anni è la prima volta che esce dalla Avana e che vede un luogo simile…. Ho passeggiato e chiacchierato a lungo con Jorge, mi ha raccontato dell’unica volta che si è innamorato e ha sofferto per amore, nulla a che vedere con i suoi due matrimoni. A Cuba pare che il matrimonio sia una cosa da fare velocemente, appena si prende una cotta per qualcuno. Molti ragazzi a vent’anni hanno già famiglia, figli e poco dopo sono già divorziati e in cerca di un altro “amore”. Ovvio, bruciano le tappe. Inoltre il divorzio tra cubani è una pratica relativamente semplice che dura circa 3 mesi e costa intorno ai 5 dollari. Culturalmente sia il matrimonio che il divorzio sono visti in modo completamente differente dal nostro ma la cosa certa è che l’amore che questi cubani portano per la loro famiglia e soprattutto per i loro figli è infinito ed intoccabile. Mentre eravamo stesi al sole gli ho detto “Hombre, e(s)toy muerta contigo!” e lui è scoppiato a ridere come un matto per la mia esse pronunciata alla spagnola, cioè pronunciata! J Intanto è arrivata un’amica di Marilìn e Mercy e così si son messi tutti a ballare salsa mentre io li riprendevo e scattavo foto, a loro, al mare, ai miei piedi neri nella sabbia avorio. Verso le 20 ci siamo incamminati per tornare a casa ma una volta a Holguìn siamo andati sulla Loma de la cruz (la collina della croce), bellissimo luogo panoramico da dove si ammira tutta la provincia di Holguìn, nella speranza di trovare un ristorante che ci facesse mangiare qualcosa e invece aveva già chiuso. L’unico posto aperto era quello della pizza della prima sera….e con la fame che avevamo non ci son stati tentennamenti! Quella matta di Mercedes ci ha fatto piangere dalle risate chiedendo indicazioni per la loma de la cruz mentre ne stavamo scendendo…e poi mi chiama “lagarsa” perché non riesce a dire “ragazza” e Denise ride così tanto che le manca l’aria! Insomma, una giornata perfetta finita in modo perfetto.

Holguìn 18 luglio 2008, venerdì

Ella es blanca él tambien Que bonitos son los dos Son dos dos gaticos que se aman Que bonito es el amor...el amor... ! 

 

Sveglia tranquilla, colazione tutti insieme e poi Jorge va dal meccanico mentre io, Denise, Mercedes e Marilìn facciamo un giro per Holguìn e i suoi porticati. Molto bella questa cittadina  piena di vita, di musica, di botteghe di artigiani, viali pedonali lastricati e statue di argilla per strada, o gatti di argilla sui tetti, perfino persone di argilla affacciate ai balconi! Sotto i porticati i vecchietti ai tavolini giocano a domino e su un carro alcuni ballerini provano lo spettacolo della serata. Per pranzo ci ha raggiunte Jorge. Tempo due minuti e Mercedes improvvisa con lui una di quelle scene che resteranno nella memoria e ci faranno ridere per sempre a ripensarci! Trascina Jorge in un negozio di barbiere, lo fa sedere, gli mette la mantella addosso e inizia a fingere di tagliargli i capelli mentre il barbiere li guardava divertitissimo, i clienti interdetti e noi piegate in due dalle risate. Mercy è proprio comica, ha la capacità di far battute e improvvisare, prendere in giro, cogliere i dettagli, le manie di ognuno, creandoci degli show esilaranti! Poi siamo andati tutti in un ristorante molto bello, il 1720, all’aperto, coi tavolini in mezzo agli alberi, un pesce buonissimo e un servizio abbastanza attento. Abbiamo ovviamente offerto io e Denise, come tutto in questo viaggio. A Cuba circolano due monete: il pesos cubano e il pesos convertibile o CUC. Il primo è la moneta usata dai cubani, con cui sono pagati e con cui pagano, equivale ad 1/25 di dollaro, più o meno. Il CUC è invece la moneta usata dai turisti, equivale al dollaro ed è la moneta con la quale si pagano tutti i servizi, trasporti, ristoranti, alberghi, etc. Ovviamente pagare in CUC è per la stragrande maggioranza dei cubani una cosa impossibile perché il costo di una cena equivarrebbe al loro stipendio mensile (per chi lavora). È per questo che Mercedes non era mai uscita dalla Havana e che Jorge non poteva che offrirci la frutta fresca comprata a bordo strada…e tutta la sua disponibilità. Dopo il pranzo siamo andati al mirador sulla collina di Holguìn dal quale si ammira tutta la vallata verde che circonda la cittadina. Poi abbiamo raggiunto la piazza dove c’è la statua del Don Quixote a cavallo e le targhe in bronzo con le citazioni tratte dal libro di Cervantes: «La libertà, Sancho, è uno dei più preziosi doni che i cieli abbiano mai dato agli uomini; nè i tesori che racchiude la terra nè che copre il mare sono da paragonare ad essa; per la libertà, come per l'onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita; la schiavitù invece è il peggiore dei mali che agli uomini possano toccare». Eravamo lì a leggere, io e Marilìn, Denise, Mercy e Jorge…avevamo da poco passato altri cartelloni con le frasi della rivoluzione e Jorge aveva appena chiesto a Denise 10 CUC che noi avevamo dimenticato di dargli, sostenendo che per lui quella cifra era sostanziosa e non irrisoria come per noi. Pensavo alle privazioni di questa gente, a quando Jorge mi diceva che non poteva esprimere pienamente la sua opinione e si guardava in giro primo di dirmi “è tutta una bugia”… pensavo a Mercedes che non era mai uscita da La Habana in 40 anni di vita…e rileggevo quella frase con i brividi sulla pelle nonostante il caldo. “La libertà….voi lo sapete cosa è la libertà? Riprendetevela la vostra libertà!!!” Ecco cosa avrei voluto urlare. Poi ritorno a casa, cena con gelato e frutta, risate da matti con Marilìn e doccia rigenerante. “Hasta mañana, italianita” mi dice tutte le sere Jorge. Ed io mi addormento serena, in un mondo pieno di sorrisi.

La libertad, Sancho, es uno de los más preciosos dones que a los hombres dieron los cielos; con ella no pueden igualarse los tesoros que encierra la tierra ni el mar encubre; por la libertad, así como por la honra, se puede y debe aventurar la vida, y, por el contrario, el cautiverio es el mayor mal que puede venir a los hombres. Digo esto, Sancho, porque bien has visto el regalo, la abundancia que en este castillo que dejamos hemos tenido; pues en mitad de aquellos banquetes sazonados y de aquellas bebidas de nieve, me parecía a mí que estaba metido entre las estrechezas de la hambre, porque no lo gozaba con la libertad que lo gozara si fueran míos; que las obligaciones de las recompensas de los beneficios y mercedes recebidas son ataduras que no dejan campear al ánimo libre. ¡Venturoso aquél a quien el cielo dio un pedazo de pan, sin que le quede obligación de agradecerlo a otro que al mismo cielo.   (continua...)

 

La prima parte del racconto è leggibile QUI

 

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Ultimo aggiornamento Domenica 14 Giugno 2009 06:51  
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