Zuccherifici, case in legno e memorie del Che. L’altra Cuba di Cabibarien


19 Gen 2017

Nella provincia di Villa Clara, a poche decina di miglia marine da Miami, un’area ancora estranea al turismo di massa e alle catene alberghiere internazionali. Tra musei che ricordano l’epoca d’oro del commercio del derivato dalla canna e le reliquie della rivoluzione, un itinerario che affascina

di GIUSEPPE ORTOLANO per Repubblica.it

L’Avana, Varadero, Cayo Largo, Trinidad. È il volto più conosciuto di Cuba, isola che però è ancora in grado di stupire il turista curioso che non si accontenta di accoglienti hotel, lunghe spiagge bagnate dal mar Caribico, cocktail e musica salsa. Difficile, ad esempio, trovare  nei cataloghi patinati che pubblicizzano tour e soggiorni a Cuba la cittadina di Caibarien, conosciuta anche come Villa Bianca,  perché anticamente le case in legno erano tutte dipinte di calce e le strade erano fatte di polvere e rocce bianche.


Un centro abitato pittoresco e piacevolmente sgangherato situato nella provincia di Villa Clara dove, specie verso il mare, i ruderi sono più delle case abitate. Fino alla rivoluzione dei barbudos Caibarien era un fiorente porto con una sessantina di moli ai quali attraccavano le chiatte che portavano lo zucchero cubano sulle grandi navi che, una volta cariche, facevano rotta verso  Miami ( che dista  poche decine di miglia) e gli altri porti degli Stati Uniti. Un’epoca d’oro raccontata dal Museo Azucarero che ricostruisce le varie fasi della produzione e della commercializzazione del dolcificante partendo dalla canna da zucchero. Oggi la salsedine e l’abbandono che avvolge i  tropici hanno consumato i depositi, molti in eleganti stili architettonici, e hanno consunto i pontili, in parte crollati in acqua. E nel tratto di mare antistante, dove incrociano i pescherecci a caccia di grosse e saporite aragoste, si vedono ancora alcune chiatte semiaffondate.

A Caibarien non ci sono alberghi delle catene internazionali ma solo semplici e accoglienti casa particular ( bed & breakfast)  dove alloggiare e rilassarsi. Chi vuole passare una giornata su spiagge da sogno può abbandonare le strade  sconnesse della cittadina per imboccare  El Pedraplen, l’imponente strada rialzata a prova di marea, lunga ben 48 km, che attraversa la Bahia Buena Vista, sfiora con i suoi 45 ponti i numerosi cayos, gli isolotti di questo piccolo arcipelago, per raggiungere Cayo Santa Maria dove si trovano lunghe spiagge sabbiose e alcuni resort di lusso.  I nostalgici della rivoluzione possono invece raggiungere la vicina città di Santa Clara dove, il 29 dicembre 1958, Che Guevara ed un manipolo di guerriglieri catturarono il treno blindato che  portava verso la capitale i soldati che avrebbero dovuto salvare la dittatura di Batista.

Oggi la città rende omaggio al Che con una grande statua e un  mausoleo che si  presenta come una caverna, simile ai rifugi utilizzati dai combattenti durante la guerra di liberazione, illuminata da luci soffuse e da una fiamma eterna, accesa  il 17 ottobre del 1997, in occasione del ritorno a Cuba dei suoi resti.  A pochi chilometri dal mausoleo, nei pressi della linea ferroviaria, c’è il monumento alla battaglia del treno blindato, con il bulldozer usato dai guerriglieri. Spostandoci nell’ovest dell’isola ecco Pinar del Rio, graziosa cittadina capoluogo della provincia omonima, nei cui dintorni si trova la splendida valle di Viñales, Patrimonio dell’Umanità Unesco.  Qui si ammirano i Mogotes, dolci colline a forma di pan di zucchero nate da un insolito fenomeno geologico.  Assolutamente da vedere la grotta Cueva del Indio, che si visita in parte a piedi e in parte risalendo un fiume sotterraneo in barca. Sulla parete della montagna che ospitava quest’antica dimora indigena si ammira un grande  murales preistorico che racconta  la storia del mondo, dai dinosauri all’uomo,  dipinto recentemente da professori e studenti di antropologia.

La zona è ricca di coltivazioni di tabacco, utilizzato per la produzione dei celebri sigari, mentre in città si visita un interessante Museo Storico Provinciale. Nei pressi della cittadina di Las Minas de Matahambre, dove si visita un interessante museo dedicato alle miniere di rame, sulla costa nord di Pinar del Río, si incontra  l’arcipelago di Los Colorados, con l’isola di Cayo Jutías. Le sue spiagge selvagge sono raggiungibili via terra, utilizzando un ponte lungo ben 5 km. Proseguendo verso l’estremità occidentale dell’isola si arriva infine alla spiaggia di Maria la Gorda, contornata da ombrose palme. I fondali marini, ricchi di coralli e grotte, sono particolarmente belli e nei pressi della spiaggia si trova un attrezzato centro diving.

 

Share

Staff
Staff